Teacher Assistant        
NY-Rochester, Program: Head Start Location: To be determined Position: Teacher Assistant Hours: 37.5 hrs/wk, 44 weeks per year Salary: $13.81 - $ 14.54/hour Summary of Responsibilities: To assist in implementation of the Head Start Performance Standards, the HighScope curriculum and management of the classroom, including promoting social, physical, and intellectual growth and providing a safe, healthy environme
          MANHATTAN NOVITA’ 2017 BY HENRY GLASS        

Manhattan è il sistema di porte scorrevoli intelaiate in vetro Henry glass, realizzate interamente su misura. L’estetica pulita e lineare è resa personale dall’infinità di combinazioni possibili per vetri, decori e personalizzazioni. La scelta progettuale di Henry glass è utilizzare vetro con spessore 10 mm,...

L'articolo MANHATTAN NOVITA’ 2017 BY HENRY GLASS proviene da Ruaro Sas.


          Tifiamo Scaramouche!        
Tifiamo Scaramouche è una raccolta di racconti in quattro volumi che possono essere scaricati liberamente in formato PDF dal sito dei Wu Ming. Si tratta di una fan fiction derivante da L'armata dei sonnambuli, l'ultimo romanzo storico del collettivo uscito nel 2014.

A curare la raccolta è stato Simone Scaffidi L. Da un'idea di: Pietro Pace, Mauro Vanetti e Alessandro Villari (Avvocato Laser). Il progetto grafico e l'impaginazione si devono a Franco Berteni (Mr Mill) e Simone Scaffidi L. La copertina e le illustrazioni sono di Alessandro Caligaris e Francesca Sibona.

Qui di seguito, ecco il mio contributo, pubblicato nel terzo volume della raccolta. Buona lettura.


Il flauto tradito
Parigi, 1801

1.

A suo modo, Ludwig Wenzel Lachnith era un uomo generoso. La sera del 20 agosto 1801, dopo la trionfale prima della sua opera I misteri d'Iside al Teatro della Repubblica, il compositore offrì la cena all'intera troupe, comparse e suggeritore compresi.
Benché relegate al tavolo meno prestigioso dell'ampia sala del ristorante, le due comparse Léo Modonnet e Emanuele Gizzio potevano udire facilmente i discorsi del tavolo principale, quello dove sedeva Lachnith assieme al manager del teatro, al librettista Étienne Morel de Chédeville e ai cantanti protagonisti. Per meglio dire, potevano udire il monologo del torrenziale musicista boemo, la cui voce sopravanzava quelle di tutti gli altri.
«Eh sì, caro Chédeville! Il buon Mozart aveva del talento, questo nessuno lo vorrà negare; ma aveva anche un'esecrabile tendenza al lambiccato, all'insolito... In una parola: troppa complicazione! Oggigiorno il pubblico non ne vuole sapere di una musica che sia troppo difficile. La gente vuole ariette semplici, presentate con garbo, che tocchino il cuore senza affaticare il cervello. Prendete il Don Giovanni: quante graziose melodie! Parola mia, credo che abbiamo fatto bene a prenderne una in prestito, per il nostro terzetto. Tuttavia, andiamo... La scena con la statua nel finale secondo... Chi può sopportare una tale rombante cacofonia? Pensate solo questo: in quattro battute, quel povero basso deve cantare tutte e dodici le note della scala cromatica. Sapete? Un mio amico italiano, galantuomo e compositore eminente, mi parlava tempo fa con orrore di un certo quartetto per archi, dove Mozart ha accumulato tante di quelle dissonanze da creare un ripugnante caos, direi quasi un giacobinismo sonoro, dove va completamente perso ogni giusto criterio di gerarchia tra le sette note... Di proposito dico sette, non dodici; giacché nessuno, a meno che il suo orecchio non sia guastato dalla musica per tastiera, crederà mai che un re diesis possa essere uguale a un mi bemolle... Anzi: un re è sempre un re, come dicono in Italia, non è vero?».
«Ma va' curcati, buffuni!» commentò Gizzio a mezza voce.
«Perciò, quando mi fu proposto di allestire per le nostre scene Il Flauto magico, la prima cosa che pensai fu: sta bene; ma, per carità, sfrondiamo! Semplifichiamo!
Smussiamo le asperità del testo! Rendiamo il tutto più comprensibile, più adatto alle orecchie del nostro pubblico. Più elegante, anche. E l'esito così radioso di questa serata ha dimostrato che avevamo avuto pienamente ragione. Prima di tutto: i nomi. Tutti quei Tamino, Papageno e Papagena del testo originale, così goffi e plebei, noi li abbiamo cambiati nei molto più raffinati Isménor, Bochoris e Mona...».
Modonnet rise.
«Non voglio parlare della parte musicale. Ho dovuto lavorare parecchio di forbici e d'ingegno per dare una veste accettabile alla barbarica partitura. Ma, per quanto riguarda il vostro lavoro, Chédeville, potete andare orgoglioso di avere addolcito il carattere di quella terribile regina della notte. Certo, l'aria del secondo atto l'abbiamo dovuta proprio espungere: a parte che è impossibile da cantare, ma quel testo “der hölle Rache kocht in meinem Herzen...”, “vendetta infernale sento nel mio petto”... Ahimè! Una gentile e amabile donzella come voi, signorina Maillard, avrebbe dovuto intonare tali parole? Per carità! Abbiamo già sofferto abbastanza, qualche anno fa, con quella spaventosa Medea di Cherubini. Basta, basta! I personaggi femminili, a teatro, devono rassicurare, non inquietare! Belle fanciulle, mogli e madri esemplari: questo vuole il nostro distinto pubblico. Perché la gente, la sera, vuole distrarsi dai traffici quotidiani del commercio e della Borsa, e trovare sollievo dalle cure dello Stato. Dirò di più: nell'epoca moderna la gente vuole vivere il proprio tempo come un affascinante, mutevole, infinito spettacolo. In una parola, vuole divertirsi. Il nostro compito è di farli divertire. E questa sera ci siamo riusciti; possiamo affermarlo con fierezza. Brindiamo!».

2.

Erano passate le quattro del mattino quando Modonnet e Gizzio ritornavano al foborgo Sant'Antonio. Davanti alle botteghe dei fornai c'erano già le prime code. I volti e i discorsi delle persone in fila per il pane manifestavano stanchezza, frustrazione, rabbia.
«Quattordici soldi per quattro libbre di pane! Così non si può andare avanti».
«Uno schifo, altro che!».
«Bonaparte non sta facendo un cazzo».
«Sbagli, cittadina. Bonaparte sta facendo parecchio. Solo, non per noialtri».
«Per i grandi proprietari. Per i nobili, gli speculatori, i fornitori dell'esercito e i finanzieri. Per quei merdosi, ecco per chi sta lavorando il Primo console...».
Gizzio sembrava ancora più taciturno del solito. Per tutto il cammino dal centro al foborgo, dove lui e Modonnet abitavano, disse a malapena due parole, eccettuate le strane bestemmie che ogni tanto sputava tra i denti.
«Toglimi una curiosità» gli chiese alla fine Modonnet mentre stavano per arrivare a casa. «Al tuo paese è normale invocare con tanta frequenza la ghigliottina su Gesù Cristo, sulla Madonna e su tutti i santi, come fai tu?».
Gizzio rise amaramente: «Lo facciamo di continuo. Tutti, anche i bambini e i preti. Vieni a vivere un mese dalle mie parti, e capirai».
«Non mi ricordo mai come si chiama la tua città».
«Io stesso vorrei non ricordarmene. Comunque, non è una città: è un villaggio di poche anime sperduto nell'Aspromonte. Ammesso che esista ancora. Non ho sue notizie da due anni, cioè da quando sono venuto qui a Parigi».
Era il discorso più lungo che Modonnet gli avesse mai udito fare.
«Ma no» proseguì Gizzio, come parlando fra sé. «Giudico troppo severamente i miei compaesani. In fondo, nessuno di loro si è arruolato nell'Armata cristiana e reale». Gizzio pronunciò queste ultime parole con una smorfia di disgusto.
«Ne ho sentito parlare» commentò Modonnet. «Le bande del cardinale Ruffo, non è vero? Una specie di Vandea...».
«Molto peggio. I vandeani, almeno, sapevano per cosa combattevano; i sanfedisti invece si sono solo fatti affascinare dai feudatari e dai preti. Hanno avuto quello che si meritavano. Li aspettano altri due o tre secoli di dispotismo e di miseria. E ti dico la verità: penso che anche qui, in Francia, andrà a finire allo stesso modo. Te lo concedo: finora il popolo di Parigi si è comportato bene, specialmente i tuoi compagni del foborgo Sant'Antonio. Ma quanto ancora potranno resistere? I contadini francesi non sono affatto
più intelligenti di quelli del Regno di Napoli; nelle campagne già da tempo monta la reazione. Gente che cerca solo un padrone cui obbedire; e in buona parte l'ha già trovato. E allora non chiedermi perché bestemmio, Léo: mi è rimasto solo questo, mannaia lu signuri!».
«Ho sempre apprezzato il tuo ottimismo, cittadino Gizzio!» concluse Modonnet.

3.

Uno dei vantaggi del mestiere teatrale è che permette di dormire sino a tardi; quando si ha un tetto sotto cui ripararsi, naturalmente. Léo Modonnet, per ora, l'aveva; ma quella mattina dormì lo stesso un sonno assai inquieto. Verso mezzogiorno, poco prima di svegliarsi, fece uno dei sogni più enigmatici della sua vita.
Era un sogno musicale. Modonnet udiva con una chiarezza allucinatoria una breve melodia, gentile e saltellante, in uno stile antiquato, suonata da una piccola orchestra. Poi, lo stesso tema, ma eseguito da un'orchestra molto più grande, con accenti molto più imperiosi e con una chiusa cromatica vagamente minacciosa. A questo punto appariva uno strano ometto, che si esprimeva con un forte accento tedesco. «Ogni vero artista, mein Freund, è anche uno Zauberer – un mago –, sì. Può capitargli di prevedere un futuro imprevedibile. Cosa, o chi, aveva in mente Rousseau quando, riferendosi alla Corsica, scriveva: “ho il vago presentimento che un giorno questa piccola isola stupirà l'Europa”? E quel ragazzino di dodici anni, che un giorno nel mio giardino mise in scena il suo Bastien und Bastienne – come poté presentire che un giorno la volontà generale sarebbe stata manipolata e circuita da un tiranno? Eppure, mein Freund, la storia non è mai un copione già scritto, così come una partitura non è mai immodificabile. E quando ci si accorge che la pagina è guasta, rimane sempre una soluzione: strapparla».
Modonnet si svegliò frastornato e con un forte mal di testa. Senza sapere bene perché, la prima cosa che fece fu aprire il suo baule per cercarvi un involto. Dentro c'erano una maschera nera, un mantello e un bastone dal manico lucente.
Quella notte, Ludwig Wenzel Lachnith, davanti al portone di casa sua, mentre frugava un po' alticcio nelle tasche del suo soprabito per cercare la chiave, notò una scritta di colore rosso fosforescente sul muro proprio accanto alla porta:

RACHE

Prima che avesse il tempo di chiedersi cosa stava succedendo, avvertì il brivido freddo di una lama proprio sotto il mento, e udì alle sue spalle una voce altrettanto metallica e tagliente: «Cittadino musicista, vogliate cortesemente condurmi nel vostro studio».
«Come volete, amico mio» diceva Lachnith mentre saliva le scale, tallonato da Scaramouche. «Non c'è bisogno di tutta questa commedia... vi ho riconosciuto, sapete?».
«Merda» pensò Modonnet.
«Eravate con me a cena ieri sera. Ammetto che il ruolo che vi è stato assegnato nell'ultima produzione è al di sotto delle vostre capacità attoriali; ma tenete conto che si tratta di un'opera, e che Voi non sapete cantare. Ho delle conoscenze, e posso farvi ottenere una buona scrittura per la prossima stagione di prosa... però, immagino che vogliate un risarcimento più immediato, e in contanti».
Erano intanto entrati nello studio del compositore.
«Immaginate male» disse Scaramouche. «Voglio solo porre rimedio a uno dei più insensati e odiosi crimini contro il buon gusto e il buon senso che si possano citare nella storia dell'arte musicale. Voglio cancellare la macchia con cui voi avete insudiciato la memoria di un grande musicista. Voglio che mi diate la partitura originale di quello scempio chiamato I misteri d'Iside».
«Eccola». Lachnith sollevò un manoscritto dal ripiano della sua scrivania e lo consegnò a Scaramouche: «Cosa ve ne farete, adesso?».
«Non lo so ancora. La strapperò in mille pezzi e la getterò nella Senna. Oppure ne attaccherò i fogli ai muri di Parigi per denunciare la vostra cialtroneria».
Lachnith rise: «Vedo che siete un idealista. Forse non vi siete accorto che i tempi sono cambiati e che la rivoluzione è finita. Permettetemi di darvi un consiglio: perché non ve ne tornate in Italia? Laggiù c'è ancora da fare per le teste calde come voi. Già che ci siete, portate con voi quel musone del vostro amico, e ditegli che non è colpa nostra se i giacobini napoletani erano degli imbecilli... se avessero dato subito la terra ai contadini, anziché perdere tempo in chiacchiere, le cose sarebbero andate molto diversamente».
«Ce ne ricorderemo per la prossima rivoluzione» disse Scaramouche.

Nota bibliografica

Questo racconto deve molto al primo capitolo del libro di Augusto Illuminati Gli inganni di Sarastro, Einaudi, Torino 1980, che indaga – sia pure con qualche eccessivo schematismo – le relazioni fra la teoria politica di Rousseau, le scoperte di Franz Anton Mesmer, il Bastien und Bastienne – la cui prima rappresentazione si dice abbia avuto luogo nel giardino della casa di Mesmer a Vienna – e Il flauto magico di Mozart.
Hector Berlioz nelle sue Memorie critica con estrema durezza l'adattamento molto libero de Il Flauto Magico realizzato da Lachnith sotto il titolo de Les mystères d'Isis. Il testo originale delle Mémoires di Berlioz (Parigi 1865) è facilmente reperibile in Internet.
Sulle critiche rivolte a Mozart dal musicista suo contemporaneo Giuseppe Sarti si veda il saggio Sarti contro Mozart di Massimo Mila, ora in M. Mila, Mozart. Saggi 1941-1987, Einaudi, Torino 2006, pp. 332-58.
La sorprendente identità fra il tema iniziale dell'ouverture del Bastien und Bastienne e l'inizio della Terza Sinfonia di Beethoven è, secondo Hermann Abert – citato da Wolfgang Hildesheimer nella sua nota biografia mozartiana –, una pura coincidenza. Com'è noto, Beethoven intendeva intitolare la sinfonia a Napoleone Bonaparte; secondo la tradizione, il musicista strappò la dedica quando seppe che Napoleone si era fatto incoronare imperatore.
Il parallelo fra Napoleone Bonaparte e il Sarastro di Mozart/Lachnith si trova in Jean Tulard, Napoleone. Il mito del salvatore, Rusconi, Milano 1980, p. 9. Alle pp. 183-85 dello stesso libro si parla della crisi alimentare in Francia fra la primavera del 1801 e il 1802.
Le idee esposte qui da Lachnith sulla modernità come spettacolo e sulla “gente” che si vuole divertire derivano in realtà dal libro di Alessandro Baricco L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, Feltrinelli, Milano 2009.


          La cultura delle destre        
Il libro che sto recensendo è: Gabriele Turi, La cultura delle destre. Alla ricerca dell'egemonia culturale in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2013, pp. 175, Euro 14,00, ISBN 978-88-339-2429-8.

L'autore insegna storia contemporanea a Firenze e dirige la rivista "Passato e presente". Il libro, nonostante il titolo, non ha molto a che vedere col celebre saggio di Furio Jesi; ha un approccio decisamente meno teoretico, in compenso Ã¨ ricchissimo di dati.

Il presupposto da cui parte è molto semplice: la cosiddetta "egemonia culturale della sinistra" nell'Italia del dopoguerra è una leggenda metropolitana. In realtà l'ideologia dominante Ã¨ sempre stata di destra; Turi si spinge fino ad affermare una "centralità del fascismo nella storia culturale e civile del paese". Il berlusconismo Ã¨ l'erede e il continuatore di questa cultura.

La trattazione inizia con un ampio estratto del famigerato intervento di Luciano Violante alla Camera del 10 maggio 1996 (quello che invitava a "riflettere" sui "ragazzi" di Salò in nome dei "valori nazionali comunemente condivisi"). Turi dimostra come l'exploit di Violante sia stato preparato da decenni di "edulcoramento storiografico della dittatura di Mussolini"; tappe importanti di questa operazione di normalizzazione del fascismo, a livello massmediatico, furono due mostre sugli anni '30, una allestita a Milano nel 1982 e l'altra a Roma nel 1984 (quest'ultima con la consulenza di Renzo De Felice): "entrambe promosse da amministrazioni socialiste", ha cura di specificare Turi.

Turi menziona poi un altro "caso esemplare": la proposta, da parte dell'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli, nel 1995, di dedicare una via a Giuseppe Bottai. L'iniziativa riscosse il plauso (fra gli altri) di Massimo Cacciari, e fu bloccata solo dalle proteste della comunità ebraica; ci si era dimenticati, fra l'altro, che Bottai era stato uno dei sostenitori più ferventi delle leggi razziali; l'immagine corrente di Bottai era infatti quella giustificazionista del "fascista critico" delineata da Giordano Bruno Guerri nella sua fortunata biografia del 1976.

Il patriottismo, la ricerca di valori nazionali, di una "memoria condivisa" e di una "pacificazione" sono il Leitmotiv che, nella ricostruzione di Turi, caratterizza la polemica anti-antifascista condotta negli anni '90 da intellettuali come Renzo De Felice, Roberto Vivarelli, Ernesto Galli Della Loggia, spesso con l'assenso e il plauso della sinistra istituzionale. Troviamo ancora il buon Francesco Rutelli in prima linea nell'operazione di riabilitazione di Giovanni Gentile, filosofo a cui il comune di Roma dedicò un convegno nel 1994 presentandolo come un patriota al di sopra delle parti e dimenticandone l'organicità al nazifascismo.

Interessante notare che, in questo frame revisionistico, chi ostacola la "pacificazione", chi alimenta la "divisività", è un potenziale terrorista. Turi cita Vivarelli, secondo il quale per colpa degli antifascisti nell'Italia del dopoguerra "si perpetuò un clima di strisciante guerra civile, che [...] produsse la tragica stagione del terrorismo".

Turi sottolinea il ruolo degli intellettuali craxiani nel diffondere in Italia durante gli anni '80 le idee del neoliberismo reaganiano e thatcheriano e nel promuovere l'anticomunismo. Questi intellettuali poi, assieme ad altri di estrazione neofascista o cattolico-reazionaria, divennero nel decennio '90 gli artefici principali dell'ideologia populista berlusconiana, la quale nell'ultimo quindicennio si è dotata di "una rete di think thank, laboratori di idee ispirati al modello statunitense, capaci di costruire e diffondere un comune sentire"; tutta una serie di riviste, fondazioni, case editrici, "poco conosciute presso l'opinione pubblica" ma efficaci come centri di "aggregazione di intellettuali e di elaborazione culturale" (e, di solito, ben finanziate dagli industriali).

Turi ricostruisce minuziosamente alcuni fra i principali momenti dell'offensiva culturale di destra: la battaglia a favore del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche (una battaglia vinta dalla destra anche a causa dell'atteggiamento imbelle assunto al riguardo dal centrosinistra); la vicenda, davvero tragicomica, della censura proposta dal centrodestra sui manuali scolastici di storia, anche qui in nome della "memoria condivisa", della pacificazione, dell'imparzialità e contro la presunta "egemonia culturale" della sinistra.

Interessante il confronto, proposto da Turi, fra il modo in cui il novantesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale è stato ricordato in Italia e in altri paesi europei. Turi mostra come nel 2008 in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, le celebrazioni ufficiali siano state improntate alla pietà per le vittime, all'orrore per l'enormità del massacro e siano state accompagnate, a volte, da gesti ufficiali di riabilitazione dei soldati che furono condannati come disertori. Tutto il contrario in Italia, dove "la sostanza della commemorazione è rimasta affidata al tema dell'identità nazionale" e dove il ministero dell'Istruzione ha promosso una serie di conferenze nelle scuole affidate non agli storici ma agli ufficiali dell'esercito, in quella che è stata definita la "più imponente manifestazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi".

Nell'ultimo capitolo del suo libro Turi prova a tracciare una mappa del revisionismo storico su Internet, individuando "un network molto ampio di riviste e di istituzioni [...] una rete circolare in cui appaiono ripetutamente gli stessi nomi, specchio di una visione della storia che in breve tempo da antagonista è diventata governativa". Il capitolo Ã¨ un ricco dossier di nomi e di indicazioni bibliografiche, una minuziosa schedatura di cui in questa sede non posso dare un'idea.

La conclusione cui giunge Gabriele Turi è che la cultura di destra è saldamente egemone ed è destinata a sopravvivere alla fine politica di Silvio Berlusconi. Aggiungerei che l'attuale esperienza dei governi di “larghe intese” (Monti, Letta, Renzi) getta una luce retrospettiva su molte delle prese di posizione filorevisioniste, da parte di esponenti del centrosinistra, ricordate nel libro di Turi. Bisognerebbe scrivere un libro analogo a quell di Turi, dedicato alla "cultura di sinistra", nel quale si mostrerebbe come a partire da Togliatti il nazionalismo abbia infettato nei decenni la cultura politica del PCI - PDS - DS - PD fino a stravolgerla completamente. Ma questa è un'altra storia.
          Cinque buoni motivi per (non) leggere D'Annunzio        
Quest'estate ho intrapreso un viaggio in automobile attraverso i classici della prosa italiana. Per non partire da troppo lontano, ho limitato l'arco temporale agli ultimi due secoli; sono entrato al casello dell'Ortis, ho proseguito per Manzoni, poi ho attraversato le Operette morali e lo Zibaldone e, già che c'ero, mi sono concesso una deviazione per i Canti e i Paralipomeni. Durante la sosta in autogrill, davanti a una piadina e a un quartino di Chianti, ho pensato a quanto ero fortunato per il fatto che né Carducci né Pascoli si fossero mai dedicati alla narrativa; poi ho imboccato con fiducia il rettilineo che conduce al grande De Roberto attraverso il grandissimo Verga.

Fin qui tutto bene. Ma già sapevo che, dopo la barriera in uscita dall'A-800, e prima di imboccare con decisione l'A-900, avrei dovuto attraversare un tratto di raccordo pericoloso e arduo.

Ecco che già si snoda sotto i miei occhi la temutissima tangenziale D'Annunzio, con le sue cinque uscite.

1. E' un classico. Può esservi capitato, per motivi di lavoro o di studio, di dover leggere parecchi testi italiani risalenti alla fine del diciannovesimo o all'inizio del ventesimo secolo. Non necessariamente testi letterari: anche articoli di giornale o saggistica. Vi sarete accorti di quanto spesso lo stile appare gonfio, ampolloso, enfatico. E' come se, in quel periodo, un'epidemia di cattiva retorica (il "dannunzianismo") si fosse abbattuta sulla prosa italiana. E però: quando un autore riesce a imprimere in modo così massiccio e durevole la propria impronta sulla lingua nella quale scrive, questo autore è ciò che si dice un classico. Vale a dire che D'Annunzio non può essere tralasciato, in quanto rappresenta una fase di evoluzione della lingua italiana.

"Ma, trapassando il simbolo materiale, ci abbandoniamo con ansia alla virtù evocatrice dei profondi accordi in cui il nostro spirito sembra oggi trovare il presentimento di non so qual sera grave di belle fatalità e d'oro autunnale su un porto quieto come un bacino d'olio odorifero ove una galera palpitante d'orifiamme entrerà con uno strano silenzio come una farfalla crepuscolare nel calice venato d'un gran fiore".

2. E' decadente. Mettiamo che un bel mattino vi svegliate e vi sentiate esteti. Ovviamente non lavorate, e non avete il problema della sussistenza materiale. Fra i moltissimi modi a vostra disposizione per iniziare la giornata (il sesso, l'equitazione, il gioco d'azzardo, le droghe, bighellonare per il centro cittadino, ecc.) scegliete di leggervi un buon libro. Siete snob, e quindi sdegnate l'idea di leggere una volgare traduzione. Siete pigro, e non vi va di approcciare Proust né Wilde in lingua originale. Siete italiano, e vi dovete accontentare di quello che passa il convento. E allora non c'è via di scampo. Alla richiesta "estetismo decadente", la letteratura italiana risponde con D'Annunzio. O cambiate arte (Puccini è una validissima alternativa), oppure vi tocca tirare giù dall'ultimo scaffale il poeta di Pescara.

"Ricordi la ventesima delle variazioni beethoveniane sul tema del Diabelli dedicate ad Antonia Brentano? - diceva Aldo, svegliando nella profondità della nera cassa quegli accordi in cui per una miracolosa trasfigurazione il tema principale è irriconoscibile. - Non sembra armonizzata su quel fondo ove la croce le scale i corpi i singhiozzi le grida gli aneliti la luce non penetrano? Ascolta; e guarda quell'azzurro opaco sordo eguale, senza raggio, senza nube, di là da cui spazia forse quella regione della vita ove una sola cosa importa".

3. E' un poeta. Nonostante tutto, in D'Annunzio c'è del bello. Egli si autodefinì "l'Imaginifico" (con la I maiuscola, e una emme sola). Infatti, la sua prosa è caratterizzata da una strabordante varietà di immagini, di similitudini e di metafore. In gran parte sono rumore di fondo e gratuito orpello kitsch. Ma, per un puro fatto statistico, ogni tanto qualcuna è giusta. In altre parole, D'Annunzio funziona un po' come quei comici che producono battute a raffica, velocissime: alla fine ridi, un po' per sfinimento e un po' perché fra le tante ce n'era una buona.

"E nella faccia e nella mano era tanta forza d'espressione e d'illuminazione, ch'elle parevano sorpassare la realtà e intagliarsi nel cielo stesso del fato, come quando il crinale delle Dolomiti solo arde nei crepuscoli inciso contro tutta l'ombra e ciascuno dei suoi rilievi s'addentra nell'anima di chi mira e vi s'eterna".

4. E' conseguente. Come si sa, l'opera di D'Annunzio ha anche una ben precisa connotazione politica. Non mi dilungo su questo aspetto, però voglio rilevare che, sotto questo punto di vista, moltissimi italiani sono dannunziani, senza saperlo o sapendolo. Non tanto, e non solo, per una questione di appartenenza a certi partiti o a certe ideologie; quanto per il fatto di condividere con D'Annunzio un determinato rapporto con il reale. Infatti, il tipico atteggiamento dannunziano nei confronti della realtà non consiste nel riconoscerla così com'è, né tanto meno nel cercare di cambiarla. Consiste nel mistificare, sempre e comunque, e con ammirevole pertinacia e coerenza, la realtà. Se D'Annunzio fosse un software, sarebbe una specie di Matrix che trasfigura esteticamente tutti gli oggetti dell'esperienza facendo apparire "bella" ogni cosa. Se D'Annunzio fosse un odierno manager della TV, la sua ambizione sarebbe quella d'ideare un palinsesto così avvincente da tenere tutti i telespettatori attaccati allo schermo ventiquattr'ore su ventiquattro, dimentichi della vita e desiderosi di sempre nuove illusioni. Se D'Annunzio fosse un politico... Ma lo fu, tra l'altro. E fece scuola, ed ebbe tanti seguaci. E molti ne avrebbe ancora oggi, se fosse vivo.

"Né soltanto verso quella moltitudine ma verso infinite moltitudini andò il suo pensiero; e le evocò addensate in profondi teatri, dominate da un'idea di verità e di bellezza, mute e intente dinanzi al grande arco scenico aperto su una meravigliosa trasfigurazione della vita, o frenetiche sotto il repentino splendore irradiato da una parola immortale. E il sogno d'un'arte più alta levandosi in lui anche una volta, gli dimostrò gli uomini novamente presi di reverenza verso i poeti come verso coloro i quali potevano soli interrompere per qualche attimo l'angoscia umana, placare la sete, largire l'oblio. E troppo gli parve lieve quella prova ch'egli compiva; poiché mosso dal soffio della folla il suo spirito si stimò capace di generare finzioni gigantesche".

5. E' morto. Alla fine questa è la cosa più importante. Dall'esperienza dannunziana la nostra letteratura uscì vaccinata: per un paio di generazioni gli scrittori sfuggirono la retorica e cercarono una lingua scabra ed essenziale.

"Io non comprendo perché oggi i poeti si sdegnino contro la volgarità dell'epoca presente e si rammarichino d'esser nati troppo tardi o troppo presto. Io penso che ogni uomo d'intelletto possa, oggi come sempre, nella vita creare la propria favola bella. Bisogna guardare nel turbinio confuso della vita con quello stesso spirito fantastico con cui i discepoli del Vinci erano dal maestro consigliati di guardare nelle macchie dei muri, nella cenere del fuoco, nei nuvoli, nei fanghi e in altri simili luoghi per trovarvi invenzioni mirabilissime e infinite cose".

Sì, certo.
E l'orifiamma e la ventesima variazione e l'arco scenico e le Dolomiti...
Le Dolomiti?
Mi sa tanto che ho sbagliato uscita.
Sto andando verso il Brennero.
Arrivederci, Italia!

[Già pubblicato su Evulon]
          Sulla critica del diritto nel giovane Gramsci        
E' successo che, preparando un commento all'ultima sortita di Saviano a proposito di storia della sinistra italiana, ho ripreso in mano, dopo anni, il vecchio volume dell'Einaudi (Torino, 1960) che raccoglie i corsivi pubblicati da Gramsci sull'"Avanti!" nella rubrica Sotto la Mole (1916-1920). Qui mi è capitato sotto gli occhi il commento di Gramsci alla sentenza sui "fatti di Torino", cioè (annotano i curatori dell'edizione) "lo sciopero generale per il pane e contro la guerra, che sfociò nella sommossa del 23-26 agosto 1917". [1]

Il commento di Gramsci fu pubblicato sull'"Avanti!" il 20 ottobre 1918: il testo, come di frequente, uscì con vistosi "vuoti" dovuti all'azione della censura. Eccolo qui di seguito [2].

BELLU SCHESC' E DOTTORI!

Il giudice Emanuele Pili non è senza storia, come gli uomini e i popoli felici. Ma la storia del giudice Emanuele Pili ha una lacuna; iniziatasi col protagonista autore drammatico, riprende ora col protagonista «ragionatore» di sentenze, e riprende con una gloriosa e strenua pugna: il «ragionamento» della sentenza per i fatti di Torino, che nell'ultimo numero della «Gazzetta dei tribunali» il misuratore di crani prof. Vitige Tirelli qualifica «dotta».
Benedetto Croce ha scritto: «Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú gio [dodici righe e mezzo censurate]. E il giudice giovane ha fatto sfoggio di dottrina; e il giudice giovane — poiché nella prima gíoventú aspirava alla gloria di Talia e dedicava le sue fresche energie intellettuali a scrivere commedie nei vari dialetti di Sardegna e non poté studiare tutti i risultati delle ultime ricerche sulla natura del diritto e delle costituzioni — ha ragionato [una riga censurata] nella sentenza dei fatti di Torino, rovistando nei vecchi cassettoni, rimettendo alla luce tutti gli imparaticci scolastici del primo anno universitario, quando ancora si frequentano le lezioni e si prendono gli appunti.
[Venticinque righe censurate].
Gli sono estranee le correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure — superando le concezioni puerilmente metafisiche della dottrina tradizionale, degli imparaticci da scoletta universitaria — colla riduzione dello Stato e del Giure a pura attività pratica, svolta come dialettica della volontà di potenza e non piú pietistico richiamo alle leggi naturali, ai sacrari inconoscibili dell'istinto avito, alla banale retorica dei compilatori delle storiette per la scuola elementare. Il «ragionamento» del giudice Pili è solo una filastroccola di banalità retoriche, di gonfiezze presuntuose: esso è il ridicolo parto di un fossile intellettuale, il quale non riesce a concepire che lo Stato italiano almeno giuridicamente (e come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare al «giovane» da tribunale) è costituzionale, ed è parlamentare per tradizione (l'on. Sonnino è gran parte dello Stato attuale, ma crediamo che il suo articolo Torniamo allo Statuto! non sia ancora diventato legge fondamentale del popolo italiano): [cinque righe censurate]. La «dottrina» del giovane da tribunale infatti si consolida (!) in esclamazioni enfatiche contro chi ha «resistito» o è accusato di aver resistito: non cerca (come era suo compito) di dimostrare, alla stregua delle prove concrete e sicure, un delitto per passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice. No, il «giovane» vuole sfoggiare, come una contadina ricca del Campidano di Cagliari le vesti multicolori che hanno servito alle sue antenate per le nozze e per decine e decine di anni sono rimaste seppellite in un vecchio cassettone a fregi bestiali e floreali tra lo spigo e una dozzina di limoni: e sfoggia tutti i vecchiumi, tutti gli scolaticci dei vespasiani giuridici chiusi per misura d'igiene pubblica.
Il giudice Emanuele Pili ha scritto una commedia dialettale: Bellu schesc' e dottori! (che bel pezzo di... dottore!) L'esclamazione potrebbe essere la conclusione critica della lettura di una sentenza, cosí com'è il titolo di una commedia.

La prima lacuna è stata integrata facilmente dai curatori del testo gramsciano. Si tratta di una citazione dalla Logica di Croce, riportata come segue:

«Chi ha pratica dei tribunali sa che molto spesso un magistrato, presa la decisione e stabilita la sentenza, incarica un suo piú giovane collega di "ragionarla", ossia di apporre una parvenza di ragionamento a ciò che non è intrinsecamente e puramente prodotto di logica, ma è voluntas di un determinato provvedimento. Questo procedere, se ha il suo uso nella cerchia pratica o giuridica, è affatto escluso da quella della logica e della scienza» (B. CROCE, Logica come scienza del concetto puro, Bari 1917, pp. 87-88).

Quando Gramsci nel suo corsivo parla delle "correnti del pensiero moderno che hanno ringiovanito tutta la dottrina dello Stato e del Giure", si riferisce appunto alla filosofia del diritto di Benedetto Croce. Croce aveva infatti affermato l'assoluta separazione tra morale e diritto, e aveva sottoposto il diritto alle categorie dell'utile e della forza. Nella concezione di Croce, il diritto è forza, che viene applicata per il raggiungimento di uno scopo ritenuto (da chi agisce questa forza) utile; il diritto è inoltre amorale, in quanto prescinde dal giusto e dall'ingiusto.

E' interessante notare che qui Gramsci si serve della teoria del diritto di Croce per porre un'istanza di garantismo giuridico. Infatti, ciò che Gramsci rimprovera al giudice Pili, estensore della sentenza sui fatti di Torino, è di aver confuso il diritto con la morale. Il giudice avrebbe dovuto limitarsi a vagliare le prove, accertare se fosse stato commesso un reato, e, in caso affermativo, determinarne la pena secondo le norme del codice. Invece, questa sentenza (scrive Gramsci) pretende di condannare gli imputati non sulla base della legge, bensì sulla scorta di considerazioni di ordine moralistico, la cui infondatezza giuridica è mascherata dal ricorso all'enfasi e alla retorica.

La linea del ragionamento gramsciano è abbastanza riconoscibile, nonostante i buchi lasciati dalla censura, e nonostante un probabile refuso tipografico [3]. Comunque, in un poscritto all'articolo del giorno successivo (Le vie della divina provvidenza, 21 ottobre 1918), Gramsci scrive:

P.S. Nell'articolo pubblicato ieri sul giudice Emanuele Pili la censura ha lasciato solo la parte «floreale» che può far supporre aver noi scritto un puro pamphlet per insolentire un magistrato. La censura ha imbiancato le giustificazioni delle insolenze: la giustificazione filosofica trovata nella Logica del senatore Benedetto Croce; la giustificazione storica trovata in una notizia pubblicata dal «Journal des Débats» l'8 novembre 1817 (milleottocentodiciassette!), la giustificazione costituzionale trovata nello Statuto albertino. Un'insolenza giustificata da «pezze» di tal genere crediamo non sia piú insolenza, ma espressione plastica della imparziale giustizia. La censura pertanto ci ha solo diffamati, senza che le leggi ci diano il modo di dar querela.

La "giustificazione filosofica" delle critiche che Gramsci rivolge al magistrato corrisponde, lo abbiamo visto, ad una citazione da Croce. Rimane la curiosità di sapere quali potessero essere le altre due "giustificazioni"  imbiancate dalla censura.

La "giustificazione costituzionale", che corrisponde alla lacuna di cinque righe, si trova, dice Gramsci, nello Statuto albertino; e potrebbe forse trattarsi di uno degli articoli che, in quel testo costituzionale, tutelavano i diritti civili: per esempio l'art. 26, secondo comma, "niuno può essere arrestato e tradotto in giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme che essa prescrive".

Naturalmente, non è da pensare che Gramsci si facesse particolari illusioni circa l'effettività delle garanzie prescritte dallo Statuto. Sappiamo, invece, che Gramsci sempre ritenne la borghesia italiana incapace di creare un vero Stato di diritto che tutelasse le libertà individuali [4]. Un articolo di Gramsci di qualche anno successivo a quello che stiamo ora esaminando (Lo Stato italiano, in "L'Ordine Nuovo", 7 febbraio 1920) contiene una puntuale critica, da questo punto di vista, allo Statuto albertino:

Lo Stato italiano [...] non ha mai neppure tentato di mascherare la dittatura spietata della classe proprietaria. Si può dire che lo Statuto albertino sia servito a un solo fine preciso: a legare fortemente le sorti della Corona alle sorti della proprietà privata. I soli freni infatti che funzionano nella macchina statale per limitare gli arbitrî del governo dei ministri del re sono quelli che interessano la proprietà privata del capitale. La Costituzione non ha creato nessun istituto che presidî almeno formalmente le grandi libertà dei cittadini: la libertà individuale, la libertà di parola e di stampa, la libertà di associazione e di riunione. Negli Stati capitalistici, che si chiamano liberali democratici, l'istituto massimo di presidio delle libertà popolari è il potere giudiziario: nello Stato italiano la giustizia non è un potere, è un ordine, è uno strumento della Corona e della classe proprietaria. 

Gramsci sottintendeva questo tipo di considerazioni anche all'articolo qui in commento, laddove scriveva che lo Stato italiano "almeno giuridicamente" (cioè solo formalmente) era costituzionale, ed era "parlamentare per tradizione", nel senso che lo Statuto albertino non istituiva una vera e propria democrazia parlamentare, bensì l'ordinamento parlamentare dello Stato derivava da una semplice consuetudine che poteva essere in ogni momento abrogata: così come aveva proposto di fare Sidney Sonnino nel suo articolo del 1897, appropriatamente richiamato da Gramsci, Torniamo allo Statuto!,  e come poi farà il fascismo.

Tuttavia, il fatto che la monarchia sabauda fosse uno Stato di diritto carente e imperfetto non avrebbe dovuto esimere il magistrato dall'applicare comunque quelle garanzie (pur se insufficienti) che la legge disponeva a favore degli imputati: "come giudice questa apparenza della realtà doveva solo importare" al giudice Pili, osserva giustamente Gramsci.

La "giustificazione storica", che corrisponde alla lacuna di venticinque righe, è data (scrive Gramsci) da una notizia pubblicata sul numero dell'8 novembre 1817 del "Journal des Débats". Internet consente oggi di consultare facilmente quel numero di giornale per cercare quale potesse essere la notizia che costituiva la "giustificazione storica" invocata da Gramsci.

Una delle notizie ivi contenute, che possono essere state utilizzate da Gramsci ai fini del suo commento, è una corrispondenza dalla Gran Bretagna datata 3 novembre, che riporto qui di seguito in una mia traduzione (il testo originale è in nota):

Quattro individui di nome Booth, Brown, Jackson e King, prima delle ultime assisi di Derby, erano stati condannati a morte per crimine di ribellione. Condotti sul patibolo, al momento stesso della morte hanno avuto l'audacia empia di arringare la folla, affinché li venisse a liberare. Questa folla era composta da loro vecchi amici che li avevano frequentemente visitati in carcere; ma il luogo dell'esecuzione era sorvegliato da folti distaccamenti di cavalleria e di fanteria, e la legge ha avuto esecuzione [5].

Inizialmente ho pensato che questa notizia potesse aver attratto l'attenzione di Gramsci (per analogia con i fatti di Torino) perché riferita a un episodio di ribellione delle classi subalterne conclusosi con una condanna penale. Episodio che forse è leggibile nel quadro della fase di irrequietezza sociale che fu caratterizzata, in Gran Bretagna, dalle proteste contro la legge sul grano del 1815, fase che sfociò nel massacro di Peterloo.

Tuttavia, non ho trovato alcun elemento che potesse suffragare questa ipotesi. Non è chiaro neanche se i quattro uomini giustiziati a Derby nel 1817 siano stati effettivamente condannati a morte per reati politici, o non piuttosto per reati comuni; in un elenco dei giustiziati nel carcere di Derby, compilato da Celia Renshaw, una storica locale, questi Booth, Brown, Jackson e King risultano essere stati condannati per aver appiccato il fuoco a dei covoni di paglia [6]. Inoltre è noto che Gramsci non amava gli atteggiamenti tribunizi e teatrali, né apprezzava particolarmente i gesti individuali di ribellione: lo si evince dal suo stesso comportamento di imputato durante il "processone" del 1928 [7], nonché dal suo commento, contenuto nei Quaderni del carcere, ad un libro che raccoglieva i resoconti di una serie di processi contro anarchici libertari [8]. Perciò mi sembra improbabile che, nel suo corsivo del 1918 che stiamo ora commentando, Gramsci possa aver preso ad esempio il comportamento di quattro condannati a morte per reati contro il patrimonio che, dal patibolo, incitano la folla alla rivolta.

C'è però un'altra notiziola, sempre nella prima pagina  del "Journal des Débats" dell'8 novembre 1817, che potrebbe aver attirato l'attenzione di Gramsci. Si tratta di una corrispondenza da Losanna datata primo novembre:

Il Cantone Esterno di Appenzell ha da poco emesso una singolare sentenza contro un ragazzino accusato di alcuni piccoli furti. Lo hanno condannato a 50 fl. di ammenda e a trenta colpi di verga. Gli sarà inoltre assegnato un posto particolare in chiesa per un periodo di due anni: dovrà trovarsi colà per due volte ogni domenica, e sarà punito severamente in caso d'inosservanza [9].

In questa notizia di cronaca (un ragazzino condannato con sentenza penale ad andare a messa due volte la settimana) troviamo un esempio estremo e grottesco di quella perniciosa, pre-moderna confusione tra diritto e morale, che Gramsci stigmatizza nella sua polemica col giudice relatore della sentenza sui fatti di Torino. Perciò ritengo che sia stata questa la pezza giustificativa di quella parte dell'argomentazione gramsciana, che la censura ha cancellato lasciando nell'articolo un buco di venticinque righe.

Note

[1] Sempre secondo l'apparato critico dell'edizione citata, la sentenza fu emessa dal Tribunale militare di Torino il 2 agosto 1918; il testo della sentenza è reperibile in "Rivista storica del socialismo", n. 2, 1960.

[2] A. Gramsci, Sotto la Mole, ed. cit., pp. 447-48. L'articolo è stato poi raccolto nella più recente edizione degli scritti gramsciani precarcerari: A. Gramsci, Il nostro Marx 1918-1919, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino 1984, pp. 360-2. In Internet si trova qui: http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/gramsci/sotto_la_mole/pdf/sotto__p.pdf, p. 269.

[3] "Passare l'esatta commisurazione alla sua entità di una pena contemplata nel codice" è frase di cui si capisce il senso, ma che sembra guasta anche grammaticalmente. Penso che Gramsci abbia invece scritto "fissare l'esatta commisurazione della sua entità ad una pena contemplata nel codice".

[4] Cfr. Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), Carocci, Roma 2011, pp. 162-6.

[5] Quatre individus nommés Booth, Brown, Jackson et King, antérieurement aux dernières assises de Derby, avoient été condamnés à mort pour crime de rebellion. Amenés sur l'échafaud, ils ont eu, même au moment de la mort, l'audace impie de haranguer la multitude, et de l'engager à venir les délivrer. Cette multitude étoit composée de leurs anciens amis qui les avoient fréquemment visités dans leur prison; mais le lieu de l'exécution étoit gardé par de forts détachements de cavalerie et d'infanterie, et la loi reçut son exécution.

[6] Fonte: http://archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/DERBYSGEN/2009-08/1250276359

[7] Cfr. Giuseppe Fiori (a cura di), Antonio Gramsci: cronaca di un verdetto annunciato, I Libri de "l'Unità", supplemento al numero del 4 aprile, Roma 1994. 

[8] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, pp. 6-7 e 1896-7.

[9] Les Rhodes extérieurs d'Appenzell viennent de rendre une singulière sentence contre un enfant accusé de quelques petits vols. Ils l'ont condamné à 50 fl. d'amende et à trente coups de bâtons. Il lui sera d'ailleurs assigné une place particulière à l'église pendant deux ans; il devra s'y trouver deux fois chaque dimanche sous des peines séveres.

          Sull'"Elogio dei riformisti" di Roberto Saviano        
1. Affinità e divergenze fra Saviano e noi. Considero Gomorra uno fra i libri letterariamente più importanti di questi anni nonché fra i capolavori del giornalismo d'inchiesta italiano. Ammiro e rispetto Roberto Saviano, anche se a volte non sono stato d'accordo con lui su alcune delle sue prese di posizione (ad es. sulla politica dei governi israeliani, oppure sugli scontri di piazza che hanno contrassegnato l'ultima fase del governo Berlusconi).

Ho trovato molto superficiale e semplicistico l'articolo di Saviano uscito su "La Repubblica" del 28 febbraio, dedicato all'elogio del riformismo.

Prendendo spunto da un recente libro di Alessandro Orsini sulla storia della sinistra italiana, libro che contrappone Turati a Gramsci, Saviano traccia una riga sulla lavagna, mettendo da una parte i riformisti e dall'altra i comunisti. I primi sarebbero pacati, realisti, tolleranti e liberali, i secondi sarebbero fanatici, violenti, malati di dogmatismo e d'ideologia.

Scrive Saviano: "i comunisti hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, ad insultarli ed irriderli. Fa un certo effetto rileggere le parole con cui un intellettuale raffinato come Gramsci definiva un avversario, non importa quale: 'La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato'. Invitava i suoi lettori a ricorrere alle parolacce e all'insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute [...]. Arrivò persino a tessere l'elogio del 'cazzotto in faccia' contro i deputati liberali. I pugni, diceva, dovevano essere un 'programma politico' e non un episodio isolato".

Viceversa, sempre secondo Saviano:

"in quegli stessi anni Filippo Turati, dimenticato pensatore e leader del partito socialista, conduceva una tenacissima battaglia per educare al rispetto degli avversari politici nel tentativo di coniugare socialismo e liberalismo".


Questa contrapposizione fra estremisti e riformisti, dice Saviano, si protrae fino ad oggi:

"Naturalmente, oggi, nel Pd erede del Pci, non c'è più traccia di quel massimalismo verboso e violento, e anche il linguaggio della Sel di Vendola è molto meno acceso. Ma c'è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani", sono quei "pacifisti talmente violenti da usare la pace come strumento di aggressione per chiunque la pensi diversamente". Eccetera.

Quindi tutto lineare, nello schema di Saviano. Tutto semplice. Riformisti, buoni, in parlamento; comunisti, fuori dal parlamento, cattivi. Chiaro, no?

E però, se si va a verificare nel dettaglio gli esempi storici addotti da Saviano, ecco che le cose si complicano.

2. Cosa c'era prima degli assorbenti. Vediamo ad esempio la prima frase "incriminata". Di un suo avversario politico ("non importa quale", dice Saviano), Gramsci scrisse: "La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato".

La similitudine usata da Gramsci, al nostro orecchio di contemporanei, suona senza dubbio molto sgradevole. Intollerabilmente sessista, fra l'altro. Proviamo però a collocarla nel suo contesto. La frase è tratta da un articolo di Gramsci, allora venticinquenne, pubblicato sull'edizione torinese dell'"Avanti!" il 19 aprile 1916. In quel periodo la redazione di Torino dell'"Avanti!", di cui Gramsci era giornalista, stava conducendo una campagna di stampa sugli sprechi e sulle ruberie di cui si erano resi responsabili i promotori dell'Esposizione Universale di Torino del 1911. Come spesso succede in Italia quando si tratta di "grandi opere", anche questa era stata accompagnata da malversazioni, che Gramsci e i giornalisti dell'"Avanti!" avevano puntualmente denunciato.

Fra i bersagli di questa campagna di stampa c'era il conte Delfino Orsi, che all'epoca faceva parte della direzione della "Gazzetta del Popolo", un giornale monarchico, filogovernativo e interventista. L'articolo di Gramsci del 19 aprile 1916 è appunto una risposta ad un altro giornalista che aveva accusato l'"Avanti!" di aver attaccato Delfino Orsi non per il ruolo di quest'ultimo nello scandalo dell'Esposizione Universale, bensì invece perché Orsi era "una delle più influenti figure dell'interventismo subalpino".

Teniamo sempre presente il contesto storico. In Italia, nel 1916, lo scontro politico fra governo e opposizione era polarizzato sul problema della guerra. Era soprattutto lo scontro fra interventisti e pacifisti. Era in corso la Prima guerra mondiale, un conflitto che oggi praticamente tutti gli storici valutano come un'orrenda ecatombe, una catastrofe che segnò l'inizio del declino della civiltà europea, e che, in Italia, aprì la via al fascismo. In Italia il bilancio della guerra fu di circa 680.000 morti e quasi 500.000 invalidi permanenti. Il Partito Socialista Italiano, nel quale all'epoca militavano sia Gramsci sia Turati, era su posizioni pacifiste, e si opponeva compattamente alla guerra. A favore della guerra erano invece i nazionalisti, i liberali e il Partito Socialista Riformista Italiano, composto perlopiù da riformisti, come Bonomi e Bissolati, che erano stati espulsi dal P.S.I. già nel 1912 per il loro appoggio alla guerra di Libia.

Tale era il contesto della polemica fra l'"Avanti!" di Gramsci da una parte, e la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi dall'altra.

Quando, nell'agosto 1917, a Torino la popolazione diede vita ad una rivolta spontanea contro la guerra e contro la mancanza di pane (rivolta che fu ovviamente repressa nel sangue, con circa 50 morti e 200 feriti fra gli operai e le loro famiglie), la "Gazzetta del Popolo" di Delfino Orsi fu tra gli organi di stampa che giustificarono la repressione.

Più tardi, coerentemente, Delfino Orsi fu deputato nel Parlamento fascista, ed era ancora tale quando morì nel 1929 (mentre Gramsci era in carcere). Il gerarca Federzoni, nel suo elogio funebre pronunciato alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 1929, disse di Orsi fra l'altro: "egli poté rinverdire i fasti patriottici della Gazzetta del Popolo, levando ancora la gloriosa bandiera del Risorgimento per le nuove battaglie dell'intervento nella grande guerra, della difesa delle aspirazioni nazionali, della rivoluzione fascista".


Delfino Orsi era appunto l'uomo che Gramsci paragonò ad uno "straccio mestruato". Un epiteto certamente poco gentile. Ma possiamo veramente dire, con Saviano, che "non importa quale" individuo egli fosse, né in quale periodo storico fosse situata la polemica fra lui e Gramsci?

Che diremmo di un giornalista il quale scrivesse, di alcuni suoi concittadini (non importa quali, direbbe Saviano), che essi sono "vigliacchi, in realtà", un "manipolo di killer", "abbrutiti e strafatti", un "branco di assassini" che "vivono come bestie"? Sono insulti pesanti e hanno ben poco di mite e di liberale. Ma se collochiamo questi epiteti nel contesto dell'articolo da cui sono tratti, scopriamo che si riferiscono ad una banda di camorristi responsabili di svariati omicidi, e che l'autore del pezzo è Roberto Saviano ("la Repubblica", 22 settembre 2008). Dobbiamo condannare il giornalista per la sua eccessiva violenza verbale? O non dobbiamo piuttosto ritenere che l'indignazione di Saviano, seppure si esprima in termini poco urbani, sia alquanto giustificata dalle circostanze?

3. La nobile arte. Vediamo, ancora, un altro passo gramsciano cui si riferisce Roberto Saviano. Si tratta dell'articolo intitolato "Elogio del cazzotto", uscito sempre sull'"Avanti!" il 12 giugno 1916. L'episodio cui si riferiva Gramsci in questo articolo era il seguente. Dei deputati socialisti, come gesto dimostrativo, avevano lanciato nell'aula di Montecitorio alcune cartoline con l'effige di parlamentari russi che erano stati deportati in Siberia a causa della loro opposizione alla guerra (c'era ancora il regime assolutista dello zar, e la Russia era alleata in guerra con le potenze della Triplice Intesa, con l'Italia, e contro la Germania e l'Impero asburgico). Un deputato interventista, Giuseppe Bevione, in quell'occasione accusò i socialisti di essere al soldo del nemico. Ne nacque un tafferuglio, durante il quale il socialista Nino Mazzoni colpì Bevione con un pugno. Questo, nello specifico, fu il "cazzotto" cui si riferisce Gramscì nel suo articolo, scrivendo fra l'altro:

"Non siamo entusiastici ammiratori del diritto del pugno; eppure quei pugni vibrati robustamente sul ceffo di Bevione ci riempiono di giubilo e di ammirazione".

Anche qui: possiamo dire che sia davvero ininfluente collocare la citazione di Gramsci nel suo contesto?

4. Vota Antonio. Veniamo ora ad un'altra delle dicotomie che Roberto Saviano delinea nel suo pezzo: quella fra opposizione parlamentare Vs. opposizione extraparlamentare. La prima riformista e "buona", la seconda estremista e "cattiva". E confrontiamo questa dicotomia con un esempio storico.

Nel giugno 1924, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, i parlamentari dell'opposizione antifascista decisero di disertare le aule del Parlamento, dando così luogo a quella forma di protesta extraparlamentare che passò alla storia come "secessione dell'Aventino". Fra loro c'era Filippo Turati, assieme a tutti i socialisti riformisti. C'era anche la piccola pattuglia dei deputati comunisti, che però, nel novembre 1924, verificata l'inefficacia della protesta aventiniana, decisero di rientrare in Parlamento, dove rimasero a contrastare la maggioranza fascista, praticamente da soli, per altri due anni, fino a quando il partito comunista non fu messo fuori legge. (A che tipo di pacifica dialettica parlamentare fossero avvezzi i deputati fascisti lo si può vedere consultando la voce di Wikipedia dedicata a Francesco Misiano).

Quindi, ricapitolando. Nel 1925 abbiamo il socialista riformista Turati fuori dal parlamento. In parlamento c'è una maggioranza parlamentare "estremista" fascista e una minoranza comunista (parimenti "estremista" secondo Saviano) di cui Gramsci fa parte. Comunque si voglia giudicare la situazione, si tratta di un caso in cui la realtà storica si rivela più complessa dei rigidi schematismi delineati da Saviano.

5. Conclusione. Con tutto questo discorso non voglio dire, naturalmente, che la violenza verbale nella lotta politica va sempre bene, che è sempre giustificata. Sono d'accordo con Saviano nel condannare certe forme di settarismo inutile e controproducente (di cui è un esempio il giudizio su Turati espresso da un Togliatti al peggio del suo stalinismo, citato da Saviano nel suo articolo). Né intendo affrontare discorsi astratti sul punto se sia meglio la lotta extraparlamentare o quella parlamentare.

Dico che ogni situazione fa storia a sé, che occorre giudicare caso per caso, e che generalizzazioni astratte e astoriche, come quella proposta da Saviano nell'articolo in questione, non hanno alcun significato.
          Baricco e il postmodernismo da quattro soldi        
Sul "Primo Amore" Antonio Moresco ha pubblicato una bella lettera aperta ad Alessandro Baricco, in risposta a un'intervista concessa da quest'ultimo al "Venerdì di Repubblica".

Baricco, parlando del suo ultimo romanzo, non si limita ad esporre la sua personale poetica di scrittore, ma pretende di far assurgere quest'ultima al livello di teoria generale della letteratura valida per tutti. Moresco rimprovera giustamente a Baricco l'arroganza di tale pretesa.

Baricco non è nuovo a questo genere di smargiassate, così le chiamava il mio professore di filosofia del liceo (si riferiva alle teorie pseudo-storiciste di Francis Fukuyama, ma la definizione è adatta anche a quelle di Baricco). Nel 1992 lo stesso Baricco pubblicò per l'editore Garzanti un testo teorico sulla musica moderna (oggi reperibile in edizione Feltrinelli) dove, con piglio zdanoviano, condannava tutta la musica "atonale" in quanto non adeguata ai gusti della "gente". Nel 2003, qui, pubblicai una recensione di questo libro. La ripropongo ora qui in calce, con minime variazioni. Non mi piace molto com'è scritta, però contiene un'idea che, dopo aver letto il fondamentale libro del collettivo Wu Ming sul New Italian Epic, mi è diventata più chiara: l'idea, cioè, che il "postmodernismo da quattro soldi" sia una delle forme più pervasive e insidiose in cui si presenta oggi l'ideologia dominante. Ecco la recensione.

Alessandro Baricco, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità, Garzanti, Milano 1992, pp. 101.

Avvertenza per gli estimatori di Alessandro Baricco: la presente è una stroncatura.

1. Riassunto dei contenuti del libro

Nel primo capitolo, intitolato L'idea di musica colta, Baricco individua l'origine del concetto di musica colta nell'idealismo romantico dell'Ottocento, la cui figura principale, Beethoven, stabilisce il paradigma a cui tutti i successivi compositori, nonché gli interpreti e il pubblico, si attengono: "una musica impegnata, spirituale e difficile" (p. 19). Tale concetto è oggi, secondo Baricco, sopravvissuto a se stesso, dato che ne sono venuti meno i presupposti storici, ideologici e sociali ("qualcuno sa cosa significa spirito?", p. 20). Ma gli esecutori e i fruitori della musica colta si ostinano a riproporre questa concezione ormai superata, e a riproporre i capolavori del passato in forma mummificata e inerte, secondo un malinteso concetto di fedeltà al testo, fondamentalmente perché - sempre secondo Baricco - hanno "paura" della modernità.

Nel secondo capitolo, come alternativa alla prassi corrente, Baricco propone la "sua" idea di interpretazione. La musica "colta" del periodo classico si proponeva di organizzare il caos entro un preciso ordine formale; compito dell'interprete di oggi è, secondo Baricco, di far esplodere tale ordine per far sì che le "schegge" del materiale musicale si possano ricomporre secondo nuove geometrie provvisorie, momentanee, ogni volta diverse, secondo costellazioni di senso sempre rinnovate, piacevoli e sorprendenti.

Il terzo capitolo è dedicato alla musica atonale del Novecento. Baricco parte da un'audace constatazione: ma questa musica, dopo più di settant'anni, ancora non ha un suo pubblico! Gli ascoltatori, per quanto si sforzino, non la apprezzano e non la capiscono! Hanno torto loro? No, naturalmente: hanno invece avuto torto Schoenberg e i suoi successori (tutti quelli che hanno composto musica atonale, vale a dire i tre quarti dei compositori del Novecento da Berg a Webern fino alla scuola di Darmstadt e oltre).

Baricco spiega il perché: esistono "invalicabili limiti fisiologici" (p. 55) che impediscono all'orecchio umano di apprezzare la musica atonale. Infatti ogni brano musicale, continua Baricco, altro non è che un "meccanismo di piacere" (ibid.) basato su un gioco di previsione da parte dell'ascoltatore/risposta da parte della musica: se si cancella la logica tonale, sparisce l'orizzonte della previsione e si elimina il "piacere dell'ascolto" (p. 56).

La musica seriale è ormai superata, e anche qui Baricco non manca di dare la sua spiegazione sociologico-storica: l'atonalità di Schoenberg e seguaci nasce come espressionistico grido di orrore di fronte alla tragica realtà dei massacri e dei totalitarismi del Novecento. Ma nel secondo dopoguerra, "una volta sfumata quella follia" (p. 63) e venuti meno i conflitti ideologici e sociali che caratterizzarono la prima metà del secolo, anche tale giustificazione per l'atonalismo viene a mancare. Perciò non ci sono più motivi validi per i quali i compositori debbano ostinarsi a frustrare "le legittime aspettative del pubblico" (p. 65) continuando a proporre musica così inascoltabile, e perpetuando "lo strappo profondo e grottesco tra quella musica e la gente" (p. 66).

Occorre dunque richiamare i compositori "ai doveri della modernità" (p. 67), "ricreare una sintonia col sentire collettivo. Con una certezza: la modernità è innanzitutto uno spettacolo" (p. 73) e la gente vuole innanzitutto divertirsi, anche nelle sale da concerto: i musicisti devono dunque accettare "l'allegra realtà di un'umanità inconsapevolmente e sanamente drogata" (p. 70), di una modernità dove "la spettacolarità del reale e quella delle forme di rappresentazione si inseguono in un'escalation per la quale anche l'orribile diventa meraviglia" (ibid.).

Nell'ultimo capitolo del suo libro, Baricco propone ai compositori contemporanei due modelli da seguire: Puccini e Mahler. Secondo Baricco, questi due autori avrebbero accettato la concezione moderna di spettacolarità, senza temere di adottare un linguaggio musicale primitivo, né d'infarcire le loro opere di elementi volgari o di cattivo gusto, pur d'intercettare il bisogno di spettacolo dell'ascoltatore odierno, precorrendo così l'estetica del cinema.

2. Critica

Sui primi due capitoli non c'è molto da dire: si tratta di luoghi comuni che Baricco espone come se si trattasse di trovate sue; interpreti come Pierre Boulez (nella sua attività di direttore d'orchestra) e Maurizio Pollini adottano da sempre prassi esecutive antiformalistiche senza bisogno di attendere lezioncine da parte di Alessandro Baricco: di propriamente suo c'è solo un certo superficiale edonismo.

Circa i restanti capitoli del libro, premesso che reputo agghiacciante ognuna delle frasi o espressioni di Baricco che sopra ho citato tra virgolette (reazione molto soggettiva, lo ammetto), la prima osservazione critica da fare su questo testo è che Baricco propone un'estetica normativa, vale a dire un'estetica che pretende di prescrivere agli artisti come devono lavorare (non dovete più scrivere musica atonale, dovete farvi capire dalla "gente", ecc).

Ora, ogni estetica normativa è un'aberrazione, indipendentemente dal suo contenuto. Se poi si vuole valutare quest'ultimo, bisognerà osservare che Baricco si accosta ad Andrej Zdanov, il "teorico" sovietico del realismo socialista: anche lui pretendeva dai compositori una musica dal linguaggio semplice, tradizionale, accessibile alle grandi masse popolari. Zdanov avanzava tale pretesa in nome del superiore interesse del socialismo, Baricco in nome della "modernità" e della fine delle ideologie, ma il risultato non cambia. Baricco, nella sua irritante e dilettantesca superficialità, non sembra neanche rendersi conto del totalitarismo implicito nella pretesa che gli artisti debbano conformare la loro produzione ai gusti della "gente".

D'altra parte neppure si capisce bene quale pubblico Baricco abbia in mente: il pubblico che frequenta le sale da concerto è così esiguo che non vale neanche la pena che i musicisti si affannino per compiacerlo: e peggio per tale pubblico se non riesce ad apprezzare Anton Webern. Viceversa, il pubblico che non ha mai messo piede in un auditorium e non ascolta Schoenberg e Stockhausen, nella sua stragrande maggioranza non ascolta neppure Mahler e Puccini, ed evidentemente non per motivi ascrivibili al solo linguaggio musicale.

In ogni caso, dal fatto che la lettura di questo libro non mi ha impedito neppure per un minuto di continuare ad ascoltare il mio CD con i pezzi per pianoforte di Schoenberg, deduco che quella degli "invalicabili limiti fisiologici" è una colossale sciocchezza, con cui Baricco cerca malamente di giustificare la propria opposizione ideologica alla musica d'avanguardia.

La sua valenza ideologica è in realtà l'unico aspetto un poco interessante di questo libro. Esso, con la sua esaltazione del disimpegno, delle gioie del consumismo e della "gente" che vuole divertirsi, appare come un esempio tipico di quella versione euforico-ebetudinaria del postmoderno che ha furoreggiato nel nostro paese durante tutti gli anni '80: un'epoca nella quale a molti intellettuali non è parso vero di poter finalmente riproporre (nell'aggiornatissimo linguaggio filosofico post-strutturalista) l'antico, tradizionale qualunquismo italiano. Appare tristemente ironico che alcuni di quegli intellettuali si scaglino oggi dalle pagine dell' "Unità" o di "Repubblica" contro le impreviste (ma prevedibili) conseguenze politiche della loro stessa filosofia.

P.S. Ad un certo punto del suo testo, Baricco inserisce alcune oscure insinuazioni a proposito di presunte "coperture politiche" di cui gli artisti dell'avanguardia musicale avrebbero goduto nel nostro paese. Sorge allora la tentazione di leggere questo libro, il cui valore teorico-critico è nullo, in chiave direttamente pratica: forse Baricco si è proposto di approntare un "manifesto" per i musicisti della cosiddetta scuola neo-romantica?

Mi sono allora comprato un disco antologico di un esponente di questa corrente musicale, che ebbe anch'essa un effimero momento di notorietà nel corso degli anni '80: Marco Tutino, Operas, CD Aura Music AUR421-2, 2000, Euro 4,25. Si tratta di composizioni carine, indubbiamente orecchiabili, il cui linguaggio musicale si colloca fra le colonne sonore di Bernard Herrmann e i balletti di Aaron Copland, il tutto realizzato senza troppa fantasia e con circa trent'anni di ritardo.

Bene, ho fatto un piccolo esperimento. Un brano di questo CD di Marco Tutino l'ho fatto ascoltare ad un mio coinquilino che ascolta solo reggae ed hip-hop (e che, così facendo, qualche volta supera gli invalicabili limiti fisiologici delle mie capacità d'ascolto), e poi gli ho fatto sentire qualche minuto di Contrappunto dialettico alla mente di Luigi Nono (1968). Nessuno dei due brani gli è piaciuto, ma ha trovato di gran lunga più interessante quello di Nono.
          Mozart schedato da Buscaroli        
Va subito detto che il titolo del libro di Piero Buscaroli, La morte di Mozart (Rizzoli, Milano 1996, pp. 373) è fuorviante. L'oggetto della trattazione di Buscaroli non è, infatti, "la morte di Mozart", bensì gli ultimi dieci anni di vita del grande compositore. L'intento dichiarato di Buscaroli è quello di demolire tutta una serie di leggende, falsità e luoghi comuni che, secondo lui, si sarebbero accumulati intorno alla figura di Mozart ad opera dei suoi biografi otto e novecenteschi: il Mozart di Buscaroli sarebbe infine quello genuino ed autentico, finalmente restituitoci dopo due secoli di menzogne.

Mi sembra che il punto di vista di Buscaroli sia politicamente determinato e che questa componente politica sia un elemento essenziale del suo metodo. Infatti, Buscaroli è un nostalgico dell'ancien régime, né più né meno. Tutto ciò che deriva dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, per Buscaroli, è pura e semplice aberrazione. Buscaroli non accetta nulla della modernità; del feudalesimo, invece, rimpiange ogni aspetto (per esempio anche l'elevata mortalità infantile, p. 261). Questo suo punto di vista radicalmente antimoderno dovrebbe, nelle intenzioni di Buscaroli, garantirgli una completa indipendenza dalle ideologie correnti nella nostra epoca e consentirgli così di vederci più chiaro di ogni altro biografo mozartiano prima di lui.

In altre parole, il libro di Buscaroli non si basa affatto su una ricerca archivistica che abbia prodotto fonti inedite e di prima mano. Si basa, invece, sulla reinterpretazione delle fonti già note, le quali, sotto l'occhio limpido e scevro di pregiudizi di Piero Buscaroli, rivelerebbero alfine quella verità che nessuno, prima di lui, aveva veduto.

Le fonti principali di Buscaroli sono infatti: l'epistolario mozartiano; la raccolta di documenti a cura di Erich Deutsch Mozart. Die Dokumente seines Lebens, Kassel 1961; e le prime biografie mozartiane di Schlichtegroll (1793), Niemetschek (1798), Nissen (1828) e Jahn (1856-59). Sono tutti materiali ben conosciuti e ampiamente utilizzati dalla critica mozartiana. Buscaroli esprime invece il massimo disprezzo per il W. A. Mozart di Hermann Abert (1921), opera considerata fondamentale da tutti ma non da Buscaroli il quale, naturalmente, è anche in costante e aspra polemica con quasi tutta la critica mozartiana novecentesca.

Vediamo allora, più nel dettaglio, qual è il bersaglio polemico della ricostruzione buscaroliana.

Mozart, che all'età di venticinque anni lasciò il servizio dell'Arcivescovo di Salisburgo per trasferirsi a Vienna, dove cercò di mantenersi con i proventi della sua attività di pianista e compositore, è oggi celebrato come il primo grande musicista dell'epoca borghese, colui il quale, per primo, tentò di conquistarsi lo status di libero artista, riscattando così la figura del musicista dal suo ruolo di dipendente delle corti. Nelle parole del sociologo Norbert Elias (1991): "Da outsider borghese al servizio della corte, Mozart combatté fino in fondo, con incredibile coraggio, una battaglia di affrancamento dai suoi padroni e committenti aristocratici. Lo fece di propria iniziativa, per amore della propria dignità di uomo e del proprio lavoro di musicista. E perse la battaglia [...]". Secondo Elias, Mozart perse la battaglia (e la vita) in quanto i tempi non erano ancora maturi per lui: la lotta di Mozart si svolse in una nazione, l'Austria del settecento, che si trovava "in una fase dello sviluppo sociale nella quale i rapporti di potere tradizionali erano praticamente ancora intatti".

Per l'ultrareazionario Buscaroli, questa moderna visione di Mozart come artista rivoluzionario è fumo negli occhi. Con grande insistenza, Buscaroli ci propone invece un Mozart meschino, pavido e conformista, caratterizzato dalla "evidente mancanza di superiori doti intellettuali e morali" (p. 342). "Mai anelò al riscatto sociale e politico della figura dell'artista, cercava un reddito fisso, ma alto" (p. 32). "Il libero mercato dell'arte gli si spalanca, e lui continua a sperare in un impiego a corte, meglio a Vienna, dove potrebbe, tutt'al più, raddoppiare lo stipendio di ora. Uomo libero è solo a parole [...]. I suoi sogni sono quelli di un impiegato" (pp. 183-4).

Tutto il libro di Buscaroli pullula di simili osservazioni, che in verità sono reiterate tanto spesso, quanto poco sono seriamente argomentate. E non potrebbe essere diversamente, dato che, come ho detto sopra, le fonti di Buscaroli sono le stesse dei critici mozartiani che lui tanto disprezza. Se, per loro, queste fonti disegnano una determinata figura e per Buscaroli la figura esattamente opposta, ciò dipenderebbe solo dal fatto che Buscaroli è intelligente e onesto, mentre gli altri autori sono stupidi e/o in malafede.

Un esempio del metodo argomentativo di Buscaroli lo si trova nella trattazione delle dimissioni di Mozart dalla corte arcivescovile di Salisburgo nel giugno 1781. In quella circostanza, com'è noto, il segretario dell'Arcivescovo, un tale conte Arco, per tutta risposta all'insistenza con cui Mozart continuava a chiedergli di accettare la sua richiesta di dimissioni, assestò al musicista un calcio nel sedere. Questo episodio, che ha suscitato l'indignazione unanime di tutta la posterità, viene raccontato da Buscaroli con le tecniche adottate dagli avvocati difensori di chi viene processato per stupro:
A) minimizzare. "Credette di dover ridurre alla ragione il musicista ribelle con la zotica seppur benintenzionata famigliarità elargita a sguatteri e inservienti".
B) Insinuare dubbi sulla veridicità del fatto. "E se fosse tutta invenzione [...]?"
C) Sostenere che la vittima, in fondo, se l'è cercata. "E il giovane genio dal corpo minuto [...] fece tutto quanto poteva per trarlo fuori dai gangheri" (tutte le citazioni sono dalla p. 53).
Il tutto al palese scopo di tessere l'apologia di un sistema sociale, nel quale era possibile che un Mozart venisse preso a calci dallo scagnozzo di un feudatario.

A ciò aggiungiamo il fatto che, della musica di Mozart, Buscaroli parla poco o nulla: al Don Giovanni sono dedicate in tutto 3 (tre) pagine, nelle quali Buscaroli si limita a dirci che Da Ponte copiò il libretto da Giovanni Bertati; e sai che novità! Questo ci dà la misura di quanto la lettura di questo libro possa risultare tediosa e irritante.

Questo, almeno, per le prime duecentosessanta pagine. E' solo quando Buscaroli inizia a parlare degli ultimi mesi di vita di Mozart, che il suo discorso comincia a farsi un minimo interessante. A proposito della genesi del Requiem, Buscaroli propone una tesi che, pur non essendo necessariamente giusta, non è né futile né banale. Secondo Buscaroli (il quale, per una volta, avverte onestamente il lettore di non aver prove di quanto afferma: p. 324), l'incompiutezza del Requiem non sarebbe dovuta alla morte improvvisa del compositore, bensì ad una sua scelta deliberata. Infatti, Mozart fu incaricato della composizione da un nobile musicista dilettante, il conte Walsegg-Stuppach, il quale intendeva appropriarsi della stessa paternità dell'opera: il conte voleva cioè far eseguire il Requiem (dalla propria orchestra di corte) figurandone lui come autore.

Secondo Buscaroli, quando Mozart si rese conto dei termini di questo incarico (che inizialmente aveva accettato per necessità di denaro), maturò un invincibile disgusto per il lavoro che gli era stato commissionato: la sua coscienza artistica e professionale si ribellò all'idea di dover comporre un'opera che non avrebbe mai potuto rivendicare come sua. Sarebbe questo, secondo Buscaroli, il vero motivo per cui il Requiem rimase incompiuto.

Una prova a sostegno della sua ricostruzione sarebbe costituita, secondo Buscaroli (il quale considera il Requiem di Mozart un'opera minore e mal riuscita), dalla stessa scarsa qualità musicale della composizione. Mozart, cioè, sapeva di dover scrivere un'opera che sarebbe andata sotto il nome di un musicista dilettante: perciò la scrisse in modo volutamente sciatto, adoperando ad esempio un "contrappunto opaco, scontato, da manuale" (p. 325), e alla fine si rifiutò senz'altro di completarla, meditandone probabilmente la distruzione.

Buscaroli, però, sembra non rendersi conto che quanto lui scrive in queste pagine finali, a proposito del Mozart autore del Requiem, contraddice in modo stridente quanto egli stesso ha sostenuto nel corso di tutti i capitoli precedenti. Se Mozart, dal 1781 fino all'estate del 1791, era quel piccolo-borghese pusillanime e opportunista che Buscaroli si è sforzato di dipingere, come si spiega questo improvviso scatto di orgoglio e di dignità a pochi mesi dalla morte?

A me sembra, invece, che in queste pagine finali gli occhiali dell'ideologia siano in qualche modo caduti dal naso di Buscaroli, il quale, alla fine, non può a fare a meno di riconoscere a Mozart quelle qualità umane che fin qui gli aveva ostinatamente e faziosamente negato.

Per finire, ho seri dubbi sulla valutazione critica che Buscaroli riserva al Requiem. Non trascurerei il fatto che quest'opera sembra attualmente la più popolare fra quelle del suo autore. Ad esempio, se si digita Mozart nella casella di ricerca di "YouTube", il Requiem è la prima opzione che viene proposta. Senza dubbio, ciò si deve in gran parte al film Amadeus. Ma in parte, secondo me, lo si deve anche alla relativa semplicità di fruizione del Requiem che Buscaroli, a suo modo, evidenzia, pur senza comprenderne le ragioni. Non dimentichiamo che Mozart, poco prima di morire, fu testimone dell'enorme successo del suo Flauto Magico, un'opera scritta per un teatro della periferia di Vienna e destinata ad un pubblico popolare.

Forse Mozart, dopo aver volutamente sfidato il gusto dell'aristocrazia, e dopo l'amara esperienza del mancato sostegno da parte del pubblico borghese, negli ultimi mesi di vita iniziò a intravedere la possibilità di rivolgersi ad un pubblico interamente nuovo, posto al di fuori delle classi dominanti del presente e dell'immediato futuro. E cominciò a orientare la sua scrittura musicale all'obiettivo di conquistare ed educare, se necessario anche calibrando il livello di complessità compositiva, questo nuovo pubblico.

(Trovate la presente recensione anche su Evulon).
          'We have no experience in stopping a nuclear war.' - Sidney Drell (no replies)        
'..My greatest concern is the lack of public awareness about this existential threat, the absence of a vigorous public debate about the nuclear-war plans of Russia and the United States, the silent consent to the roughly fifteen thousand nuclear weapons in the world. These machines have been carefully and ingeniously designed to kill us. Complacency increases the odds that, some day, they will. The “Titanic Effect” is a term used by software designers to explain how things can quietly go wrong in a complex technological system: the safer you assume the system to be, the more dangerous it is becoming.'

'The harsh rhetoric on both sides increases the danger of miscalculations and mistakes, as do other factors. Close encounters between the military aircraft of the United States and Russia have become routine, creating the potential for an unintended conflict. Many of the nuclear-weapon systems on both sides are aging and obsolete. The personnel who operate those systems often suffer from poor morale and poor training. None of their senior officers has firsthand experience making decisions during an actual nuclear crisis. And today’s command-and-control systems must contend with threats that barely existed during the Cold War: malware, spyware, worms, bugs, viruses, corrupted firmware, logic bombs, Trojan horses, and all the other modern tools of cyber warfare. The greatest danger is posed not by any technological innovation but by a dilemma that has haunted nuclear strategy since the first detonation of an atomic bomb: How do you prevent a nuclear attack while preserving the ability to launch one?

..

..the Cuban Missile Crisis, when a series of misperceptions, miscalculations, and command-and-control problems almost started an accidental nuclear war—despite the determination of both John F. Kennedy and Nikita Khrushchev to avoid one. In perhaps the most dangerous incident, the captain of a Soviet submarine mistakenly believed that his vessel was under attack by U.S. warships and ordered the firing of a torpedo armed with a nuclear warhead. His order was blocked by a fellow officer. Had the torpedo been fired, the United States would have retaliated with nuclear weapons. At the height of the crisis, while leaving the White House on a beautiful fall evening, McNamara had a strong feeling of dread—and for good reason: “I feared I might never live to see another Saturday night.”

..

The personnel who command, operate, and maintain the Minuteman III have also become grounds for concern. In 2013, the two-star general in charge of the entire Minuteman force was removed from duty after going on a drunken bender during a visit to Russia, behaving inappropriately with young Russian women, asking repeatedly if he could sing with a Beatles cover band at a Mexican restaurant in Moscow, and insulting his military hosts. The following year, almost a hundred Minuteman launch officers were disciplined for cheating on their proficiency exams. In 2015, three launch officers at Malmstrom Air Force Base, in Montana, were dismissed for using illegal drugs, including ecstasy, cocaine, and amphetamines. That same year, a launch officer at Minot Air Force Base, in North Dakota, was sentenced to twenty-five years in prison for heading a violent street gang, distributing drugs, sexually assaulting a girl under the age of sixteen, and using psilocybin, a powerful hallucinogen. As the job title implies, launch officers are entrusted with the keys for launching intercontinental ballistic missiles.

..

..A recent memoir, “Uncommon Cause,” written by General George Lee Butler, reveals that the Pentagon was not telling the truth. Butler was the head of the U.S. Strategic Command, responsible for all of America’s nuclear weapons, during the Administration of President George H. W. Bush.

According to Butler and Franklin Miller, a former director of strategic-forces policy at the Pentagon, launch-on-warning was an essential part of the Single Integrated Operational Plan (siop), the nation’s nuclear-war plan. Land-based missiles like the Minuteman III were aimed at some of the most important targets in the Soviet Union, including its anti-aircraft sites. If the Minuteman missiles were destroyed before liftoff, the siop would go awry, and American bombers might be shot down before reaching their targets. In order to prevail in a nuclear war, the siop had become dependent on getting Minuteman missiles off the ground immediately. Butler’s immersion in the details of the nuclear command-and-control system left him dismayed. “With the possible exception of the Soviet nuclear war plan, [the siop] was the single most absurd and irresponsible document I had ever reviewed in my life,” Butler concluded. “We escaped the Cold War without a nuclear holocaust by some combination of skill, luck, and divine intervention, and I suspect the latter in greatest proportion.” The siop called for the destruction of twelve thousand targets within the Soviet Union. Moscow would be struck by four hundred nuclear weapons; Kiev, the capital of the Ukraine, by about forty.

After the end of the Cold War, a Russian surprise attack became extremely unlikely. Nevertheless, hundreds of Minuteman III missiles remained on alert. The Cold War strategy endured because, in theory, it deterred a Russian attack on the missiles. McNamara called the policy “insane,” arguing that “there’s no military requirement for it.” George W. Bush, while running for President in 2000, criticized launch-on-warning, citing the “unacceptable risks of accidental or unauthorized launch.” Barack Obama, while running for President in 2008, promised to take Minuteman missiles off alert, warning that policies like launch-on-warning “increase the risk of catastrophic accidents or miscalculation.” Twenty scientists who have won the Nobel Prize, as well as the Union of Concerned Scientists, have expressed strong opposition to retaining a launch-on-warning capability. It has also been opposed by former Secretary of State Henry Kissinger, former Secretary of State George Shultz, and former Senator Sam Nunn. And yet the Minuteman III missiles still sit in their silos today, armed with warheads, ready to go.

William J. Perry, who served as Secretary of Defense during the Clinton Administration, not only opposes keeping Minuteman III missiles on alert but advocates getting rid of them entirely. “These missiles are some of the most dangerous weapons in the world,” Perry wrote in the Times, this September. For many reasons, he thinks the risk of a nuclear catastrophe is greater today than it was during the Cold War. While serving as an Under-Secretary of Defense in 1980, Perry also received a late-night call about an impending Soviet attack, a false alarm that still haunts him. “A catastrophic nuclear war could have started by accident.”

Bruce Blair, a former Minuteman launch officer, heads the anti-nuclear group Global Zero, teaches at Princeton University, and campaigns against a launch-on-warning policy. Blair has described the stresses that the warning of a Russian attack would put on America’s command-and-control system. American early-warning satellites would detect Russian missiles within three minutes of their launch. Officers at norad would confer for an additional three minutes, checking sensors to decide if an attack was actually occurring. The Integrated Tactical Warning/Attack System collects data from at least two independent information sources, relying on different physical principles, such as ground-based radar and satellite-based infrared sensors. If the norad officials thought that the warning was legitimate, the President of the United States would be contacted. He or she would remove the Black Book from a briefcase carried by a military aide. The Black Book describes nuclear retaliatory options, presented in cartoon-like illustrations that can be quickly understood.

..

Although the Air Force publicly dismissed the threat of a cyberattack on the nuclear command-and-control system, the incident raised alarm within the Pentagon about the system’s vulnerability. A malfunction that occurred by accident might also be caused deliberately. Those concerns were reinforced by a Defense Science Board report in January, 2013. It found that the Pentagon’s computer networks had been “built on inherently insecure architectures that are composed of, and increasingly using, foreign parts.” Red teams employed by the board were able to disrupt Pentagon systems with “relative ease,” using tools available on the Internet. “The complexity of modern software and hardware makes it difficult, if not impossible, to develop components without flaws or to detect malicious insertions,” the report concluded.

In a recent paper for the Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, Andrew Futter, an associate professor at the University of Leicester, suggested that a nuclear command-and-control system might be hacked to gather intelligence about the system, to shut down the system, to spoof it, mislead it, or cause it to take some sort of action—like launching a missile. And, he wrote, there are a variety of ways it might be done.

..

Strict precautions have been taken to thwart a cyberattack on the U.S. nuclear command-and-control system. Every line of nuclear code has been scrutinized for errors and bugs. The system is “air-gapped,” meaning that its networks are closed: someone can’t just go onto the Internet and tap into a computer at a Minuteman III control center. At least, that’s the theory. Russia, China, and North Korea have sophisticated cyber-warfare programs and techniques. General James Cartwright—the former head of the U.S. Strategic Command who recently pleaded guilty to leaking information about Stuxnet—thinks that it’s reasonable to believe the system has already been penetrated. “You’ve either been hacked, and you’re not admitting it, or you’re being hacked and don’t know it,” Cartwright said last year.

If communications between Minuteman control centers and their missiles are interrupted, the missiles can still be launched by ultra-high-frequency radio signals transmitted by special military aircraft. The ability to launch missiles by radio serves as a backup to the control centers—and also creates an entry point into the network that could be exploited in a cyberattack. The messages sent within the nuclear command-and-control system are highly encrypted. Launch codes are split in two, and no single person is allowed to know both parts. But the complete code is stored in computers—where it could be obtained or corrupted by an insider.

Some of America’s most secret secrets were recently hacked and stolen by a couple of private contractors working inside the N.S.A., Edward Snowden and Harold T. Martin III, both employees of Booz Allen Hamilton. The N.S.A. is responsible for generating and encrypting the nuclear launch codes. And the security of the nuclear command-and-control system is being assured not only by government officials but also by the employees of private firms, including software engineers who work for Boeing, Amazon, and Microsoft.

Lord Des Browne, a former U.K. Minister of Defense, is concerned that even ballistic-missile submarines may be compromised by malware. Browne is now the vice-chairman of the Nuclear Threat Initiative, a nonprofit seeking to reduce the danger posed by weapons of mass destruction, where he heads a task force examining the risk of cyberattacks on nuclear command-and-control systems. Browne thinks that the cyber threat is being cavalierly dismissed by many in power. The Royal Navy’s decision to save money by using Windows for Submarines, a version of Windows XP, as the operating system for its ballistic-missile subs seems especially shortsighted. Windows XP was discontinued six years ago, and Microsoft warned that any computer running it after April, 2014, “should not be considered protected as there will be no security updates.” Each of the U.K. subs has eight missiles carrying a total of forty nuclear weapons. “It is shocking to think that my home computer is probably running a newer version of Windows than the U.K.’s military submarines,” Brown said.In 2013, General C. Robert Kehler, the head of the U.S. Strategic Command, testified before the Senate Armed Services Committee about the risk of cyberattacks on the nuclear command-and-control system. He expressed confidence that the U.S. system was secure. When Senator Bill Nelson asked if somebody could hack into the Russian or Chinese systems and launch a ballistic missile carrying a nuclear warhead, Kehler replied, “Senator, I don’t know . . . I do not know.”

After the debacle of the Cuban Missile Crisis, the Soviet Union became much more reluctant to provoke a nuclear confrontation with the United States. Its politburo was a committee of conservative old men. Russia’s leadership is quite different today. The current mix of nationalism, xenophobia, and vehement anti-Americanism in Moscow is a far cry from the more staid and secular ideology guiding the Soviet Union in the nineteen-eighties. During the past few years, threats about the use of nuclear weapons have become commonplace in Moscow. Dmitry Kiselyov, a popular newscaster and the Kremlin’s leading propagandist, reminded viewers in 2014 that Russia is “the only country in the world capable of turning the U.S.A. into radioactive dust.” The Kremlin has acknowledged the development of a nuclear torpedo that can travel more than six thousand miles underwater before devastating a coastal city. It has also boasted about a fearsome new missile design. Nicknamed “Satan 2” and deployed with up to sixteen nuclear warheads, the missile will be “capable of wiping out parts of the earth the size of Texas or France,” an official news agency claimed.

..

Russia’s greatest strategic vulnerability is the lack of a sophisticated and effective early-warning system. The Soviet Union had almost a dozen satellites in orbit that could detect a large-scale American attack. The system began to deteriorate in 1996, when an early-warning satellite had to be retired. Others soon fell out of orbit, and Russia’s last functional early-warning satellite went out of service two years ago. Until a new network of satellites can be placed in orbit, the country must depend on ground-based radar units. Unlike the United States, Russia no longer has two separate means of validating an attack warning. At best, the radar units can spot warheads only minutes before they land. Pavel Podvig, a senior fellow at the U.N. Institute for Disarmament Research, believes that Russia does not have a launch-on-warning policy—because its early-warning system is so limited.

For the past nine years, I’ve been immersed in the minutiae of nuclear command and control, trying to understand the actual level of risk. Of all the people whom I’ve met in the nuclear realm, Sidney Drell was one of the most brilliant and impressive. Drell died this week, at the age of ninety. A theoretical physicist with expertise in quantum field theory and quantum chromodynamics, he was for many years the deputy director of the Stanford Linear Accelerator and received the National Medal of Science from Obama, in 2013. Drell was one of the founding members of jason—a group of civilian scientists that advises the government on important technological matters—and for fifty-six years possessed a Q clearance, granting him access to the highest level of classified information. Drell participated in top-secret discussions about nuclear strategy for decades, headed a panel that investigated nuclear-weapon safety for the U.S. Congress in 1990, and worked on technical issues for jason until the end of his life. A few months ago, when I asked for his opinion about launch-on-warning, Drell said, “It’s insane, the worst thing I can think of. You can’t have a worse idea.”

Drell was an undergraduate at Princeton University when Hiroshima and Nagasaki were destroyed. Given all the close calls and mistakes in the seventy-one years since then, he considered it a miracle that no other cities have been destroyed by a nuclear weapon—“it is so far beyond my normal optimism.” The prospect of a new cold war—and the return of military strategies that advocate using nuclear weapons on the battlefield—deeply unnerved him. Once the first nuclear weapon detonates, nothing might prevent the conflict from spiralling out of control. “We have no experience in stopping a nuclear war,” he said.

..

Donald Trump and Vladimir Putin confront a stark choice: begin another nuclear-arms race or reduce the threat of nuclear war. Trump now has a unique opportunity to pursue the latter, despite the bluster and posturing on both sides. His admiration for Putin, regardless of its merits, could provide the basis for meaningful discussions about how to minimize nuclear risks. Last year, General James Mattis, the former Marine chosen by Trump to serve as Secretary of Defense, called for a fundamental reappraisal of American nuclear strategy and questioned the need for land-based missiles. During Senate testimony, Mattis suggested that getting rid of such missiles would “reduce the false-alarm danger.” Contrary to expectations, Republican Presidents have proved much more successful than their Democratic counterparts at nuclear disarmament. President George H. W. Bush cut the size of the American arsenal in half, as did his son, President George W. Bush. And President Ronald Reagan came close to negotiating a treaty with the Soviet Union that would have completely abolished nuclear weapons.

Every technology embodies the values of the age in which it was created. When the atomic bomb was being developed in the mid-nineteen-forties, the destruction of cities and the deliberate targeting of civilians was just another military tactic. It was championed as a means to victory. The Geneva Conventions later classified those practices as war crimes—and yet nuclear weapons have no other real use. They threaten and endanger noncombatants for the sake of deterrence. Conventional weapons can now be employed to destroy every kind of military target, and twenty-first-century warfare puts an emphasis on precision strikes, cyberweapons, and minimizing civilian casualties. As a technology, nuclear weapons have become obsolete. What worries me most isn’t the possibility of a cyberattack, a technical glitch, or a misunderstanding starting a nuclear war sometime next week. My greatest concern is the lack of public awareness about this existential threat, the absence of a vigorous public debate about the nuclear-war plans of Russia and the United States, the silent consent to the roughly fifteen thousand nuclear weapons in the world. These machines have been carefully and ingeniously designed to kill us. Complacency increases the odds that, some day, they will. The “Titanic Effect” is a term used by software designers to explain how things can quietly go wrong in a complex technological system: the safer you assume the system to be, the more dangerous it is becoming.'

- Eric Schlosser, World War Three, By Mistake, December 23, 2016


Context

The International Day for the Total Elimination of Nuclear Weapons

          (Haptopraxeology) - Students of Civilization (no replies)        
'I remain optimistic, but even more cautiously than before. If 2016 taught me anything, it was that we economists should stick to our jobs as "students of civilization" as the founding members of the Austrian School saw their intellectual mission.

..

..We have the tools and mentality to be 'students of civilization" as our intellectual tradition demands.'

- Peter Boettke, 2016: A Year in a Life, December 29, 2016


'This book argues that the work of the Austrian economists, including Carl Menger, Joseph Schumpeter, Ludwig von Mises and Friedrich Hayek, has been too narrowly interpreted. Through a study of Viennese politics and culture, it demonstrates that the project they were engaged in was much broader: the study and defense of a liberal civilization. Erwin Dekker shows the importance of the civilization in their work and how they conceptualized their own responsibilities toward that civilization, which was attacked left and right during the interwar period. Dekker argues that what differentiates their position is that they thought of themselves primarily as students of that civilization rather than as social scientists, or engineers. This unique focus and approach is related to the Viennese setting of the circles, which constitute the heart of Viennese intellectual life in the interwar period.

• Corrects the one-sided view on Austrian economists which dominates the literature • Investigates how economics was transformed into a modern engineering science and what was lost in the process • Helps the reader understand how the Austrian economists regarded their role and responsibilities as scholars and citizens'

- The Viennese Students of Civilization, 2014


Context 'A judgment of value .. a man's affective response to definite conditions of the universe..' - Ludwig von Mises

'..dismantle the Marxist myth..' - 'Karl Marx, False consciousness'

(Bazaarmodel - To Heal - Teal) - '..is it possible to build a truly Evolutionary-Teal school?'

(The Electric Universe) - SAFIRE as Astrophysical Laboratory | EU2016


The Christmas Truce of 1914 - '..what might have happened if the truce had spread and this had caused the war to end earlier..'

(To Heal - Teal - Bazaarmodel) - Striving for wholeness '..We have let our busy egos trump the quiet voice of our soul; many cultures often celebrate the mind and neglect the body..'

'..how socialism actually produces a superclass of elites and a form of socio-economic apartheid..'


Presentation: Phase I (2012 - 2022) - The Beginning

          '..dismantle the Marxist myth..' - 'Karl Marx, False consciousness' (no replies)        
'Every once in a while, even The Economist gets it right. In a review of an intellectual biography of Marx (Karl Marx: Greatness and Illusion), published this past fall, they argue that “the myth is more impressive than the reality”. Echoing, in fact, several arguments from the book—written, surprisingly enough, by a scholar with Marxist leanings—, they point out how out of step Marx was with the theoretical developments of 19th century economics, and how dense and often nonsensical his writings were.

As refreshing as it may be, this perspective on Marx is hardly a new one. We know that throughout his work, Ludwig von Mises has exploded many of the fallacies of the Marxist school of thought, particularly those concerning the workings of a socialist system and the idea of class struggle. But Mises had, in several of his publications, also criticized the myth of Marx, pointing out inconsistencies and errors in his research, as well as criticizing his writing style.

Even if it will take a long time to dismantle the Marxist myth, I’d like to think that it will be Mises’s view of the world that will prevail.'

- Carmen Elena Dorobat, Mises on the Myth of Marx, December 26, 2016


'..Karl Marx .. the myth is more impressive than the reality.'

'COMMUNISM collapsed nearly 30 years ago, but the influence of Karl Marx lives on. Marxist approaches are found in some of the most interesting history and sociology being published today. Marx’s works, including “The Communist Manifesto”, written with Friedrich Engels in 1848, may have had more impact on the modern world than many suppose. Of the manifesto’s ten principal demands, perhaps four have been met in many rich countries, including “free education for all children in public schools” and a “progressive or graduated income tax”.

..

The overriding impression from this book is that Marx’s reputation (at least in some quarters) as an unrivalled economist-philosopher is wide of the mark. Marx had planned to write “Capital” in multiple volumes. He finished the first. But when it came to writing the second, on realising that he would face insurmountable intellectual hurdles, he pleaded illness (though seemed quite able to do other sorts of research). “Karl” was in the thick of the intellectual developments of the 19th century. But the myth is more impressive than the reality.'

- The Economist, Karl Marx, False consciousness, August 25, 2016


Context (Praxeology) - '..Menger’s experience stressed subjective factors..'

(Praxeology) - '..his or her subjective values .. to explain all economic phenomena as the results of what people do..'

(Praxeology) - 'Economics .. is about human choice and action.' - '..books by Mises, Rothbard and Hayek are already translated .. online bookstore in China..'

(Praxeology) - Savings - Economic Growth - 'We Need More Wealth, Not Necessarily More Employment' - Entrepreneurship


'..You really have to be able to think about the post-bureaucratic world..'

'..economic growth cannot be conjured into being by top-down interventionism in the form of monetary pumping and deficit spending..'

' “Monetary policy… after all, is extremely important” – is an understatement.' - Doug Noland


'..have organizations that are more and more adaptable and far more humane..'

'When Jan Patocka wrote .. the phenomenon of human conscience..' - Václav Havel

'..the phenomenon of wave after wave of economic ups and downs is ideological in character..'


Praxeology '...the primordial fact of individual human action.'

          '..Russia .. cyberpower proved the perfect weapon .. political sabotage..' (no replies)        
' “We’d have all these circular meetings,” one senior State Department official said, “in which everyone agreed you had to push back at the Russians and push back hard. But it didn’t happen.”

..

Mr. Putin, a student of martial arts, had turned two institutions at the core of American democracy — political campaigns and independent media — to his own ends..

..

..The Russians clearly had a more sophisticated understanding of American politics, and they were masters of “kompromat,” their term for compromising information.

..

..the hackings of the State Department, the White House and the Pentagon..

..

What seems clear is that Russian hacking, given its success, is not going to stop. Two weeks ago, the German intelligence chief, Bruno Kahl, warned that Russia might target elections in Germany next year. “The perpetrators have an interest to delegitimize the democratic process as such,” Mr. Kahl said. Now, he added, “Europe is in the focus of these attempts of disturbance, and Germany to a particularly great extent.” '



'..the White House’s reluctance to respond forcefully meant the Russians have not paid a heavy price for their actions, a decision that could prove critical in deterring future cyberattacks.

..

..President Vladimir V. Putin of Russia moved beyond mere espionage to deliberately try to subvert American democracy and pick the winner of the presidential election.

..

..A low-cost, high-impact weapon that Russia had test-fired in elections from Ukraine to Europe was trained on the United States, with devastating effectiveness. For Russia, with an enfeebled economy and a nuclear arsenal it cannot use short of all-out war, cyberpower proved the perfect weapon: cheap, hard to see coming, hard to trace.

..

The United States had two decades of warning that Russia’s intelligence agencies were trying to break into America’s most sensitive computer networks. But the Russians have always managed to stay a step ahead.

Their first major attack was detected on Oct. 7, 1996, when a computer operator at the Colorado School of Mines discovered some nighttime computer activity he could not explain. The school had a major contract with the Navy, and the operator warned his contacts there. But as happened two decades later at the D.N.C., at first “everyone was unable to connect the dots,” said Thomas Rid, a scholar at King’s College in London who has studied the attack.

Investigators gave it a name — Moonlight Maze — and spent two years, often working day and night, tracing how it hopped from the Navy to the Department of Energy to the Air Force and NASA. In the end, they concluded that the total number of files stolen, if printed and stacked, would be taller than the Washington Monument.

Whole weapons designs were flowing out the door, and it was a first taste of what was to come: an escalating campaign of cyberattacks around the world.

..

The Russians were also quicker to turn their attacks to political purposes. A 2007 cyberattack on Estonia, a former Soviet republic that had joined NATO, sent a message that Russia could paralyze the country without invading it. The next year cyberattacks were used during Russia’s war with Georgia.

..

Mr. Obama was briefed regularly on all this, but he made a decision that many in the White House now regret: He did not name Russians publicly, or issue sanctions. There was always a reason: fear of escalating a cyberwar, and concern that the United States needed Russia’s cooperation in negotiations over Syria.

“We’d have all these circular meetings,” one senior State Department official said, “in which everyone agreed you had to push back at the Russians and push back hard. But it didn’t happen.”

..

Last year, the attacks became more aggressive. Russia hacked a major French television station, frying critical hardware. Around Christmas, it attacked part of the power grid in Ukraine, dropping a portion of the country into darkness, killing backup generators and taking control of generators. In retrospect, it was a warning shot.

..

..CrowdStrike’s nicknames for the two Russian hacking groups that the firm found at work inside the D.N.C. network. Cozy Bear — the group also known as the Dukes or A.P.T. 29, for “advanced persistent threat” — may or may not be associated with the F.S.B., the main successor to the Soviet-era K.G.B., but it is widely believed to be a Russian government operation. It made its first appearance in 2014, said Dmitri Alperovitch, CrowdStrike’s co-founder and chief technology officer.

..

Only in March 2016 did Fancy Bear show up — first penetrating the computers of the Democratic Congressional Campaign Committee, and then jumping to the D.N.C., investigators believe. Fancy Bear, sometimes called A.P.T. 28 and believed to be directed by the G.R.U., Russia’s military intelligence agency, is an older outfit, tracked by Western investigators for nearly a decade. It was Fancy Bear that got hold of Mr. Podesta’s email.

..

It was bad enough that Russian hackers had been spying inside the committee’s network for months. Now the public release of documents had turned a conventional espionage operation into something far more menacing: political sabotage, an unpredictable, uncontrollable menace for Democratic campaigns.

..

Julian Assange, the WikiLeaks founder and editor, has resisted the conclusion that his site became a pass-through for Russian hackers working for Mr. Putin’s government or that he was deliberately trying to undermine Mrs. Clinton’s candidacy. But the evidence on both counts appears compelling.

..

Mr. Putin, a student of martial arts, had turned two institutions at the core of American democracy — political campaigns and independent media — to his own ends. The media’s appetite for the hacked material, and its focus on the gossipy content instead of the Russian source, disturbed some of those whose personal emails were being reposted across the web.

..

In late 2014, hackers working for Kim Jong-un, the North’s young and unpredictable leader, had carried out a well-planned attack on Sony Pictures Entertainment intended to stop the Christmastime release of a comedy about a C.I.A. plot to kill Mr. Kim.

In that case, embarrassing emails had also been released. But the real damage was done to Sony’s own systems: More than 70 percent of its computers melted down when a particularly virulent form of malware was released. Within weeks, intelligence agencies traced the attack back to the North and its leadership. Mr. Obama called North Korea out in public, and issued some not-very-effective sanctions. The Chinese even cooperated, briefly cutting off the North’s internet connections.

As the first Situation Room meetings on the Russian hacking began in July, “it was clear that Russia was going to be a much more complicated case,” said one participant. The Russians clearly had a more sophisticated understanding of American politics, and they were masters of “kompromat,” their term for compromising information.

..

..code was put out in the open by the Russians as a warning: Retaliate for the D.N.C., and there are a lot more secrets, from the hackings of the State Department, the White House and the Pentagon, that might be spilled as well. One senior official compared it to the scene in “The Godfather” where the head of a favorite horse is left in a bed, as a warning.

..

As the year draws to a close, it now seems possible that there will be multiple investigations of the Russian hacking — the intelligence review Mr. Obama has ordered completed by Jan. 20, the day he leaves office, and one or more congressional inquiries. They will wrestle with, among other things, Mr. Putin’s motive.

..

Did he seek to mar the brand of American democracy, to forestall anti-Russian activism for both Russians and their neighbors? Or to weaken the next American president, since presumably Mr. Putin had no reason to doubt American forecasts that Mrs. Clinton would win easily? Or was it, as the C.I.A. concluded last month, a deliberate attempt to elect Mr. Trump?

In fact, the Russian hack-and-dox scheme accomplished all three goals.

What seems clear is that Russian hacking, given its success, is not going to stop. Two weeks ago, the German intelligence chief, Bruno Kahl, warned that Russia might target elections in Germany next year. “The perpetrators have an interest to delegitimize the democratic process as such,” Mr. Kahl said. Now, he added, “Europe is in the focus of these attempts of disturbance, and Germany to a particularly great extent.” '

- Eric Lipton, David E. Sanger and Scott Shane, The Perfect Weapon: How Russian Cyberpower Invaded the U.S., December 13, 2016


Context '[Russia] may become a threat to the world. That is the worst thing that could happen to Russia.' - Yegor Gaidar

'..Russian strategy of hybrid influence and destabilization .. German Council on Foreign Relations.'

'German intelligence says Russia is trying to destabilize German society..' - '..war that Moscow is waging against the West..'

'[Putin is doing] anything that can and will expand Russian influence to U.S.S.R.-era levels of power.'


'..Zero tolerance for Russian intrusions .. Estonia .. policy of publicly naming or prosecuting spies..'

'..the Soviet Union was cut off from Western financial markets and was effectively under permanent sanctions..'

          å…ˆã«è¡ŒããŸã„ならMac、過去にすがりつくならWin        

Macは常に新しいものを追求していき

Winは常に過去に捕らわれ続けているようなOSです。


フリーソフトはWindowsのオペレーションに特化したものでなければ

逆にBSD系となったMacのほうが多いかもしれません。

(MacもWin同様にIntelプラットフォームになったため

ソースコードが公開されているソフトならコンパイルするだけだったりする)


WindowsMediaPlayerの著作権管理機能を用いたサイトや

ネトゲに支配される生活を止める良い機会だと考えてはいかがでしょうか?


別な方面からですが

手間の掛かる子ほど可愛いとも言いますしね・・・。


          RENUNGKANLAH SAUDARAKU...!        
Abdul Karim Germanus, Legenda Muslim Hungaria
"Islam satu saat nanti akan memperlihatkan keajaibannya pada saat dunia mulai diliputi oleh kegelapan." (Abdul Karim Germanus) Dr. Abdul Karim Germanus (1884-1979) adalah seorang orientalis terkemuka asal Hungaria dan juga seorang akademisi yang telah mendunia. Perjalanan spiritual Abdul Karim Germanus (dulu bernama Julius Germanus) mencari Islam menyita hampir separuh perjalanan hidupnya. Dia menghabiskan sepanjang hidupnya untuk mempertahankan Islam dan bahasa Arab. Selepas melewati masa-masa sulit semasa remaja dan lepas dari belenggu tradisi, dia kemudian tertarik untuk mempelajari Islam. Germanus menggambarkan kisah keislamannya itu sebagai “bangunnya sebuah kehidupan baru.” Disebutkan, awal perkenalannya dengan Islam adalah di Turki pada saat menjadi mahasiswa di sana. Kemudian, dia pergi ke India untuk mengajar di sana, pada masa Perang Dunia I. Dan di negeri Bollywood itulah dia mengucapkan dua kalimah syahadah. Selepas bertugas di India Germanus kembali ke Hungaria dan diangkat sebagai profesor di sana. Dia sering beradu argumentasi dengan para profesor dan orientalis Hungaria, terutama tentang kebenaran Islam. Berikut kisah perjalanan hidup salah satu legenda Muslim di Hungaria ini yang diambil dari beberapa sumber. *** Awal perjalanan Germanus lahir di Budapes, ibukota Hungaria pada tahun 1884 dan dibesarkan dalam nuansa Kristen taat. Segera setelah lulus dari Universitas Budapes, dia memutuskan untuk mengambil spesialisasi bahasa Turki. Selanjutnya pada tahun 1903 dia pergi ke Istanbul. Dia diterima di Universitas Istanbul dan mengambil program studi bahasa Turki. Selama bertahun-tahun tinggal di sana akhirnya dia menjadi fasih baik dalam hal percakapan, membaca maupun menulis. Selama di Istanbul, Germanus juga belajar Al-Quran berikut terjemahan dalam bahasa Turki. Itulah perkenalan awalnya dengan Islam. Dengan kemampuannya yang tinggi dalam membaca terjemahan Al-Quran berbahasa Turki, membuatnya mudah memahami Islam langsung dari sumber aslinya. Tak hanya itu, dia juga membandingkan terjemahan dalam beberapa bahasa lainnya. Sebuah upaya yang lazim dilakukan oleh misionaris Kristen untuk mengkaji kelemahan Islam. Namun Germanus justru tertarik dengan Islam. Termotivasi dengan kebenaran agama Islam, dia memutuskan untuk melakukan penelitian yakni menelusuri apa saja yang telah ditulis oleh orang-orang Kristen tentang Islam dan membandingkannya dengan sumber aslinya yaitu Al-Quran dan Sunnah Nabi. Dia melakukan berbagai upaya. Misalnya dengan membaca terjemahan kitab-kitab hadis dalam rangka mempelajari perkataan-perkataan Nabi Muhammad SAW. “Bertengkar” dengan profesor Germanus kembali ke Hungaria dan berjumpa dengan beberapa eks profesornya di Universitas Budapes. Mereka punya reputasi hebat sebagai orientalis. Namun sering menyampaikan pemikiran-pemikiran yang menyimpang tentang Islam. Germanus berdebat dengan para profesor itu. Dia menceritakan karakter sesungguhnya dari sosok Nabi Muhammad SAW. Uraiannya didasarkan pada berbagai hadis yang dia ketahui. Setelah puas “bertengkar” dengan para profesornya, Germanus memutuskan belajar bahasa Arab lebih mendalam lagi. Germanus memang punya bakat besar di bidang bahasa. Buktinya, dalam jangka waktu singkat dia sudah mahir berbahasa Arab. Belum puas, dia juga belajar bahasa Persia. Tahun 1912, Germanus diangkat sebagai profesor bahasa Arab, Persia dan Turki di Hungarian Royal Academy di Budapes. Dia juga mengasuh mata kuliah Sejarah Islam. Selanjutnya dia memimpin Department of Oriental studies pada Budapest University of Economics. Bersyahadah di India Pada tahun 1928, setelah bekerja beberapa lama di University of Budapest, sastrawan dan penerima Nobel terkemuka asal Bangladesh (dulu masih bernama India -red) Rabindranath Tagore (1861-1941) mengundang Germanus untuk mengajar sekaligus memimpin program Islamic Studies di Visva-Bharati University. Germanus bermukim di India selama beberapa tahun dan disana pula dia menemukan cahaya Islam. Prosesi syahadahnya berlangsung di Mesjid Agung Delhi dan dia berganti nama menjadi Abdul Karim. Universitas tempat dia bekerja tak mendiskriminasikannya gara-gara masuk Islam. Bahkan dia mendapat kelonggaran, misalnya untuk menunaikan shalat Jumat ke mesjid. Keinginan Germanus yang kuat untuk mendalami Islam dan menyelami sifat-sifat khas Muslim telah mempertemukannya dengan salah satu pujangga Islam tersohor asal Pakistan yakni Muhammad Iqbal. Rasa ingin tahu Germanus yang begitu tinggi hingga dia sering terlibat pembicaraan hingga berjam-jam lamanya. Tak hanya itu, mereka juga sering berdiskusi tentang aktifitas para orientalis dan misionaris Kristen. Germanus dan Iqbal punya pandangan berbeda tentang aktifitas misionaris Kristen. Menurut Germanus, propaganda yang disebarkan oleh para misionaris Kristen di Eropa sebagai sebuah masalah pelik yang mengkhawatirkan. Sementara Iqbal justru melihat masalah sesungguhnya ada pada orang Islam sendiri. Iqbal menyebut kesatuan Muslim yang lemah yang membuat Islam mudah diombang-ambing. Belajar bahasa Arab klasik Kecintaan Germanus pada bahasa Arab telah membawanya ke Kairo, tempat dimana dia kemudian belajar bahasa Arab klasik. Satu ketika, pada saat pertama kali menjejakkan kakinya di pelabuhan Alexandria, dia mengaku sangat terkejut dengan respon yang diberikan oleh penduduk setempat. Mereka pada tertawa mendengar bahasa Arab Germanus. Bukan apa-apa, karena dia berbicara dengan menggunakan bahasa Arab klasik atau kuno! Mereka, warga Alexandria, berbincang dengan memakai dialek setempat hingga Germanus tak mampu mencerna apa yang mereka ucapkan. Kontan dia merasa marah dan berteriak lantang, “Saya kemari untuk belajar bahasa Al-Quran dari Anda! Kenapa kalian justru menertawakan dan mengejek saya?” Selama di Mesir, Germanus menjalin hubungan erat dengan penulis terkenal negeri kuda nil itu yakni Mahmoud Timour. Mahmoud bahkan menulis tentang perjalanan Germanus mencari Islam dalam bukunya Behind the Veil (Dibalik Hijab) yang berisi kumpulan kisah-kisah pendek. Dia menyebut Germanus seorang teman yang baik, yang memiliki kecakapan bahasa Arab demikian mengagumkan. Menurut Mahmoud, Germanus memainkan peranan yang penting dalam menjaga dan melestarikan bahasa Arab klasik. Begitulah, akhirnya Germanus benar-benar mencapai tingkat kemahiran yang tinggi dalam tata bahasa Arab (baca: Al-Quran). Dia selanjutnya kembali ke kampung halaman dan menjadi profesor di Universitas Budapes bidang sejarah dan kebudayaan selama hampir 40 tahun lamanya. Dia banyak mempublikasikan hasil-hasil pemikirannya, terutama tentang kebangkitan bahasa Arab klasik di dunia Arab. Obsesinya adalah membangkitkan kembali kejayaan bahasa Arab klasik yang mati suri selama sekian lama. Impiannya, satu saat nanti semua negara-negara Arab bisa bercakap dengan format bahasa Arab yang seragam hingga akan mengikat kesatuan di antara mereka serta tumbuh kecintaan akan warisan budaya dan sejarah Arab yang begitu tinggi. Menentang sikap orientalis Sepanjang perjalanan karir akademisnya, Germanus berperang melawan orientalis di Eropa. Dalam berbagai penjelasan, dia selalu menyampaikan argumentasinya berdasarkan data dan fakta serta rasional. Begitupun dia selalu mendapat tentangan, bahkan menjurus permusuhan. Akibatnya sering berselisih pendapat dengan para orientalis lain. Bahkan dia dipecat oleh pihak universitas dengan alasan kelakuan yang tidak pantas. Sebaliknya dengan para mahasiswa bimbingannya, meskipun Germanus dicap berseberangan pemikiran dengan para orientalis, mereka tetap mendukung ide-ide yang dibawanya. Mereka menghargai pekerjaannya dan melihat buah karyanya punya pengaruh yang besar secara akademis, di Barat dan dunia Islam. Karena dukungan para mahasiswa itu pula dia masih masih bisa tetap menjadi staf pengajar di universitas. Naik Haji Di Hungaria, Germanus berusaha keras memberikan pencerahan kepada Muslim di negerinya, yang kala itu berjumlah antara 1000 hingga 2000 jiwa. Dia mendirikan sebuah organisasi guna menjembatani hubungan antara Islam dengan pemerintah. Misinya kala itu adalah membawa Islam agar diterima sebagai salah satu agama resmi di Hungaria. Tahun 1935 Germanus menunaikan rukum Islam kelima dan menjadi satu dari sedikit Muslim Eropa yang berangkat ke Mekkah pada masa itu. Tahun 1939 dia menunaikan ibadah haji untuk kali kedua. Bahkan kisah perjalanan rohaninya ke Mekkah dirangkumnya dalam sebuah buku berbahasa Hungaria yang cukup terkenal berjudul Allahu Akbar! Buku tersebut telah diterjemahkan ke dalam beberapa bahasa. Germanus menikah dengan seorang perempuan Eropa yang dulunya beragama Kristen. Setelah beberapa lama, sang istri akhirnya memeluk Islam dengan disaksikan oleh Syekh Ahmed Abdul Ghafur Attar, seorang penulis dan akademisi Islam terkenal. Publikasi Islam di Eropa Germanus aktif berdakwah melalui tulisan. Dia menulis tentang Islam di pelbagai media di Eropa. Dalam sebuah artikelnya dia pernah menulis bahwa Islam satu saat nanti akan memperlihatkan keajaibannya pada saat dunia mulai diliputi oleh kegelapan. Germanus bisa disebut sebagai jenius bahasa. Buktinya dia menulis banyak buku, diantaranya The Greek, Arabic Literature in Hungarian, Lights of the East, Uncovering the Arabian Peninsula, Between Intellectuals, The History of Arabic Literature, The History of the Arabs, Modern Movements in Islam, Studies in the Grammatical Structure of the Arabic Language, Journeys of Arabs, Pre-Islamic Poetry, Great Arabic Literature, Guidance From the Light of the Crescent (a personal memoir), An Adventure in the Desert, Arab Nationalism, Allahu Akbar, Mahmoud Timour and Modern Arabic Literature, The Great Arab Poets, dan The Rise of Arab Culture. Germanus yang meninggal pada 7 Nopember 1979 mengabdikan dirinya untuk Islam sepanjang lebih kurang 50 tahun. Begitulah, kisah sang legenda yang tak lekang oleh zaman. Dia dikenang hingga kini sebagai salah satu legenda Muslim di Hungaria. [www.hidayatullah.com]
          KDE and NVidia (updated)        

KDE Project:

The above combination was never a painless experience, still at some point in past it seemed to be better to have a NVidia card on Linux then anything else, so I continued to buy them whenever my system was upgraded. Lately although it started to make me rather bad. I have two computers, one that is a 4 core Intel CPU with 8GB of memory, the other is a Core2Duo with 3GB. The latter is a Lenovo laptop. Both have NVidia, nothing high end (Qudaro NVS something and 9300GE, both used with dual monitor setup), but they should be more than enough for desktop usage. Are they?
Well, something goes wrong there. Is that KDE, is that XOrg, is that the driver? I suspect the latter. From time to time (read: often), I ended up with 100% CPU usage for XOrg. Even though I had 3 cores doing nothing the desktop was unusable. Slow scroll, scroll mouse movements, things typed appearing with a delay, things like that. Like I'd have an XT. I tried several driver version, as I didn't always have this issues, but with newer kernel you cannot go back to (too) old drivers. I googled, and found others having similar experience, with no real solution. A suspicion is font rendering for some (non-aliased) fonts, eg. Monospace. Switching fonts sometimes seemed to make a difference, but in the end, the bug returned. Others said GTK apps under Qt cause the problem, and indeed closing Firefox sometimes helped. But it wasn't a solution. Or there was a suggestion to turn the "UseEvents" option on. This really seemed to help, but broke suspend to disk. :( Turning off the second display and turning on again seemed to help...for a while. Turning off the composite manager did not change the situation.
Finally I tried the latest driver that appeared not so long ago, 256.44. And although the CPU usage of XOrg is still visible, with pikes going up to 20-40%, I gain back the control over the desktop. Am I happy with it? Well, not....
As this was only my desktop computer. I quickly updated the driver on the laptop as well, and went on the road. Just to see 100% CPU usage there. :( Did all the tricks again, but nothing helped. Until I had the crazy idea to change my widget theme from the default Oxygen to Plastique. And hurray, the problem went away! It is not perfect, with dual monitor enabled sometimes maximizing a konsole window takes seconds, but still in general the desktop is now usable. And of course this should also make me have more uptime on battery.
Do I blame Oxygen? No, not directly. Although might make sense to investigate what causes there the NVidia driver going crazy and report to NVidia.

So in case you have similar problems, try to switch to 256.44 and if it doesn't help chose a different widget style.

Now, don't say me to use nouveau or nv. Nouveau gave me graphic artifacts and it (or KDE?) didn't remember the dual card setup. Nv failed the suspend to disk test with my machine and doesn't provide 3D acceleration needed eg. for Google Earth.

UPDATE: I upgraded my laptop to 4.5.1 (from openSUSE packages).Well, this broke composition completely, I got only black windows. I saw a new driver is available (256.53), let's try it. So far, so good, even with Oxygen. Let's see on the long run how it behaves, I didn't test it in deep.


          Tools: SpiderFoot – Open Source Intelligence Automation Tool (OSINT)        

          Competing for a better, more inclusive world at the 2015 Special Olympics World Games        

When athletes from around the world come together, some of them compete for the glory of winning. When the 6,500 athletes from across the globe competed at the 2015 Special Olympics World Games, they were playing for so much more — acceptance and inclusion of people with intellectual disabilities.   

Special Olympics
In order to bring together thousands of athletes, tens of thousands of volunteers, half a million spectators, and tens of millions of dollars in donations, the World Games Organizing Committee had a herculean task ahead of them. They needed technology that could keep up with their ambitious goals. 


Growing an audience for the World Games was paramount. With Google Ad Grants to run an AdWords campaign and Google Analytics to track behavior on their site, they were able to get their message in front of millions of people. Instead of flying around the world to train their many volunteers, they relied on Google Hangouts to efficiently and cost-effectively spread their knowledge. Twenty-five different sporting events means a lot of things to keep track of. They used Google Sheets to ensured everyone stayed on the same page and Google Sites to publicize the transportation schedule. 

As Patrick McClenahan, President & CEO of the 2015 Special Olympics World Games says, “When people are educated, inspired and engaged, hearts and minds are changed.” Carrying their message further means a more inclusive world for us all. 

Watch members of the World Games explain how they used Google tools here.


          Retailer Big Data Analytics Intern - Retail Solutions, Inc.        
Northbrook, IL - Customer Success - Northbrook, IL - Internship
POSITION SUMMARY:

This Analytics Intern will be supporting one of the nation?s largest drug chains customized big data solutions and help drive RSi? analytical reporting and business intelligence application adoption and deliver
          Scrum Master - IJet Intelligent Risk Systems        
Annapolis, MD - Department:Software Development
Location:Annapolis/Reston, MD
START YOUR APPLICATION
The Scrum Master will serve the iJET Labs scrum teams as we develop software products and services to support iJET?s mission to keep millions of people safe as they do business around the world.
          I know, I know, I'm a terrible blogger        
Silas has taken to pooping in the house in the same exact spot every time. Like it's his own personal carpeted potty. He'll do it right after he comes inside too. I'm really not sure what to do about it. I'm about to break down and pay for a flipping dog whisperer or something. I mean. Really.
Also he keeps nipping at us. And sometimes it hurts. And he still has puppy teeth. I can't even imagine what it will feel like once he has his big boy teeth.
On top of everything, work, my crazy dog, my messy house and did I mention work? On top of everything, people have been really difficult to deal with lately. I don't know if it's cause I'm tired or stressed or a combination of the above, but I take everything anyone says or does at a very personal level and I've been crying at the drop of a hat.
For instance. The boy's little sister wrote a blog post on her myspace about her faith and about religion in general and I commented in a way that I would to any of my friends. I talk to people as if they are intelligent human beings and I want to engage them in logical and thoughtful discussions. Is that such a crime? Well, in any case, one of her friends commented below mine saying, basically, not to pay attention to that "dumb girl your brother is datin" because she is all up on her high horse and who does she think she is? And I got upset. Like crying and almost hysterical upset. And I have no idea why. I cried because some 15 year old kid made fun of me on myspace??? Seriously? I don't know, I think it probably boils down to frustrations over my feelings that the boy's family thinks I'm just another "stupid girl" that he is "datin" even though we've been together for 2 and half years and are very committed. I don't think they'll ever take me seriously, or at least not anytime before our ten year wedding anniversary, which for all I know could be 40 years away.
And then someone else removed me from her facebook friends. And I shouldn't be upset about that. Because I really don't ever want to be friends with her again. We had a huge row about a month ago, and even before that she treated me (in my opinion) quite poorly and did not make me feel happy, which is what I think friends should do. But seriously? Removing me from your friends list? Are we 12????
The end.
PS: I promise to not be such a Debbie Downer with the next post.
          Intel: Ασύμβατο το Windows 10 Creators Update         

Χιλιάδες χρήστες υβριδικών φορητών υπολογιστών δεν μπορούν να ενημερώσουν τα συστήματά τους στη νεότερη έκδοση των Windows 10.
Ορισμένοι χρήστες φαίνεται ότι δεν μπορούν να αναβαθμίσουν τα συστήματά τους στο Windows 10 Creators Update, καθώς η συγκεκριμένη έκδοση του λειτουργικού συστήματος είναι ασύμβατη με τους επεξεργαστές που αυτά διαθέτουν.
Προβλήματα μέχρι στιγμής έχει επιβεβαιωθεί ότι έχουν οι κάτοχοι υπολογιστών με επεξεργαστές Intel Atom της σειράς “Clover Trail”, η οποία χρησιμοποιήθηκε σε πλήθος υβριδικών φορητών υπολογιστών τα τελευταία χρόνια.
Η Microsoft δεν έχει τοποθετηθεί ακόμα επίσημα σχετικά με το ζήτημα, όμως η γνωστή κατασκευάστρια Acer επιβεβαίωσε την ασυμβατότητα με πλήθος επεξεργαστών, συμπεριλαμβανομένων των Atom Z2760, Z2520, Z2560 και Z2580.
Αν και η Acer δεν έχει δώσει ακόμα περισσότερες λεπτομέρειες, εξήγησε ότι η Microsoft είναι ενήμερη και οι εταιρείες εργάζονται από κοινού για την εξεύρεση λύσης. Είναι πολύ πιθανό πάντως το πρόβλημα να μην οφείλεται στους επεξεργαστές αυτούς καθαυτούς, αλλά στα ενσωματωμένα υποσυστήματα γραφικών.
Ας σημειωθεί ότι οι επεξεργαστές Clover Trail μπορεί να μην είναι γνωστοί για τις επιδόσεις τους, όμως βρίσκονται σήμερα σε εκατομμύρια ενεργά συστήματα που τρέχουν Windows 10, οπότε το πρόβλημα σε καμία περίπτωση δεν μπορεί να θεωρηθεί αμελητέο.


[via]

          Data Scientist TS/SCI with CI Polygraph        
MD-Bethesda, Data Scientist Bethesda, MD TS/SCI w/CI poly required Data Scientist The Data Scientist shall provide data analysis support to counterintelligence (CI) evaluations of US national security issues. The Data Scientist will use technical and analytical expertise to explore and examine data from multiple disparate sources with the goal of discovering patterns and previously hidden insights, which in tu
          Senior Counterintelligence Analyst TS/SCI with CI Polygraph        
MD-Bethesda, TS/SCI w/CI poly DJ The Counterintelligence (CI) Analyst shall provide support to counterintelligence (CI) support to the evaluation of damage to US national security from unauthorized disclosures of sensitive US information. The analyst will support the development of key intelligence questions, conduct research and analysis of large data sets, and develop reports on findings to a senior and exec
          Healthcare Artificial Intelligence, Cognitive Tools Bring Big Investments        
August 10, 2017 - Artificial intelligence and cognitive computing systems may be attracting a lot of hype across the healthcare industry, but the ...
          Comment: Artificial intelligence is coming, ready or not        
The other day, I got into a discussion about singularity and artificial intelligence with a computer science student. He's young, smart and full of ...
          Artificial Intelligence Is About To Make Us All Managers. But Are We Ready?        
Contrary to popular belief, artificial intelligence isn't going to take your job. But you will need to adapt to a new future of work, with robots in tow.
          How The US, China And Russia Are Moving Toward Weaponizing Artificial Intelligence        
A group of researchers are warning the world about weaponizing artificial intelligence and robotics, but that machine-learning genie may already be ...
          How The US, China And Russia Are Moving Toward Weaponizing Artificial Intelligence        
A group of researchers are warning the world about weaponizing artificial intelligence and robotics, but that machine-learning genie may already be ...
          Galvanize and Amazon Launch Series of Free Alexa Workshops Across the Country        
Galvanize is a 21st Century school for engineers, entrepreneurs and data scientists. On eight campuses across the U.S., the energy, intellect and ...
          Meet Our New Text Analytics Solution Powered by Artificial Intelligence (AI)        
An intro to AI Text Analytics, which uses artificial intelligence (AI) and natural language processing to better understand the voice of your customers ...
          Artificial intelligence is helping researchers to find new drugs for ALS, a motor neurone disease        
Artificial intelligence robots are turbocharging the race to find new drugs for the crippling nerve disorder ALS, or motor neurone disease.
          Car Problems? AI And Machine Learning To The Rescue!        
... of 'Digital Twins', granular virtual copies of parts in the manufacturing process, which are enabled by deep learning and artificial intelligence.
          The Many Facets of Artificial Intelligence        
When you think of artificial intelligence (AI), do you envision C-3PO or matrix multiplication? HAL 9000 or pruning decision trees? This is an example ...
          When artificial intelligence and human resources intersect        
Indeed, the founder and CEO of artificial intelligence engine developer Recognant is a teacher -- of robots, not people -- and not the factory floor ...
          A Buffalo Church as a New Buffalo Brewery        


In Buffalo NY it’s hard to not be drawn to a church for a brewery right away. It’s like a brewing palace. Beautiful surroundings, ceiling heights that are unmatched, since it was for people to gather the utilities are surprisingly low (several feet of brick and mortar are even better than 6 inch of fiberglass, the temp stability is amazing) and Buffalo has a bunch of extra churches right now that could use a, well use. 

So what’s the problem? They came in a couple of flavors (Sadly the flavors are like skunked Bud Light, and not a Buffalo micro-brew). 

1) If the church is owned by the Papacy it cannot be used for a brewery, period dot. That takes out many of the primary candidates 

2) Most of the churches need some repairs, the first church we looked at required over 500k in stabilization and another 400-500k in conversation costs. The second needs 300k, but the conversion costs were down to about 100k. That is almost the entire budget for New Buffalo. In this same category, if there’s not a door I can get the tank thought I don’t want to bust down walls to get them installed, that’s not hard and fast just a bit of the preservationist that lingers. 

3) A brewery falls under a M1 Zoning, churches are a C1, the first city councilmen I tried to work with refused to talk to me about it for several  weeks before giving me a “I won’t actively try to stop you, but I’m not going to help you in anyway” kind of answer.  The Councilmen Franczyk, who’s district I wasn’t working in was excited about the idea. In any case not being zoned correctly is another huge risk for use to undertake, a 6 month wait would bankrupt us in our first year   

 4) There is no equity in churches so the bank will not lend us money to fix a church for the most part.  On top off that even as we pay down the merger costs of the church we can’t barrow against it later own to expand like a normal building. 

5) Preservation, on one hand it has some money we can tap into in, almost 50% of the stabilization or big repair costs could be deferred by public funds,  however you have to keep the building the way the rules call for which in the case of the first building, we would have had the largest tasting room in the world (not proven but I don’t know of any breweries with 12,000sqft of tasting space, and two levels with a stage in the middle) 

6) Transportation, I need to be able to bring in semi’s, right now were planning on a grain bin for the pale malt, and I have to be able to get that into the building, also just in the first year we’ll be moving a couple truckloads of beer a week. I have to be in a place they can get too. 

To sum it up, were still looking for a church that could hold us but it’s not our focus anymore. Unless we received a grant for $1million it looks like it’s going to be a goal to expand too.  I know the city has money like that, and that $5million went to the Staler. The city isn’t going to trust a young guy like me, my background is Intelligence and factory work, not history building refurbishing. 

This was a very long post, but I wanted to hit on it since several people have asked me about it. Chris Fetter has been a tremendous help, sending us updates when a non-Catholic church comes on the market.  We hope this will work out, but we can’t wait forever. 

This post is in response an exchange with http://www.communitybeerworks.com/, on our facebook page http://www.facebook.com/pages/The-New-Buffalo-Brewing-Co/215182275168604


          Walden & Civil Disobedience        
Walden & Civil Disobedience
author: Henry David Thoreau
name: Marisa
average rating: 3.97
book published: 1854
rating: 4
read at: 2005/10/01
date added: 2016/05/05
shelves:
review:
This book definitely rocked my world in college: The idea of civil disobedience, which of course Thoreau wasn't the first to come up with, was an astounding idea for me. Taking personal responsibility for all your actions - that you agreed to a lot of things you may intellectually disagree with just by NOT taking action against it. I now look at this book as one that started me thinking about change and resistance on an individual and daily basis. Even though I now believe change can be more than an individual movement, but this book really allowed me to think differently. It is also such a definitive American book, that was important understand a lot of American philosophy.

          Rosa Candida, Audur Ava Olafsdottir        
Voilà un petit moment que je n'ai pas lu de livre des éditions Zulma. Je n'avais plus que deux livres d'eux dans ma PAL, le choix c'est porté sur ce Rosa Candida assez intriguant. Et puis, ça faisait longtemps que je n'avais pas lu d'auteur islandais (le dernier, c'était Magnason avec LoveStar, chez Zulma aussi d'ailleurs).

Rosa Candida, Audur Ava Olafsdottir

Editeur : Zulma
Collection : Poche Z-A
Année de parution : 2010
Titre en VO :  Afleggjarinn
Année de parution en VO : 2007
Nombre de pages : 319

A lire si :
- Vous aimez les romans contemplatifs
- Vous aimez les quêtes existentielles

A ne pas lire si :
- Vous voulez de l'action
- Vous n'aimez pas quand c'est lent.

Présentation de l'éditeur : 

Le jeune Arnljótur va quitter la maison, son frère jumeau autiste, son vieux père octogénaire, et les paysages crépusculaires de laves couvertes de lichens. Sa mère a eu un accident de voiture. Mourante dans le tas de ferraille, elle a trouvé la force de téléphoner aux siens et de donner quelques tranquilles recommandations à son fils qui aura écouté sans s'en rendre compte les dernières paroles d'une mère adorée. Un lien les unissait : le jardin et la serre où elle cultivait une variété rare de Rosa candida à huit pétales. C'est là qu'Arnljótur aura aimé Anna, une amie d'un ami, un petit bout de nuit, et l'aura mise innocemment enceinte. En route pour une ancienne roseraie du continent, avec dans ses bagages deux ou trois boutures de Rosa candida, Arnljótur part sans le savoir à la rencontre d'Anna et de sa petite fille, là-bas, dans un autre éden, oublié du monde et gardé par un moine cinéphile.

Mon avis

Je ne me souviens plus de pourquoi ce livre est arrivé dans ma PAL. Peut-être pour sa quatrième de couverture, ou parce que ma libraire l'avait apprécié. Il a dormi un moment sur mes étagères avant que je ne le prenne. Et j'ai mis un petit moment à entrer dedans.

Il faut dire que le livre commence fort lentement. Des scènes de vies, des retours en arrière, de quoi comprendre un peu Arnljótur, le narrateur. Rapidement, le voilà quittant le cocon familial pour aller remettre en état l'une des plus fameuses roseraie du monde. Il quitte donc son père, son frère jumeaux, mais aussi sa fille et la mère de celle-ci. Son voyage va l'amener à reconsidérer une bonne partie de sa vie. Alors, oui, dis comme ça, cela ne donne pas forcément ultra envie, je vous l'accorde. Du moins, ça ressemble un peu à tous les autres romans du genre. Nous allons retrouver les questionnements de presque tout le monde sur la vie, la mort, l'amour, sa place dans le monde... A vrai dire, effectivement, ce roman ressemble assez à la plupart des romans de son genre. Le départ pour une nouvelle vie de son narrateur est un prétexte, tout comme les Rosa Candida qu'il trimbale avec lui, héritage de sa mère décédée le jour de la naissance de sa fille. Complètement paumé, il espère se trouver enfin, à vingt deux ans (jeune homme, saches donc que tu te chercheras toute ta vie). 

Nous voilà donc embarqué avec lui dans une première partie style road-trip assez décevante dans le fait qu'il ne se passe pas grand chose et qu'on le découvre tout de même ultra passif. Il se laisse porter par le courant, par les gens qu'il croise. Une fois son road-trip fini, le voilà qui arrive enfin dans le village où se trouve la roseraie. Et re-belotte, il se laisse porter par le courant. Heureusement, les quelques autre personnages qu'il rencontre sont un tout peu plus intéressant. J'ai beaucoup apprécié le frère Thomas, cinéaste accompli qui trouve les réponses plus facilement dans ses films que dans la bible. Ou encore Anna, que nous découvrirons dans le dernier tiers, mère de l'enfant, qui finalement ne sait plus vraiment où elle en est. Ce sont eux qui portent Arnljótur le long du livre, eux et Flora Sol, sa fille. Parce qu'il faut bien dire que la passivité de notre narrateur est omniprésente même dans son domaine favori, la botanique (où il suit les vieilles illustrations de la roseraie pour lui rendre son charme d'antan). 

Et pourtant, chose étrange vu que je n'apprécie pas des masses ce genre de personnage, j'ai aimé le livre. Parce qu'il est contemplatif, parce qu'il fait du bien aussi, il ne prend pas la tête, se pose quelques questions intelligentes (mais n'y répond pas toujours), offre une belle histoire entre un père et sa fille pas forcément voulue. A vrai dire, ça fait parfois du  bien de lire quelque chose de si ordinaire, de si semblable à ce que certains d'entre nous peuvent vivre (surtout après pas mal de temps à lire de la SFFF ou de la blanche plus violente).

Au final, Rosa Candida est un livre qui me laisse une impression étrange. Sa lenteur aurait du me déplaire et pourtant, il me semble que cela a été l'inverse. J'avoue avoir été plus enthousiaste à partir du milieu, dernier tiers du roman, au moment où Anna rejoint notre narrateur qui semble du coup à peine un peu moins passif ( à moins que cela ne soit la présence de l'enfant ?). Bref, à lire pour passer un bon moment.

          A world with 1.3 billion old people by 2040        
[+7] Discussion by Walter Hinteler on 07/20/09 5:02 AM Replies: 7 Views: 2,180
Tags: Old Age, Retirement, Long Term Care Insurance, Retirement Home
Last Post by vishal1 on 12/30/16 4:39 AM
          Burn After Reading        

Who’s Who
What’s What

In the World of CIA Fronts, Partners, Proprietaries & Contractors




NEW BOOK:

The Almost Classified Guide to CIA Front Companies, Proprietaries & Contractors
By WAYNE MADSEN
ISBN: 978-1-365-11196-9


Cool Justice Editor's Note: Following are excerpts from author Madsen's introduction and the body of the work. Additional suggested reading: News story about Madsen's book via the Washington, D.C. based Justice Integrity Project [link at the bottom of this post].

EXCERPTS:

From the Introduction


One of the most pervasive uses of companies as intelligence partners was under the CIA’s Operation MOCKINGBIRD. During the Cold War, the CIA, often with the approval of corporate executives, infiltrated their agents to work as journalists in newspapers, radio and television networks, wire services, and magazines. The following pages in this book are rife with examples of this penetration of the Fourth Estate – all too many in the opinion of this journalist. The CIA admitted to at least 400 journalists on the agency’s payroll at the height of MOCKINGBIRD. The CIA traditionally understates its capabilities, especially when its covert activities become publicly known. Moreover, the end of the Cold War did not stop the practice of the CIA in infiltrating the media and slant news reports to its wishes.

*

An insightful look behind the veils of secrecy into the CIA’s use of fronts, proprietaries, and partners calls into question the purpose of the CIA. Created by President Harry S Truman to serve as a central collector and repository of intelligence, the CIA became much more than that. A few weeks after the United States witnessed the assassination of President Kennedy in the middle of downtown Dallas, Truman penned an op-ed piece that appeared in several newspapers around the country. In it, Truman shared his regret for having created the CIA in 1947:

“I think it has become necessary to take another look at the purpose and operations of our Central Intelligence Agency—CIA . . . For some time I have been disturbed by the way CIA has been diverted from its original assignment. It has become an operational and at times a policy-making arm of the Government. This has led to trouble and may have compounded our difficulties in several explosive areas.

"I never had any thought that when I set up the CIA that it would be injected into peacetime cloak and dagger operations. Some of the complications and embarrassment I think we have experienced are in part attributable to the fact that this quiet intelligence arm of the President has been so removed from its intended role that it is being interpreted as a symbol of sinister and mysterious foreign intrigue.”

*

The 21st century’s CIA’s partners are more likely to be found among high-tech companies marketing the latest and greatest mobile applications and data mining programs than among banks, law offices, and advertising agencies. However, in the post-World War II era, the CIA’s top and middle echelons were normally found operating through cover as typewriter-pecking journalists, traveling Madison Avenue admen, corporate lawyers, and chain-smoking oilmen. In the 1970s and 80s, CIA contractors and partners began showing up in the high-tech field, with database, local area networking, and on-line information retrieval systems attracting the most interest by Langley.

*

As this book went to press, the smart phone game application Pokémon Go fad was sweeping the planet. Unbeknownst to many of the on-line game’s avid fan’s was the connection of the game’s developers to the CIA’s venture capital firm IN-Q-TEL. All users saw their geo-location and other smart phone data being swept up by a CIA partner firm.

SELECTED ENTRIES

Amazon, Inc. [CIA contractor]. Company provides cloud computing services for the CIA. Amazon’s CEO Jeff Bezos also owns The Washington Post.

American Historical Society. [CIA partner]. Many society officials were OSS/CIA officers.

American Press Institute. [CIA front]. Operating out of Columbia University, the institute’s director in the 1950s was a CIA officer.

AmeriCares. [CIA partner]. A non-profit organization that is often the “first in” at refugee situations. Founded by tycoon J. Peter Grace, a board chairman of the CIA front, the American Institute for Free Labor Development (AIFLD) and a trustee of another CIA front, the American Committee for Liberation from Bolshevism, AmeriCares was involved in funding the Nicaraguan contras. The group has also provided the CIA with recruiting opportunities at mass refugee sites, particularly in Latin America and Asia.

Bechtel Corporation. [CIA contractor]. Bechtel is a large construction company that has included former CIA director Richard Helms, CIA pseudonym “Fletcher M. Knight,” among its executive ranks. Bechtel was active in providing corporate cover for the OSS in the Middle East during World War II. Bechtel has been a consummate service company for various CIA operations, including support for the CIA-inspired coup against the Syrian government in 1949, the Iranian government of Prime Minister Mohamed Mossadeq in 1953, and President Sukarno of Indonesia in 1965. From the 1960s to the 1970s, Bechtel provided cover for CIA agents in Libya under both the regime of King Idris and his successor, Muammar Qaddafi. Sometimes called a “secret arm” of the CIA, Bechtel’s executives included those who would join President Reagan’s Cabinet, including Secretary of State George Schultz and Secretary of Defense Caspar Weinberger.

Before World War II, Steve Bechtel formed a military-industrial complex partnership with John McCone. McCone later became the chairman of the Atomic Energy Commission and later, director of the CIA. The CIA has used Bechtel to provide cover for non-official cover CIA operatives abroad.

Blackstone Investment Group. [CIA front]. With offices in Washington, DC and Moscow, arranged for the purchase of KGB documents following the collapse of the Soviet Union. Among the documents sought by the front company were any related to illegal CIA activities during the Cold War, including the 1963 assassination of President John F. Kennedy.

Bourbon and Beefsteak Bar and Restaurant. [CIA front]. Opened in 1967 in King’s Cross in Sydney, Australia. Served as a rendezvous point for CIA, Australian Security Intelligence Organization (ASIO), and organized crime figures. Its proprietor was Bernie Houghton, a CIA operative with links to Nugan Hand Bank, CIA weapons smuggler Edwin Wilson, and CIA clandestine services officers Theodore Shackley, Rafael Quintero, and Thomas Clines.

Center for Democracy. [CIA front]. Administered under the aegis of Boston University, the center maintained offices in Boston, Washington, DC, Guatemala City, and Strasbourg, France. Involved in CIA operations in eastern Europe, Central America, and Africa.

Colt Patent Firearms Company. [CIA partner]. Based in Hartford, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

Daddario & Burns. [CIA partner]. Headed by former OSS officer Emilio Daddario, a Democratic Representative from Connecticut, the Hartford-based law firm provided services to the CIA.

DC Comics. [CIA partner]. Worked with the International Military Information Group (IMIG), a joint CIA/Pentagon unit at the State Department, to disseminate propaganda comic books, featuring Superman, Batman, and Wonder Woman, in Serbo-Croatian and Albanian, to youth in the Balkans during the military conflicts in that region.

Disney Corporation. [CIA partner]. CIA agents who were adept at creating front companies and shell corporations in Florida, worked closely with Disney in preparation for the construction of Disney World near Orlando, Florida. OSS veteran “Wild Bill” Donovan and CIA shell company expert Paul Helliwell helped create two fake Florida cities, Bay Lake and Lake Buena Vista, as well as a number of shell corporations, to keep secret the plans for Disney World. This kept land prices low because real estate speculators were unaware of the prospective value of the land in a desolate area of central Florida.

Emory School of Medicine. [CIA partner]. Located in Atlanta, Georgia. Involved in the CIA’s MK-ULTRA behavioral modification project.

Enron Corporation [CIA partner]. Houston-based firm that was used by the CIA to provide commercial cover for its agents around the world. There were at least 20 CIA employees on Enron’s payroll. Andre Le Gallo, a former official of the CIA’s Operations Directorate, went to work as a corporate intelligence officer for Enron.

Fair Play for Cuba Committee (FPCC). [CIA front]. Officially established by American Trotskyists, the group was penetrated by CIA operatives. The FPCC New Orleans office was a CIA front that provided cover for the anti-Fidel Castro activities of Lee Harvey Oswald, Clay Shaw, and David Ferrie, among others. The New Orleans FPCC office was located at 544 Camp Street and shared the same building entrance with Guy Banister Associates, Inc., a private detective agency, the address for which was 531 Lafayette Street and around the corner from 544 Camp Street.

In December 1963, after the assassination of President John F. Kennedy, the FPCC ceased all U.S. operations.

General Electric Company. [CIA partner]. Based in Fairfield, Connecticut, provided corporate cover for CIA officers operating abroad.

General Foods Corporation. [CIA partner]. Advertising account at CIA’s Robert Mullen Company handled by an active CIA employee.

Google, Inc. [CIA partner]. Developed as a result of a research grant by the CIA and Pentagon to Stanford University’s Department of Computer Science. The CIA referred to the research as the “google project.”

Greenberg Traurig. [CIA partner]. Washington, DC “connected” law firm.

Guy Banister Associates, Inc. [CIA partner]. New Orleans private detective agency headed by former FBI agent Guy Banister. The detective agency coordinated the activities of various anti-Castro Cuban groups in New Orleans, including Banister’s own Anti-Communist League of the Caribbean, as well as the Cuban Revolutionary Council, the Cuban Democratic Revolutionary Front, Friends of Democratic Cuba, and the Crusade to Free Cuba Committee.

Banister and Associates shared office space with the CIA’s New Orleans front, the Fair Play for Cuba Committee, headed by Lee Harvey Oswald.

Hale and Dorr. [CIA partner]. Boston-based law firm that provided cover for CIA’s Independence and Brown Foundations.

Halliburton. [CIA contractor]. Based in Houston, it is the world’s largest oil service company. Recipient of a number of CIA sole-source contracts for services worldwide.

Harper and Row, Inc. [CIA partner]. Manuscripts submitted to the New York publisher that dealt with intelligence matters, particularly CIA operations, were turned over to the CIA for censoring edits before publication.

Hewlett Packard Corporation. [CIA partner]. Sold computers to Iraq for Saddam Hussein’s missile program with the knowledge and approval of the CIA.

Hill & Knowlton. [CIA partner]. Public relations firm that teamed with the CIA on a number of operations. Hill & Knowlton’s numerous offices abroad provided cover for CIA agents. One known Hill & Knowlton office that was a CIA front operation was in Kuala Lumpur.

Kerr-McGee. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating overseas.

Kissinger Associates, Inc. [CIA partner]. New York-based international consulting firm founded by former Secretary of State and National Security Adviser Henry Kissinger. Former National Security Adviser Brent Scowcroft is a co-owner. The firm provided support to the CIA-linked American Ditchley Foundation and the Bilderberg Group. Much of the 1982 seed money for Kissinger Associates was provided by Goldman Sachs.

Knight Foundation. [CIA partner]. Also known as the John S. and James L. Knight Foundation. Based in Miami, the foundation provides funding for various CIA-connected media operations in the United States and around the world.

Kroll Inc. [CIA partner]. Founded in 1972 by Jules Kroll, who had links to both U.S. and Israeli intelligence. Based in Manhattan. French domestic law enforcement believed Kroll’s Paris office was a CIA front. Kroll handled the security for the World Trade Center after the 1993 terrorist bombing and continued to be responsible for security up to, during, and after the September 11, 2001 terrorist attack. Kroll employed former FBI assistant director for counter-terrorism John O’Neill, who died in the collapse of the World Trade Center.

Lincoln Savings and Loan. [CIA partner]. Based in Irvine, California and headed by notorious swindler Charles Keating, Jr., involved in laundering funds for the Iran-contra scandal.

Lone Star Cement Corporation. [CIA partner]. Based in Stamford, Connecticut and linked to the Bush family, provided corporate cover for CIA officers operating abroad. Involved in the Iran-contra scandal.

Mary Carter Paint Company. [CIA front]. A money-laundering operation for the CIA. Involved in casinos in the Bahamas.

Monsanto. [CIA partner]. The firm contracted with former CIA official Cofer Black’s Total Intelligence Solutions (TIS), a subsidiary of the CIA-connected Blackwater USA, later Xe Services, to monitor animal rights groups, anti-genetically modified (GM) food activists, and other groups opposed to Monsanto’s agri-business operations worldwide.

National Enquirer. [CIA partner]. The tabloid’s founder, Generoso (Gene) Pope, Jr., worked for the CIA’s psychological warfare unit and the agency’s Italy branch in 1950. In 1952, Pope acquired The New York Enquirer broadsheet and transformed it into a tabloid, renaming it The National Enquirer. This transformation bore the imprimatur of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program.

Newsweek. [CIA partner]. Magazine reporters and stringers fed information to the CIA. Newsweek’s stringers in southeastern Europe and the Far East were CIA agents. When Newsweek was bought by The Washington Post Company in 1961, cooperation between the magazine and the CIA increased. It was a participant in the CIA’s Operation MOCKINGBIRD media influence program. Much of the staff of Newsweek was absorbed into a new online publication, The Daily Beast, which continues to disseminate CIA-influenced articles. See Washington Post.

Nieman Foundation. [CIA partner]. Located at Harvard University, the foundation awarded Nieman Fellowships, some on behalf of the CIA, for foreign journalists to study at Harvard. The journalists were subjected to CIA recruitment efforts prior to their returning to their home countries.

Pamela Martin & Associates. [CIA partner], Escort firm run by Deborah Jeane Palfrey, the so-called “DC Madam.” During her 2008 trial for mail fraud, Palfrey attempted to invoke the Classified Information Procedures Act in order to discuss her relationship with the CIA. The U.S. Court refused Palfrey’s request and she was convicted and later said to have committed suicide before her sentencing hearing in Washington, DC. One of her clients was Randall Tobias, the head of the CIA-connected USAID. Another was Louisiana Republican senator David Vitter.

Paris Review. [CIA front]. Literary magazine edited by George Plimpton. Published works by Jack Kerouac and Samuel Beckett. The magazine’s co-founder, Peter Matthiessen, relied on his affiliation with the magazine as his CIA cover.

Quaker Oats Company. [CIA partner]. Worked with the CIA and Atomic Energy Commission to place trace amounts of radiation in breakfast cereal served to boys at the Fernald School for the mentally retarded in Waltham, Massachusetts.

Radio Corporation of America. [CIA partner]. Provided corporate cover for CIA officers operating abroad, particularly in Iran, Philippines, Japan, and West Germany. Provided technical assistance to CIA-financed clandestine and propaganda radio stations worldwide, including Radio Free Europe. RCA founder David Sarnoff was a major supporter of CIA operations, including propaganda dissemination around the world. RCA chairman and chief executive officer Thornton F. Bradshaw was active in the operations of the CIA-linked American Ditchley Foundation.

Reily Coffee Company. [CIA partner]. Also known as William B. Reily Coffee Company and based in New Orleans, this company employed Lee Harvey Oswald and a number of other U.S. government employees, many of whom were suspected CIA officers.

Robert M. Mullen Company. [CIA proprietary]. A Washington, DC public relations firm, it was used as a front for CIA activities. E. Howard Hunt, the CIA agent, worked for Robert Mullen when he was arrested in the break-in of the Democratic National Committee headquarters at the Watergate Hotel in Washington in 1972. The Senate Watergate Committee reported that “the Mullen and Company has maintained a relationship with the Central Intelligence Agency since its incorporation in 1959. It provided covers for agents in Europe (Stockholm), Latin America (Mexico City), and the Far East (Singapore) at the time of the Watergate break-in.”

Rockefeller Foundation. [CIA partner]. Used by the CIA to direct scholarships and grants to the Third World and Eastern Europe. Rockefeller Foundation money was funneled to the American Committee for a United Europe (ACUE), created in 1948. The chairman of ACUE was OSS chief William J. Donovan and the vice chairman was Allen Dulles. One of ACUE’s board members was Walter Bedell Smith, the first CIA director.

Summa Corporation. [CIA partner]. Owned by Howard Hughes, Summa is believed to have skimmed gambling profits from the Sands, Desert Inn, Frontier, Silver Slipper, Castaways, and Landmark casinos in Las Vegas and Harold’s Club in Reno for the CIA and the Mafia. Provided financial cover for the CIA’s Glomar Explorer project.

Teneo Intelligence. [CIA partner]. Branch of Teneo Holdings, which is headquartered in New York. Teneo Holdings’s intelligence branch includes former CIA officials. Teneo is closely linked to former President Bill Clinton and Hillary Clinton. Teneo Intelligence has offices in New York, London, Rome, Brussels, Dubai, Bogota, New Delhi, and Tokyo.

Texas Commerce Bank (TCB). [CIA partner]. Houston-based bank founded by the family of James Baker III. Texas Commerce Bank was used to provide commercial cover for CIA agents. After serving as vice president for Texas Commerce Bank in Caracas from 1977 to 1979, Jeb Bush joined his father’s presidential campaign in 1980. Serving with Bush on the campaign was Robert Gambino, the CIA deputy director of security who gave Bush his orientation brief at Langley in 1977.

Kenneth Lay, the chairman of Enron, which had its own links to the CIA, served on the board of Texas Commerce Bank. Texas Commerce Bank was acquired by Chemical Bank in 1987.

The bank provided major loans to Howard Hughes’s Summa Corporation. See Summa Corporation.

United Fruit Company [CIA partner]. Involved in 1954 CIA overthrow of Jacobo Arbenz government in Guatemala. Published the Latin America Report, a publication that was a CIA front used for clandestine activities. The CIA transferred weapons to United Fruit employees in Guatemala who were involved in undermining the Arbenz government. The joint CIA-United Fruit plan was code named OPERATION FORTUNE. Company provided an airfield in Guatemala for the CIA’s training of Cuban exiles for the Bay of Pigs invasion of Cuba.

U.S. Rubber Company. [CIA partner]. Headquartered in Naugatuck, Connecticut and later called Uniroyal, provided corporate cover to CIA officers operating abroad. Included those operating under the cover of the Dominion Rubber Company of Canada, a subsidiary of U.S. Rubber Company.

U.S. Youth Council (USYC). [CIA front]. Founded in 1945 and based in New York. Some 90 percent of its funds came from the CIA. USYC received funding from the Foundation for Youth and Student Affairs (FYSA), a CIA front. The USYC was composed of American Youth Hostels, Camp Fire Girls, 4-H, American Unitarian Youth, National Catholic Welfare Conference, National Students Assembly, YMCA and YWCA.

Wackenhut. [CIA contractor]. Wackenhut, a Palm Beach Gardens, Florida-based security firm, stood accused of providing the CIA with specialized services around the world, including Chile, Greece, and El Salvador. Its Venezuelan branch, Wackenhut Venezolana, C.A., was accused in 2002 of involvement in the CIA’s coup against President Hugo Chavez. William Casey served as Wackenhut’s outside counsel before becoming CIA director in 1981.

Wackenhut eventually merged into the global security firm G4S.

Washington Post. [CIA partner]. The Washington Post was part of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD, the agency’s media influence project. Post publisher Phil Graham was a close friend and associate of MOCKINGBIRD chief Frank Wisner, Sr. and CIA director Allen Dulles. Wisner assisted Graham in acquiring The Washington Times-Herald and WTOP radio, creating a sizable CIA-influenced media operation in the nation’s capital.

W. R. Grace. [CIA partner]. Provided corporate cover to CIA officers operating abroad, particularly in Latin America. Provided donations to CIA front foundations.

  • News story about Madsen's book via The Justice Integrity Project



  •           LA GRAN "UTILIDAD" DE LA OEA...        
    Asamblea General 35 de la OEA.
    Decía en estos días el dictador venezolano Nicolás Maduro que a la OEA no la quiere nadie. ¿Cómo va a ser verdad una frase de tan despreciable personaje? ¡Tiene que estar "equivocado"! ¡La "verdad" únicamente la dice gente inteligente y agradable! Para refutar la frase de Maduro (aunque estaría "refutada" por quien la dice) vamos a mostrar la inmensa utilidad de la OEA.

    En los inicios de la juventud hay un idealismo que raya con la ingenuidad. Todos los recién egresados de colegio vibran por cambiar el mundo. Saben más de la profesión que piensan estudiar los que ya la estudiaron. Una época hermosa con unas ansias de cambiar el mundo más fuertes que las de Putin y las de Obama... Y es aquí donde viene la OEA. Con el ánimo de implantar "valores democráticos" se crean simulaciones de la OEA. Los jóvenes por un instante juegan a cambiar el mundo. Los hombres de corbata y las niñas de sastre. Una elegancia que eleva su "espíritu" a la categoría de aquellos representantes del continente... Sin la OEA ¿A qué jugarían nuestros jóvenes?


    Maduro diría que podrían jugan a un modelo de la "Asamblea Nacional". Más de uno elegiría ser Diosdado Cabello sin lugar a dudas. Pero la Asamblea Nacional Bolivariana es muy aburrida. La mayoría tendrían que gritar que están "rodilla en tierra" con el comandante eterno. La minoría básicamente tendría que gritar que "no existen garantías para la oposición". Lo único es que podría armarse un "bochinche" y liberar aquellas bajas pasiones... Tal vez esa sea una simulación un poco más auténtica del costoso circo de la política. Pero ¿Acaso eso eleva su noble y digno espíritu de nuestra juventud? 


    La diplomacia es el arte, que requiere enorme valentía, de sonreirle a quien en condiciones normales querrías pegarle un puño. No es hipocresía, para nada, por el contrario se requiere una gran valentía para sonreírle a alguien que detestas. Esto es incomprensible por algunas personas sobre todo en Antioquia y la Costa Colombiana.  Sin embargo, en su mayoría la gente en Colombia es "diplomática". En todo caso, más vale una sonrisa falsa que una guerra auténtica...


    Uno de los grandes beneficios conseguidos por la diplomacia es el de la "inmunidad diplomática". Más allá de entrar a analizar tan "valiosa" institución en sus debidas "excepciones" es claro que esto representa un beneficio. La inmunidad diplomática no solamente se presenta para "misiones diplomáticas" ante países, sino para aquellas ante instituciones como la OEA o la ONU.


    En un mundo donde priman principios como "la libertad de circulación" o la no-discriminación por razones de nacionalidad (leáse pasaporte) ¿Cómo se sacarían beneficios adicionales para personas "iguales ante la ley"? ¡Con la inmunidad diplomática! Se trata de una discriminación positiva en razón del pasaporte, de uno especial claro está. Siendo todos iguales ante la ley ¿cómo podríamos encontrar una forma para que a alguien le dijeran "Su Excelencia"? Eso sin contar que eso facilita el tránsito en aeropuertos demorado por medidas proteccionistas (que surgen "precisamente" como formas para facilitar la libertad de circulación y la no-discriminación) como las visas o las aduanas. Sin tantas instituciones internacionales ¿Cómo haría el político para incluir en la lista de su gigantesco número de "amigos" de los beneficios del poder? Ese carrusel de roscas, beneficios y adulación requiere privilegios especiales...


    Hay un tercer beneficio que presenta la OEA. Se trata de una Organización que no escatima en realizar toda serie de eventos, cocteles, tratos especiales, etc. Se trata de la socialización del más alto nivel. En estos eventos como "foro para la erradicación del hambre" se invita a "líderes comprometidos" a "discutirlo" en hoteles del más alto nivel. Se trata de eventos que sus asistentes no solamente no pasen hambre, sino que coman esquisitos manjares. Manjares que los motiven a una "reflexión profunda" para sacar una resolución, declaración, etc., donde se diga que se quiere acabar con el hambre. Â¿Cómo conseguiríamos aquellas "valiosísimas" declaraciones que se dan en eventos del más alto nivel?


    Eso sin contar con que, los organismos internacionales son buenos empleadores. ¿Qué pasaría con empleos como los del Secretario General, despachos, asistentes, adjuntos? No se puede negar que, en un mundo lleno de problemas económicos, se requiere resolver los problemas de empleo. Es "vital" para nuestra economía que haya personas encargadas de manejar varios tipos de sellos y la logística que ello implica. Más aún, por su directa relación con emitir otras de declaraciones acerca de la importancia de acabar con el hambre. Situación que llevará a otras declaraciones sobre tan importante problema... Eso sin contar que las facultades de relaciones internacionales perderían inmensas "ventajas" para el mercadeo de sus programas. ¿Dónde van a trabajar sus egresados? En esta economía global hay que "garantizarles" un empleo...


    Es así como Nicolás Maduro está equivocado. No solamente por ser él quien lo dice, sino por la importancia de la institución que se trata. Sin ella ¿Qué remedarían los jóvenes para cambiar el mundo? ¡Se perderían empleos, se desperdiciarían inmunidades diplomáticas (que podría darle a sus "amigos")! Sin la OEA y las instituciones internacionales ¿cómo podríamos tener un circo donde los payasos cumplan al pie de la letra el protocolo y la etiqueta? Sin ellos no tendríamos quien lograra darnos pan... bueno declaraciones que harán que este aparezca mágicamente...

              ALEATORIEDAD, POLÍTICA Y VOTOS...        
    Hace unos días hablábamos mi hermano y yo de la aburridora política. Este año no me gusta porque hay elecciones. Todo el mundo se apasiona por unos seres que ni conoce y por lo que vota y como mínimo su participación, si quedan puede ser irrelevante para cada uno. Pero bueno, yo jugaré también a la hinchada en este escrito. Los candidatos por los que he votado solamente ganó una amiga a la Junta Administradora Local del Barrio: esa es la democracia. Votamos para que gente que no elegimos decida sobre nuestras vidas.

    MIS VOTOS
    En estas elecciones votaré por el número 19 de la Lista del Partido Liberal, por Marcela Posada. Dos razones claves me mueven a votar por ella. La primera es que su propuesta se centra en apoyo a la maternidad, la segunda es que medio la conozco. Marcela Posada es actriz (¿yo votando por una actriz?) y era "la jirafona" en Betty la Fea, no me vi Betty la fea. Sus propuestas van en la línea de protección a la maternidad y primera infancia, además defiende la vida de los bebés.  A Marcela la tengo en Facebook. ¿La conozco? Sin embargo, muchas cosas me preocupan de votar por Marcela. No es ella, me da confianza así apenas la conozca (primera irracionalidad política), lo que más confianza me da es que no intentó convencerme de votar por ella. Adicionalmente es transparente expresa sus ideas sin esperar el voto, muestra todo hasta las propuestas indecentes que le hacen y muestra su lealtad. Pero es más lo que no conozco de Marcela que lo que conozco.

    En primer lugar me preocupa la forma en que plantea sus buenas propuestas son quitando el dinero de otros para fines que a mí me interesan. Puede beneficiar a los bebés, mamás, etc, pero sus propuestas son entre coactivas e impositivas o sea no en lo que yo entiendo por liberales, no se trata de obligar se trata de promover. Sería perfecta si sus propuestas fueran vía incentivos, descuentos, entre otras y como asumo que ella lo leerá sepa que yo me ofrezco a redactarle la ley vía incentivos tributarios y laborales (sin coacciones) para promover el apoyo a la protección a la maternidad, la vida del no-nacido y la primera infancia. 

    Publicidad Política Gratuita.

    EL PROBLEMA DE LOS VOTOS A "CUERPOS COLEGIADOS"
    El segundo problema más grave es quiénes conforman la lista del partido liberal. Entre esos están Horacio Serpa, Vivian Morales y otra serie de personajes de quienes desconfío. Desconfío del mismo partido liberal, de todos los partidos desconfío. El problema radica en que gracias a una reforma que propuso e impulsó Germán Vargas Lleras uno ya no vota por una persona avalada por el Partido Liberal, uno vota por alguien que quede en una bancada. Eso funciona de la siguiente manera:

    1. Se cuentan los votos válidos
    2. Se divide el número de curules al Senado (en este caso 100) por el número de votos totales y eso da el umbral. Los partidos o movimientos que no pasen el umbral no obtienen curules.
    3. Los partidos que pasen el umbral serán aquellos en los que se distribuyan las curules ¿Cómo? El sistema que es una función bastante rara que se llama cifra repartidora. La cifra repartidora consiste en tomar los votos de los partidos que superan el umbral y dividirlo entre 1, 2, 3, hasta n que es el número de curules. Eso da una matriz de números de los cuales los primeros 100 números son las curules a asignar. Es así que supongamos tenemos dos partidos que pasaron el umbral y 5 curules a asignar a continuación la tabla:

    PARTIDO 1:
    100 votos

    PARTIDO 2:
    50 votos

    Con cifra repartidora dividimos hasta 5

    PARTIDO 1: 100, 50, 33.33333, 25, 20
    PARTIDO 2: 50, 25, 16.66666, 12.5, 10

    Y ordenamos los primeros 100 números

    PARTIDO 1: 100, 50
    PARTIDO 2: 50
    PARTIDO 1: 33.333, 25

    La cifra repartidora es 25 y con base en este método el PARTIDO 1 tiene 4 curules y el PARTIDO 2: tiene 1 curul. No sé cómo se asignan en caso de empate, pero supongamos que se asigna la curul empatada al que tiene más votos. Aquí en primer lugar la desigualdad es clara la relación de votos entre partidos es de 1/2 la relación de curules de 1/5.

    Luego de tener la cifra repartidora se mira si la lista es cerrada o abierta, si es cerrada se asigna al primero de la lista y así sucesivamente. Si es abierta se mira el número de votos y se organizan de mayor a menor. Así que no voto por la lista de Marcela Posada, voto por la lista del Partido Liberal y espero a que los votos que corresponden a los de las maquinarias den para un espacio para Marcela.Vale la pena correr el riesgo, pues por un lado está el tema de que los candidatos del Partido Liberal con maquinarias pueden ganar solos, pero darle el voto a Marcela puede dar un espacio para votos de opinión dentro del Partido. Pero las probabilidades no son mejores que las de candidatos con maquinarias, aunque es actriz y en Colombia la gente cree y quiere a sus actores (sin perjuicio de que yo no los conozca ni los vea). Es allí donde viene otra vez la conversación con mi hermano.

    ALEATORIEDAD O DEMOCRACIA...
    Sin embargo, la conversación entre mi hermano y yo versaba "¿Sería mejor una elección aleatoria que las elecciones vía voto?" Es claro que entre un político honesto y uno deshonesto, las posibilidades están a favor del deshonesto. Tal vez los que tengan "voto inteligente" (¿es eso posible?) no voten por el deshonesto, pero el deshonesto superando los topes de publicidad en campaña, mediante maquinarias, sancochos, promesas de burocracia, entre otras que van de $1.000.000 para arriba (menos de lo que pagarán en impuestos por 4 años) ofrecen mayores incentivos a las personas para que voten por ellos. A mi que me compren con que nadie tendrá que pagar impuestos en 4 años, ja, apuesto a que no hay político que haga esa oferta, bueno me equivoco, un "buen político" haría esa oferta pero no la cumpliría. En todo caso es claro que las probabilidades favorecen a los deshonestos. El iluso que crea en la democracia dirá: eso no es así. O defenderá su partido pero es claro. Supongamos que la distribución de deshonestos es igual en todos los partidos. Alguna amiga me dirá que en su partido todos son honestos, yo creo que hay de todo en todos.

    Si hacemos una distribución aleatoria es muy probable que todos los partidos superen el umbral con más o menos la misma cantidad de votos. Lo mismo los votos al interior de los partidos, teniendo una probabilidad más o menos equilibrada entre honestos y deshonestos. La cuestión funciona teóricamente y si uno hace simulaciones, que se pueden programar en R Statistics y ver que efectivamente el azar elegiría mejor que lo que lo hace la democracia, porque corruptos y honestos tendrían las mismas probabilidades. Claro asumiendo que los corruptos no hagan un programa que desbalancee las probabilidades. Mejor dicho a la democracia le iría mejor en un casino que en las urnas...

    APOSTANDO
    Ya queda claro que apostaré por el L 19 al Senado, además me gusta ese número, pero es una apuesta riesgosa como lo es la política. ¿Por quién apostar en los otros? Bien para Cámara no conozco a nadie, y no creo en los conocidos de los conocidos de los conocidos, se supone que deberían ser más cercanos, pero no lo son. Pensaba dar ingenuamente el voto por el Partido Conservador pero, ¿dar un voto por una lista de un partido que se dice pro-vida? ¿Les creo? Solamente he votado por ellos por eso ¡qué pendejo! En la consulta del Partido Verde votaré por Ingrid Betancourt, con sus defectos pasados y su impopularidad presente, me ha parecido una mujer auténtica, eso no significa si gana tenga que votar por ella, pues tendría que tantear cómo está en el tema pro-vida. Finalmente, tampoco conozco a nadie para el parlamento Andino, así que tristemente esos dos cuerpos colegiados se van con mi voto en blanco, le apuesto al 0. Esa apuesta también tiene sus riesgos, como que gente buena no alcance el umbral, pero eso no es una carga mía sino del candidato.

    Finalmente queda la Presidencia, también creo que le apostaré al blanco. No me gusta la bala, no me gusta la Habana y esos dos son los menos malos a mi juicio, bueno Clara López no me da la sensación que lo haya hecho mal como alcaldesa encargada de Bogotá, pero su partido promueve el aborto, están en contra de la libertad de empresa bueno del TLC que no necesariamente ha significado libertad de empresa.

    El problema del voto en blanco es que si gana mandarían a otros de los mismos partidos y como dice la canción de Arjona: "para qué cuentan los votos si se repite la ecuación". Se supone que el país no puede quedar en "situación de interinidad" que eso es "malísimo" para la democracia, a mí me parecería genial no tener presidentes, ni  congresistas, no creo en el estado, no creo en la constitución pero no puedo librarme de ella, bueno al menos no en el corto plazo. Yo soy partidario de la anarquía que permite la libertad y solamente cuando hay libertad se puede ver la solidaridad. No hay solidaridad forzada. Yo preferiría ver a Marcela Posada parada con su liderazgo y autenticidad apoyando ella directamente a las mamás, pero no hacen daño las leyes que bajen los excesivos impuestos a cambio de promover el amor a los bebés y las mamás...


              Soberanía: sus verdaderas implicaciones.        
    La soberanía, un "constructo" que se come al individuo.
    Luego de que ciertos personajes que rara vez han tenido el sol en el cenit, en oficinas oscuras en Europa, hayan determinado "quitar" una cierta porción de mar a Colombia al Norte de San Andrés, se revela ese "constructo" de nación, de estado y de soberanía. El tema está bastante de moda, y probablemente, en otras oficinas en la fría capital de Colombia, con pieles no bronceadas y que quizás ni conocen ese pedazo de mar, se discute el impacto que tiene sobre "la soberanía nacional". Toda clase de reacciones se escuchan al respecto, bueno en general el sentimiento es de rechazo, hasta para mí, supuestamente que no creo en esas cosas.

    El problema para mí se resume básicamente en que las fronteras, Colombo-Nicaragüense en este caso, son "constructos" como dice Alias Aristóteles, que en últimas revelan ficciones. ¿El estado existe? Efectivamente, pero no es más que poder brutal organizado, sin más legitimidad que la que tendría una banda de ladrones, sicarios o terroristas. ¿Cómo comparas la bandera y la nación con ladrones? No sé si sean más buenos o más malos, eso a mí no me compete, lo que sí son es única e igualmente ilegítimos, más "visajosos", más usuales en mi vida y con una mentira mejor montada. Pero hay políticos de buena fe, sí, también hay ladrones, sicarios, terroristas de buena fe, ¿Qué tanto pesa la intención? Este poder brutal organizado es limitante.

    La palabra frontera es sinónimo de límite y es bastante curioso que se llame igual la división entre Colombia y Venezuela, como la división del territorio de las bandas de sicarios de Medellín. Ambas fronteras. Dicen que las de los combos o bandas son "invisibles", pero ¿alguien ha visto el meridiano 82? ¿en qué parte del río Táchira entre Villa del Rosario y San Antonio del Táchira hay una línea que separe como en los mapas? La carrera 90 puede ser tan visible o tan invisible como frontera que el río Táchira. El que haya visto el meridiano 82 debe estar bastante trabado y confundir la tierra con el mapa de la misma. Algo así hacen los poderes, nos hacen confundir la tierra con el dibujo que hizo un poderoso de la misma.

    Pero todo este dolor "patrio" por la pérdida de una franja de mar al norte de San Andrés, es un poco irónico la verdad. ¿Sentimos la misma "patria" en una vuelta en la DIAN? ¿Por qué las empresas han de dar el 33% de su renta líquida al estado? ¿Por la misma razón que nos duele la pérdida de "mar territorial" que la mayoría ni siquiera conocemos? ¿Cómo puede pertenecernos algo sobre el cuál ni remotamente ejercemos dominio? ¿Por qué alguien dibujó en un mapa, de forma más o menos arbitraria, que un lugar pertenecía a un país, lo hace suyo? ¿Dominio eminente? ¿Por qué? Si es así ¡qué buena forma de adquirir, dibujaré que la luna es mía y procederé a cobrar tributos cada que la miren!

    El caso es que la "patria" no existe, es un concepto arbitrario. Nietzsche al respecto habla más bien de la "hijatria" o el lugar que vamos a dejarle a nuestros hijos, esto lo decía con sarcasmo, quizás para negar lo adsurdo del concepto. Ese concepto de "patria" únicamente sirve para legitimar abusos. ¿Qué clase de abusos? Un señor nace en Nicaragua y otro a pocas millas náuticas en San Andrés, ¿Por qué el San Andresano no puede pescar en aguas "nicaragüenses" y el Nicaragüense en aguas Colombianas? Por ese "bello" y anquilosado concepto de soberanía que cree en nosotros el prejuicio que esas "aguas" son "nuestras". Por esa idea que tenemos en la cabeza, que es parte del dominio intelectual que ejerce el estado en nosotros a través de la educación, es que un pescador tiene esa limitación. 

    La naturaleza funciona de manera diferente un cardúmen de peces vive al vaivén de su alimento, alimento que un día estará más acá del meridiano 82 o más allá del mismo. La naturaleza de un buen pescador creería yo, no es la de portar una bandera en su bote, es la de seguir las mareas, corrientes marinas, los amaneceres y atardeceres y dirigirse allí para pescar con sus redes y sus estrategias. Sin embargo, la natural inclinación del trabajo del pescador, se ve truncada por "constructos" como el de soberanía. "Constructos" en la que creen una serie de burócratas en la Haya y se imaginan que con eso están salvando el mundo, mientras mantienen las ideas que limitan la pesca de unos seres humanos. Querido amigo pescador isleño, ¡pesque donde Haya, no donde le diga la Haya! Esto es un desafío, un día habrá en "Colombia" y otro día en "Nicaragua" y lo importante no es creer en la bandera, es hacer bien su trabajo.

    Por más que haya rechazo a todo lo que signifique Nicaragua, y que me linchen, el mismo derecho a pescar donde le plazca lo tiene el "Nicaragüense" que el "Colombiano". Un derecho que le nace porque los peces libres no son de nadie, por eso el primero que los encuentre y los aproveche se hará su dueño. Los Nicaragüenses son mis amigos, como lo puede ser cualquier ser humano. Me disgusta el presidente de Nicaragua, pero no porque sea nicaragüense, como la mayoría de la gente que me cae mal es de Colombia pero no me cae mal por ser colombiana. 

    La verdadera implicación de la soberanía es la frontera, frontera que limita, aliena e impone una serie de criterios arbitrarios que no son acordes con la naturaleza. Eso lo vemos claramente en los pescadores que de aquí o de allá deben pescar donde les plazca, no donde los "constructos" o imaginarios sobre cómo se divide la tierra. Ese "mar territorial" que nos duele, no es más que el dolor de que nos limiten en vez de limitar, pero es tan injusto limitar como que nos limiten. El prejuicio que nos crea la "patria" es lo que nos limita en negocios, amistades, acciones, nos limita a ser humanos más que ser un invento "colombianos". Invento que es bastante ridículo y teatral como reconocía el filósofo Fernando González, aun considerando la patria como una posibilidad. El "constructo" de Colombia ni si quiera es autóctono, es lo que decía Fernando González aún considerando esa posibilidad de patria. Finalmente, esos niños de la Haya creen que jugando con esos "constructos" e imaginarios limitantes, que nada tienen que ver con la verdadera naturaleza humana, evitan guerras, cuando la verdad es que sus ideas acerca del poder están más cercanas a la idea de clan, combo, masa ridícula, asociación de cazadores, no sé, esas ideas de películas con clanes y masas que con aquellas que van con la libertad, la justicia, el derecho natural y el desarrollo.

              AUTO-SEMEJANZAS Y FAMILIARIDADES: HUELLAS Y FLUJOS        
                                                                   â€œA great presence is hard to see. A great sound is hard to hear. A great figure has no form.” Lao-Tzu

                                                                    "Cantando alegre, cruzó el valle, pasó la Sabana y al mar llegó". Calavera y la Popular Independiente.

    Una de mis obsesiones permanentes son los flujos que generan patrones auto-semejantes, es en otras palabras, una obsesión por una nueva rama de la matemática llamada "geometría fractal". Sin embargo, el patrón fractal no es exclusivo únicamente de la geometría. El fractal se puede oír en música, en especial la música de Bach como este concierto donde los patrones son auto-semejantes, sin dejar de notar las diferencias. Son los flujos de muchas cosas que generan ciertos patrones auto-semejantes dibujando formas geométricamente hermosas.  Sin embargo ¿cómo podemos trascender un concepto de la matemática a la filosofía? ¿Cómo podemos utilizar el fractal para ampliar y trascender el rango de nuestros conocimientos? ¿Cómo pueden unas ideas matemáticas y de filosofía del caos aportarnos a descubrir la causa y sentido del todo? A continuación daremos un abrebocas al concepto matemático para luego trascenderlo a la filosofía y al arte y comprender cuáles son las huellas que dejan los flujos de movimiento de las cosas en los seres.

    1. DESCRIBIENDO E INTUYENDO LOS FRACTALES: Auto-semejanzas.

    1.1 Intuyendo al fractal y su causa
    ¿Qué es un fractal? ¿Cuál es su esencia? ¿Cómo es un fractal en términos geométricos? Muchas preguntas pueden surgir legítimamente acerca de lo que es un fractal en términos geométricos o de espacio.

    Un fractal es mejor mostrarlo que describirlo, en él se verá la auto-semejanza. Auto-semejanza que implica que la parte se asemeja al todo y el todo a la parte y para parafrasear a la señorita Antioquia "también del mismo modo y en el sentido contrario". El concepto de auto-semejanza es más intuitivo que racional y o mejor es mostrar la imagen de un fractal, el más famoso, el conjunto de Mandelbrot:


    Los fractales, son entonces estos modelos generados por fórmulas de retroalimentación no-lineal  (Las siete leyes del caos, pág. 138). En últimas son funciones en los términos que aprendimos matemáticas en el colegio. Sin embargo, la definición de la causa de los fractales, "fórmulas de retroalimentación no-lineal", términos que nadie entiende, es válido para los fractales generados por computador como el conjunto de Mandelbrot. Sin embargo, los fractales y más aquellos que son naturales, implican algo mucho más profundo.

    A los fractales naturales podríamos denominarlos la huella del caos (Las siete leyes del caos, pág. 140) o más bien de los flujos de movimiento que son caóticos. En términos Aristótelicos le hemos dado la vuelta al fractal desde la perspectiva de la causa-eficiente. Es decir lo que los origina. Sin embargo, la explicación de su origen era para intuir el concepto de "auto-semejanza" que es en últimas la esencia del fractal.

    Los flujos de movimiento decíamos dejan una huella Â¿cómo es esa huella? ¡Auto-semejante a escalas diferentes! (Las siete leyes del caos, pág. 140) Si se observa el conjunto de Mandelbrot podemos ver que a primera vista tiene una imagen, pero mirando las más pequeñas encontramos que hay un cierto patrón que se repite. La forma en la que se repite la huella del flujo de movimiento se denomina auto-semejanza. Invitemos a los autores de "Las Siete Leyes del Caos" para que nos expliquen lo que es la auto-semejanza:

    "Por mor de la claridad, diremos que el término 'autosemejante' incluye esta idea de las diferencias individuales y la singularidad, así como las similitudes (...) En algunas formas fractales -particularmente aquellas generadas por los computadores mediante fórmulas matemáticas- la autosemejanza tiene algo de mecánica. En otros fractales -de la naturaleza y el arte- lo que es autosemejante se halla mezclado con lo que es diferente de forma tal que constituyen un desafío a la descripción." (Las siete leyes del caos, pág. 142)
    1.2 Fractales naturales y algunas preguntas
    Si el Conjunto de Mandelbrot es un fractal artificial ¿cómo sería un fractal natural? ¡Algo que suele verse mejor desde la ventanilla de un avión! Si alguien quiere cazar fractales que pida la ventanilla de un avión así haya algunos mal encarados que crean que es capricho. Algo como la siguiente foto:

    NUBES FRACTALES

    El flujo de movimiento en el caso de las nubes es el agua, el fluido -término físico- más común en la tierra. La huella que deja son las formas que tienen una retroalimentación del sol, luego del "albedo" que producen devolviendo radiación solar al espacio, los choques de las goticas, la disminución de la temperatura ocasionada por el impacto de la devolución de la radiación que disminuye la evaporación, lo que disminuye la temperatura, aumenta la condensación, disminuye la humedad específica, al enfriar aumenta la presión. Mejor dicho es una situación de una multicausalidad enorme o sea de muchas causas, que se retroalimentan así mismas... 

    Esos fractales naturales son la huella de aquello que los primeros filósofos denominaban el arjé. Los primeros filósofos empezaron a ver que la naturaleza estaba compuesta de algo y el fluir de ese algo era lo que generaba los seres. Ese arjé plural o singular me parece que siempre era algo sometido a un flujo de movimiento capaz de dejar huella: Vgr -Agua, Aire, Fuego, Tierra. 

    Sin embargo, al ver el amplio movimiento. Algunos como Heráclito decían "uno no se baña dos veces en el mismo río", pero ante eso se genera una pregunta ¿cómo puede nombrar al río si siempre es diferente? Parménides se iba al otro extremo de considerar todo como eterno e inmutable. Pero ¿cómo explica que no hay una nube igual a otra? ¿Cómo explica al anciano y al niño? Heráclito diría que son personas distintas, lo que es contra-evidente, pero también sería contra-evidente negar la diferencia, son la misma persona pero con una diferencia en su estado. En todo caso ¿en qué medida habría impactado en su filosofía la geometría fractal? Una pregunta que generará en el lector un flujo de preguntas y respuestas... "¡Un diálogo es un fractal!" dice la Mula Pensante.

    1.3 De la filosofía a la intuición
    Quisiera cerrar este fractal con dos frases que muevan la intuición para comprender lo que es un fractal. Muchas veces la intuición la mente la entiende en forma de paradoja, o las paradojas producen intuiciones, y también del mismo modo y en el sentido contrario:

    "Ver el mundo en un grano de arena,
    y el cielo en una flor silvestre;
    tener el infinito en la palma de la mano
    y la eternidad en una hora."
    Flower world/mundo en la flor
    ¿El mundo en una flor...? ¡Quizás!
    (William Blake en PAPPAS, 1996, pág. 50)
    Dice un texto budista Chan: 

    "Se levanta una partícula de polvo y toda la tierra está allí; florece una flor y amanece un universo con ella" (Las siete leyes del caos, pág. 142-143)
    Finalmente:
    “A great presence is hard to see. A great sound is hard to hear. A great figure has no form.” Lao-Tzu. Y mi pésima traducción: "Una gran presencia es difícil de ver. Un gran sonido es difícil de oír. Una gran figura no tiene forma.". Ahh y es una cita que leí en
    http://www.yamamotomasao.jp/from_the_artist_3.html
    Hago una advertencia a los lectores eruditos desprevenidos y creen tener el dogma en sus cerebros que esto no es panteismo. Es una filosofía que quizás aún no la tenga categorizada en su aburrida cabeza. Es posible comprender la pluralidad de los entes y la trascendencia de Dios y las intuiciones orientales acerca de la parte y el todo. Las interrelaciones entre los entes que participan de la creación de Dios son mucho más profundas y delicadas de lo que parecen. Mejor dicho es una frase de desahogo ante tanto dogmático suelto que en vez de procurar entender y debatir busca clasificar y categorizar. Por cierto, las cosas no son mentiras o verdades porque yo las clasifique en modelos negativos, eso es una falacia denominada muñeco de paja.

    2. DE LA MATEMÁTICA A LA FILOSOFÍA: Familiaridades.
    Me escribe en estos días la Mula Pensante en facebook "el Apocalipsis es un fractal". Ante tal sorpresa le pregunté ¿Por qué? Y lo que me contestó me permitió entender el concepto de Iglesia. Me contestó o tal vez le entendí algo así como "la lucha individual de cada Cristiano es auto-semejante y se retro-alimenta a la lucha de la Iglesia Universal". La cuestión tiene lógica, si la gracias es un flujo de movimiento sobrenatural su huella ha de estar determinada por la lucha individual de cada cristiano. En últimas la gracia es un río que viene de Dios y a Él pretende llevarnos. De la misma forma podemos considerar el diálogo como un fractal que es la huella de un flujo de movimiento de ideas o insultos en algunos casos: insultos o ideas son fractales al fin y al cabo. También vemos fractales en la música, en especial de Bach.

    Esas autosemejanzas geométricas podríamos denominarlas también familiaridades. Los apartes de una melodía de Bach suelen ser similares al todo y así mismo a otras partes. Las nubes suelen ser familiares a las montañas, que suelen ser familiares a los árboles, las olas forman en la arena rizos familiares a las corrientes de los ríos. La auto-semejanza fractal traducida como una familiaridad esencial nos lleva a una intuición que los metafísicos descubren por lógica... ¡hay algo en común entre los seres/entes! ¡Que SON! Filósofos como Ockham por el contrario niegan esas familiaridades y dejan lo común de las cosas como meros nombres flatus vocis.

    Entre las mismas cosas hay una familiaridad, algo común, que viene como huella del rastro de los flujos de movimiento. No significa que todas sean lo mismo, para que haya autosemejanza tiene que haber diferencia. Podríamos llegar a múltiples disquisiciones al respecto, pero esa familiaridad y la retroalimentación que cada cosa hace a la otra y por ende a sí misma, sumada en un flujo de tendencias o fines al bien, ¿no será una prueba de que el arjé es el flujo del amor? Si los entes naturales se retroalimentan a sí mismos para lograr sus fines, todos esos entes tienen una huella de algo amoroso que los trasciende. La misma familiaridad y la retroalimentación que los entes hacen al flujo debe indicar que en ellos hay inmanente algo de amor. ¿Será que el amor es el arjé? El amor es querer el bien del otro, los flujos de movimiento naturales parecen indicar el bien de las cosas o que siempre les hacen un bien, un bien que las trasciende pero que las retroalimenta.

    Escher Metamorfosis. Estos cuadros utilizan los fractales para  dibujar las imágenes, pero el fondo que puede interpretárse es que todas sus imágenes a pesar de ser distintas cuentan con esa familiaridad.

    Me encantaría sentar claro que efectivamente ese amor proviene del Dios que es su causa, pero esto dejaría muchas dudas acerca de cómo de las familiaridades entre los entes que se retroalimentan se puede llegar a concluir que ese arjé proviene del flujo del amor. Creo que es así, pero esto lo digo por fe, no porque tenga la prueba fehaciente. Es decir, la existencia del mundo denota un Dios, pero que lo que mueva el mundo sea movido por el amor, es algo que requiere mayor rigor y profundidad. Apenas voy entendiendo las familiaridades. No sé lo que intuyo y razono.

    3. FAMILIAS Y FAMILIARIDADES: Arte.
    La razón intencional de este escrito era mostrar la auto-semejanza o familiaridad entre las intuiciones o sensibilidades mía y de un primo. El primo Calavera, es el cantante de la Banda Calavera y la Popular Independiente que son un nuevo género musical que busca mezclar la tradicional guasca antioqueña con un poco de rock. Es algo estilo Juanes pero mejor a mi modo de ver. Lo curioso del asunto es que oyendo una de sus canciones que advierto está mal grabada porque todavía no lo han hecho en estudio descubrí que la banda describía la intuición que me persigue hace días, la intuición y vocación hacia los "flujos". Vocación e intuición que me hace desear viajar en exceso en avión y pedir una bendita ventanilla. La canción donde Teo Calavera expresa la idea del flujo y de las familiaridades es "Soñé en el Río":

     

    Al fin y al cabo, las familias tienen la huella de la genética y también de prácticas -virtudes y vicios- de hace muchos años. Oír al abuelo diciendo que el cogía tigres de la cola y que venía El Alispruz, o a la abuelita obsesionada por tener las flores más hermosas de las palmas tienen claros impactos: "soñé una finca para mi madre -dice la canción-, llena de flores mirando al sol" . Son otra forma de "genética" pero a ambos nos tocaron y dejaron huellas en el espíritu que ahora queremos expresar al mundo. Que se expresan de acuerdo al espíritu y vocación individual, pero que tienen su auto-semejanza, su familiaridad. La familia es la portadora del flujo de herencia material y espiritual, esos flujos generan auto-semejanzas y diferencias en sus miembros.

    Teo Calavera hace sus alispruces mediante la música. La canción bellas imágenes describe los flujos de movimiento. La canción describe ese constante movimiento "soñé en el río y el río me llevó, bajó por la montaña..." luego la descripción lleva a la forma de cómo baja el río "Cantando alegre, cruzó el valle, pasó la Sabana y al mar llegó". Ese punto del mar donde se funde con el todo, con una cultura "eran las voces de una nación"  o la paradoja con la totalidad "mientras las olas me iban llevando yo era el cielo y tú mi sol". La canción tiene el mismo estilo literario de García Márquez, un realismo mágico, que describe la realidad sin desdibujarla pero de una forma curiosamente mística. En el fondo refleja ese anhelo de amor, de querer unirse con el universo, con la totalidad de las cosas en imágenes llegando a un mar que refleja ese todo de los anhelos humanos.

    INCONCLUSIÓN
    Ya se me volvió un delicioso vicio -o quizás virtud- de dejar mis escritos inconclusos. La razón es fractal ¡no quiero agotar el flujo del conocimiento! El fin de un ensayo no es el fin de lo que se pueda decir de una cosa, el fin de un ensayo es el comienzo para que muchos en su libre razonar, su creatividad y su inteligencia utilicen esas ideas para algo. Que las utilicen así sea para decir lo ridículo que es un autor o para tomar parte razonable y criticar el resto. Tesis, Antítesis y Síntesis como el Hegel Pop es imposible tenerlas en un escrito.  La dialéctica -que es quizás la ciencia que estudia los flujos de diálogos- no se agota en un escrito, ni en un autor. La verdad no es tan caprichosa como para quedarse en una sola cabeza.

    Por eso que siga el fluir, el movimiento, la dialéctica, las Tesis, Antítesis y Síntesis del Hegel Pop. Que le den duro al ensayo, modifiquen la idea y sea simplemente una ayuda de mi parte en el constante parto del conocimiento que no es oficio particular sino de la humanidad. Ojo, que sea oficio de la humanidad no significa como creen erradamente los marxistas que eso es oficio del estado. El estado es una metáfora de lo contrario al flujo de movimiento. Es oficio de la humanidad en cabezas particulares que libremente lo retroalimentan ¡un buen ejemplo es Wikipedia! En fin...

    BIBLIOGRAFÍA

    PAPPAS, T. (1996). LA MAGIA DE LA MATEMÁTICA. El orden oculto tras la naturaleza y el arte. (M. Rosenberg, Trad.) Madrid, España: Zugarto Ediciones S.A. 

    Peat, F. D., & Briggs, J. (1999). Las siete leyes del caos (Primera Edición ed.). (D. Mas, Trad.) Barcelona, Cataluña, España: Grijalbo.

    OTROS ARTÍCULOS DEL BLOG




              ILIQUIDEZ E IMPUESTOS: Ineficiencias del sistema tributario.        
    Yo pesco y el estado pesca lo que pesco...
    El sistema tributario justo es aquel que no existe. En justicia todo derecho tiene su causa en términos antropológicos o económicos. Ahora bien, si no hay una causa para una determinada erogación, por más que sea "legal", estamos ante una injusticia y un enriquecimiento sin causa. Ahora bien, dirán los constitucionalistas -que creen que un texto es vinculante porque sí- que es que es nuestra "contribución al bien común". La verdad eso no son más que teorías que producen unos sofistas burócratas para permanecer en sus deliciosos tronos de poder. ¿Acaso usted firmó la constitución? ¿Por qué tiene que pagar por proyectos de los políticos que muchas veces son ineficientes de los cuales no está de acuerdo con muchos?

    Por ejemplo, a muchas personas que estamos en desacuerdo con el Asesinato de Niños por nacer, nos obligan a financiar ese crimen por una decisión de 5 magistrados. ¿Por qué en aras del supuesto bien común tendría yo que seguir como un esclavo aquellos lineamientos? ¿Por qué tenemos que permitir que el dinero que nosotros ganamos se utilice para financiar el crimen de unas pocas multinacionales perversas? 

    Ya decía Lysander Spooner:
    "Todos los grandes gobiernos de la tierra - los que hoy existen como los que han ido desapareciendo - han tenido el mismo carácter. No pasan de simples bandas de ladrones que se han asociado con el fin de despojar, conquistar y someter a sus semejantes." (Tomado de SPOONER, Lysander. “El derecho natural: la ciencia de la justicia” En Wikisource tomado dehttp://es.wikisource.org/wiki/El_derecho_natural:_la_ciencia_de_la_justicia 08/10/2009 02:39 p.m. Capítulo III. El derecho natural contra la legislación. Segunda parte del Capítulo.)
    Y es que el fenómeno es bastante cierto y se observa por ejemplo en los denominados "combos" de Medellín que muchos quieren incluir en la "institucionalidad". Estos combos son bandas asociadas de delincuentes que dominan unas zonas limitadas por "fronteras invisibles", tienen allí el monopolio de las armas, cobran "vacuna" que no es más que una suma mensual a cambio de "protección". Inclusive se ha llegado a afirmar que los combos suelen tener mejor logística que la Policía Metropolitana. Nadie negaría que los "combos" son bandas delincuenciales, pero quiero que alguien me diga cuál es la diferencia de estos con el estado. A mi modo de ver la diferencia radica en el cómo, los combos son auténticos, el estado mentiroso. Además, los combos no requieren gigantescas justificaciones ideológicas para legitimar su acción, hacen lo que hacen y listo. Son delincuentes y lo saben, en cambio, muchas de las personas que trabajan en el estado ni si quiera se han dado cuenta para quién trabajan...

    LAS INEFICIENCIAS TRIBUTARIAS.
    Uno de los tantos "tributos" sin sentido.
    Norte de Santander cobra a todos las personas
    que salen del aeropuerto Camilo Daza de Cúcuta,
    esta estampilla. ¿Por qué? ¡Pura recocha!
    Contrario a los combos dueños de fronteras invisibles, restringiendo la entrada a dichas zonas, el estado se ha devanado el cerebro en generar justificaciones absurdas a su accionar y frente a los impuestos siempre está el trasfondo de la eficiencia. ¿Cómo recaudar más (para nada) sin desincentivar el trabajo de sus víctimas? El trasfondo de incentivar cierta actividad económica o cierta acción conveniente al estado provoca una serie de disposiciones tributarias. Conclusión un complejo enmarañado de disposiciones que generan una serie de costos operativos adicionales para la gestión empresarial.

    Ese enmarañado sistema genera que en Colombia haya un exceso de tributación. Tanto como los griegos que le tenían altar al "dios desconocido" en Colombia puede llegar un momento en que nos toque pagar al "impuesto desconocido". A grandes rasgos los principales impuestos en Colombia son:

    • Impuesto sobre la renta y complementarios.
    • Impuesto sobre el valor agregado (IVA).
    • Gravámen a los movimientos financieros (4 X 1000)
    • Impuesto de Industria y Comercio y Avisos y Tableros (Municipal).
    Estos impuestos, en apariencia simples, plantean una serie de complicaciones operativas a las empresas que hacen prácticamente que tenga una o dos personas de tiempo completo como mínimo resolviendo el problema de los impuestos. Es tal que muchos de los enredos provienen de presumir la mala fe del "contribuyente".

    SE PRESUME LA MALA FE DEL CONTRIBUYENTE.
    La verdad creo que este es un principio acertado de la tributación, ¡NADIE QUIERE PAGAR IMPUESTOS! No creo que haya alguien que pague la declaración bimestral del IVA o el impuesto de renta con una satisfacción y una sonrisa "Hoy contribuí al bien común" y pensando "Un compromiso tan lindo que no puedo evadir". Bueno quizás Ned Flanders en un capítulo de los Simpson, capítulo donde se hace una crítica anarquista y capitalista bastante positiva... y donde obviamente se ve que los impuestos son un dolor de cabeza...Aquí pueden verlo http://www.seriescoco.com/capitulo/los-simpsons/capitulo-20/40521

    El caso es que esa presunción de mala fe del contribuyente genera un enmarañado inteligentísimo que el estado llamó "retención en la fuente". La retención en la fuente aplica para todos los impuestos (excepto para el 4 X 1000 dado que éste ya es de por sí una retención del banco al dueño de la cuenta). Pero no se dio cuenta el inteligentísimo legislador que estaba confiándole el aumento de las contribuciones a la misma serie de personas de las que desconfiaba. Linda solución crear penalizar la "omisión del agente retenedor":

    ARTICULO 402. OMISION DEL AGENTE RETENEDOR O RECAUDADOR. <Ver Notas del Editor> <Penas aumentadas por el artículo 14 de la Ley 890 de 2004, a partir del 1o. de enero de 2005. El texto con las penas aumentadas es el siguiente:>

     El agente retenedor o autorretenedor que no consigne las sumas retenidas o autorretenidas por concepto de retención en la fuente dentro de los dos (2) meses siguientes a la fecha fijada por el Gobierno Nacional para la presentación y pago de la respectiva declaración de retención en la fuente o quien encargado de recaudar tasas o contribuciones públicas no las consigne dentro del término legal, incurrirá en prisión de cuarenta y ocho (48) a ciento ocho (108) meses y multa equivalente al doble de lo no consignado sin que supere el equivalente a 1.020.000 UVT.

    En la misma sanción incurrirá el responsable del impuesto sobre las ventas que, teniendo la obligación legal de hacerlo, no consigne las sumas recaudadas por dicho concepto, dentro de los dos (2) meses siguientes a la fecha fijada por el Gobierno Nacional para la presentación y pago de la respectiva declaración del impuesto sobre las ventas.

    Tratándose de sociedades u otras entidades, quedan sometidas a esas mismas sanciones las personas naturales encargadas en cada entidad del cumplimiento de dichas obligaciones.

    Ante esa circunstancia cualquiera que inicie una nueva persona jurídica o quiera "cumplir alegremente con los aportes a la nómina de los congresistas" queda mágicamente obligado a retener y de no retener el estado  te cobrará con la cárcel.

    ¿NO MÁS REMEDIO QUE HACER BILLETES?
    El artículo de la omisión del agente retenedor nos hace preguntarnos ¿bueno y cuándo sería la fecha en la que se generaría este delito? Pues la respuesta mágica es ¿desde cuándo tengo que hacer la retención o cobrar el IVA? Pero ¿cuándo es eso? Resulta que tenemos que acudir a la teoría de la "causación". ¿En qué consiste eso de la causación? El momento en el cuál surge un derecho. La teoría de la causación no está mal, pero que se genere un derecho a mi favor o una obligación en mi contra no implica... BILLETES EN EL BOLSILLO. ¿Y cuándo se causa una retención o un IVA? Esto es lo más interesante del asunto...

    Si uno mira el artículo 437 del Estatuto Tributario la regla general consiste en que el Impuesto Sobre las Ventas se causa en cualquiera de los dos primeros casos:

    • Pago
    • Al momento de la facturación o abono en cuenta (causación).
    Si la facturación se da primero, en el caso del impuesto sobre las ventas, ya la empresa que cobra el IVA tendrá una deuda en dinero que tendrá que pagar en la declaración siguiente, así el deudor se demore en pagar la factura. 

    Lo mismo sucede en el caso de la retención en la fuente, la regla general es la misma, se retiene o al momento del pago o al de la causación (abono en cuenta). Para eso puede observarse el artículo 392 del Estatuto Tributario que consagra exactamente la misma idea de la causación. Adicionalmente, esto ha sido reiterado en conceptos de la DIAN ¿cuándo se ocasiona la retención?: 

    "Momento de causación de la retención en la fuente Tal como lo establecen las disposiciones del Estatuto Tributario y lo ha precisado la doctrina de la DIAN (Conceptos No 008054 y No 095988 de 1998, entre otros), la retención en la fuente a título del impuesto sobre la renta debe efectuarse, por regla general, en el momento del pago o abono en cuenta, lo que ocurra primero. Se entiende por "pago" la extinción total o parcial de una obligación mediante la prestación de lo que se debe y por "abono en cuenta" el reconocimiento contable de una obligación independientemente de su cancelación o pago." (Concepto 003580. 12 de Enero de 2006. DIAN. En http://actualicese.com/normatividad/2006/Conceptos/Enero/003580-06.htm Consulta 17/4/2012)

    Esto se puede resaltar en cualquier portal de información contable:
    "La contabilidad en Colombia, según el decreto 2649, opera bajo el sistema de causación, lo que significa que los hechos se deben reconocer al momento de surgir la obligación o el derecho, aunque no se haya hecho o recibido el pago." (Gerencie.com. Retención en la fuente en operaciones de la misma fecha con un mismo proveedor. En http://www.gerencie.com/retencion-en-la-fuente-en-operaciones-de-la-misma-fecha-con-un-mismo-proveedor.html Publicado el 20/12/2010. Consultado 17/05/2012)
    Es decir, así uno no haya recibido el dinero o no tenga con qué pagar, mágicamente su cuenta tiene que tener billetes a la hora de las declaraciones de retención y de IVA. En términos de derechos y obligaciones, quizás esa teoría de la "causación" esté bien, pero es demasiado teórica a la hora de afrontar la realidad.

    Causar una obligación a su favor no implica tener esa obligación en efectivo. De hecho, tenerla causada significa precisamente que no se ha utilizado un bien líquido llamado dinero que la cancele. El poder liberatorio del dinero implica eso, la capacidad de cancelar las obligaciones causadas.

    Pero ¿cómo si no se ha cancelado la obligación mágicamente el contribuyente va a tener dinero para pagar la declaración? Esta tesis de la causación desconoce la realidad de los negocios en Colombia, donde la puntualidad en el cobro es rápida (o sea se factura rápido) pero el pago es lento. Así las instituciones tienen el reto de enfrentar una "cartera" morosa de obligaciones "causadas" que generan IVA. Sin embargo, mientras el deudor se demora en cumplir, no puede quien cobra el IVA sustraerse de su obligación de pagar con dinero que no ha entrado en su flujo de caja. 

    UN CASO TÉTRICO
    La omisión del agente retenedor se ocasiona dos meses después de causada la obligación. Imaginemos en el normal tráfico jurídico un IVA causado en Abril, cuya declaración ha de pagarse los primeros días de mayo y el deudor se ha demorado en pagar (porque a su vez a él le han incumplido), ya si la mora llega a los primeros días de Julio y el Agente recaudador del IVA no ha podido pagar ya ha cometido omisión del agente retenedor. Para ir a la cárcel se requiere que concurran otros dos factores aparte de describir la conducta en el artículo, "antijuridicidad" y "culpabilidad", la defensa es amplia... empezando por la ridiculez de la irrealidad del legislador, pero en todo caso las vueltas, las llamadas de la DIAN, entre otras dudo que sean agradables. Y casos así conozco bastante cercanos...

    DAR DEL AGUA QUE NO TENGO.
    Para que se comprenda el tema del "flujo de caja", podemos comparar el dinero con el agua que fluye. Si yo le digo a otro "lléneme este balde" y el otro va a buscar el agua, no puede un ladrón pedirme el agua que no tengo simplemente porque "ya se causó la obligación de traer agua". ¿De dónde va a sacar el agua? ¿De la humedad relativa del ambiente? ¿Escupiendo? ¿Robando? El dinero, como cualquier bien, está sometido a una serie de reglas y como tal su movimiento depende de la sencilla realidad de recibirlo.

    Es claro que en materia dineraria se puede acudir a la figura del crédito y al contrato de factoring que sirve para resolver esos casos "tétricos". Pero acudir al crédito implica una pérdida, sacar del dinero que no tengo, pagar luego intereses por una obligación sin sentido o que implicaba "causación".

    EL EXTREMO DEL ABSURDO, EL PRINCIPAL ASESINO DEL FLUJO.
    El leviatánUna de las retenciones más ridículas es la que se conoce como el IVA teórico, o mal llamado "rete-iva", el término correcto es la asunción del IVA en el régimen simplificado. Resulta que en el IVA hay dos clases de regímenes, el régimen común y el denominado régimen simplificado. Sin embargo, el régimen simplificado debería llamarse más bien "régimen complicado" y es que es bastante complicado. Los agentes del régimen simplificado no tienen que pagar el IVA, pero eso no implica que el estado no desee recibir algo de aquella operación. 

    Resulta que por arte de magia un genial legislador (que si trabajara para otro sector tendría la denominación de estafador) se le ocurrió que los responsables del régimen común paguen el IVA que no recaudan los del régimen simplificado. Es así como el artículo 437- 1 del Estatuto Tributario en su numeral 4 manda a que los contribuyentes hagan magia y de la buena reteniendo el IVA en operaciones con régimen simplificado. Pero no es que se lo descuenten a la persona perteneciente al régimen simplificado: ¡HA DE PAGARLO ÍNTEGRO! 

    Y ha de seguir la misma teoría de la causación. Aunque si bien es cierto, este es descontable de la declaración del IVA (vaya enredo) tiene que pagarlo cada que haga un contrato con el régimen simplificado y supere los topes legales. Es decir, si soy del régimen común y causo una deuda con una persona del régimen simplificado, así no haya recibido el flujo con el que le pagaré, no solamente debo retener del flujo de caja que no tengo, sino sacar dinero adicional a lo que me están cobrando. 

    Aunque la situación final del "contribuyente" quede en cero, es preferible no pagar nada y luego no recibir nada a cambio que pagar lo que no tengo para luego descontarlo. Además, se paga cada mes la declaración de retenciones, pero el IVA es cada dos meses luego el estado tendrá esos recursos un mes ¿me pagará intereses por ello? ¡NO! Pero en cambio al "contribuyente" sí le tocará pagar por el precio de contar con dinero antes: ¡Valor anticipado! ¿No es evidente quién se enriquece a costa de quién?

    CONCLUSIÓN.
    Sin perjuicio que lo mejor es que no existieran impuestos pues no tienen causa, las complicaciones del mismo aumentan tanto los costos de transacción empresarial que hacen más ineficiente la actividad económica como consecuencia de ello. Una de las cosas más ineficientes es la forma en la que afectan el flujo de caja empresarial en especial en lo que se refiere al IVA y a la retención en la fuente. El dinero, como el agua o el aire, fluye de una forma natural de acuerdo al tráfico de los negocios humanos. Estas formas tributarias lo que hacen es desconocer la forma como circula el dinero en la sociedad para aumentar su calidad tributaria, generando un aumento innecesario en los costos de generación de flujo de caja en las empresas.

    No me gusta la palabra conclusión pero sino la sociedad no entiende. Lo que quisiera es seguir criticando el sistema tributario a ver si algún día desaparece. Más aún esto lo que debería es oxigenar de alguna manera el debate de la reforma tributaria que propone el gobierno de "Prosperidad democrática". Un mínimo sería que desaparecieran todas esas ideas absurdas de retención en la fuente que cargan al "contribuyente" con obligaciones ridículas por las que no recibe nada a cambio.







              Â¿POR QUÉ SURGE EL DINERO?        

    ¿Por qué surge el dinero? ¿Para qué sirve? ¿Cuál es entonces su verdadera naturaleza? En  SOBRE EL DINERO iniciamos una serie de inquietudes acerca de la naturaleza del dinero. El dinero es algo bueno, muy bueno porque puede cambiarse por cualquier cosa útil, sin embargo, en la actualidad, desconocer su naturaleza genera muchos problemas, en especial la crisis económica que se cierne como una sombra sobre el mundo.

    EL ORIGEN DEL MERCADO Y EL INTERCAMBIO

    Es complicado cambiar hamburguesas por casas
    o cosas que
     no le interesen a esta mujer.
    El ser humano primero era nómada y hacía de todo menos vivir bueno. Cada persona, o cada familia más bien, debía protegerse, buscar alimento, refugio, sanarse, pasar la enfermedad, entre otras, solo. Esa situación en términos biológicos era una desventaja notoria. Una desventaja que impedía la supervivencia. ¿Entonces Rousseau se equivoca en lo del buen salvaje? ¡Efectivamente! El buen salvaje solo es incapaz de satisfacer por sí mismo todas sus necesidades lo que reduce notablemente su vida.

    Un día, unas personas inteligentes, se dieron cuenta. Él es bueno para cazar, yo para arar la tierra (bueno realmente no existía el arado), aquel para hacer protectores para el frío. De esa manera si uno hacía una cosa más veloz que otro, y el otro a su vez más veloz que aquel, pues, en vez de que cada uno intente hacer todas sus labores al tiempo ¿no es mejor que el que las hace más rápido lo haga por mí y yo haga por él lo que él no es capaz de hacer más rápido que yo? Así si uno recogía 10 frutas por día y hacía 2 empaques para conservarla al día y el otro producía 10 empaques para conservar el alimento y recogía 2 frutas. ¿Por qué no se dedica uno a hacer empaques para conservación y el otro a recoger frutas? ¡Eso fue lo que hicieron! Ese fue el origen de la economía y de la ciudad y ya lo comprendía Sócrates desde tiempos inmemoriales:

    SÓCRATES: Pues bien la ciudad nace, en mi opinión, por darse la circunstancia de que ninguno de nosotros se basta a sí mismo, sino que necesita de muchas cosas. ¿O crees otra la razón por la cual se fundan las ciudades?

    ADIMANTO: Ninguna otra

    SÓCRATES: Así, pues, cada uno va tomando consigo a tal hombre para satisfacer esta necesidad y a tal otro para aquella; de este modo, al necesitar todos de muchas cosas, vamos reuniendo en una sola vivienda a multitud de personas en calidad de asociados y auxiliares y a esta cohabitación le damos el nombre de ciudad. ¿No es así? (Platón, pág. 55: 369 B).
    Sin embargo, surge un problema. Tenemos en la comunidad una persona que hace chorizos y otra que construye casas. Si el que hace chorizos ofrece un chorizo por la casa, quizás el constructor le conteste "para construir una casa necesito más alimento que un simple chorizo", entonces el que hace chorizos le contestará "me importa un chorizo...", bueno, no le contestará eso. El que hace chorizos seguramente le contestaría que podría darle 100, 1000, los que sean, pero mientras tanto el que construye requerirá comida (además de chorizo), vestidos para protegerse del frío, etc., y con chorizos no podrá intercambiar todas sus necesidades. De la misma manera si recibiera muchos chorizos, es probable que el zapatero sea vegetariano que su medio de pago sean casas o chorizos le importe "un chorizo".

    De esa manera, la ciudad, comunidad, foro, plaza, constituye, de forma "consuetudinaria" un medio de cambio. Es así como originarse de una práctica consuetudinaria y ser medio de cambio son las dos características referentes al dinero.

    CARACTERÍSTICAS DEL DINERO
    ¿Qué implica que sea medio de cambio? Esto quiere decir que es el estándar o lo que mide un determinado intercambio. Es decir, el dinero es algo que puede cambiarse por todas las cosas, por todos los bienes o servicios. Es así como uno vende, pero para tener la libertad de intercambiar lo que quiera, no se vende por dinero porque nos pasaría lo de la isla desierta: ¡no serviría para nada! Con acierto sostuvo Domingo de Soto que se vende para recibir dinero y comprar de lo que falta sin compromiso de tener que recibir del comprador aquello que no necesite: “vendido lo que le sobra de una cosa, compra lo que de otra le falta (…) la compra es el fin de la venta”  (DE SOTO, 1968, pág. 593). El profesor José Alpiniano García Muñoz, en una tesis doctoral recientemente defendida en la Universidad de Navarra, nos aclara esta frase en relación al tema del valor del dinero "En consecuencia, quien vende no tiene como fin el dinero, sino la compra o adquisición de otra cosa que le falta." (GARCÍA MUÑOZ, 2011, pág. 28). La razón de ser del dinero no es otra pues que facilitar los intercambios de cosas realmente necesarias para cada persona. En otro libro del mismo autor se explica con más claridad este punto: "Como se dijo antes, el papel moneda sólo tiene razón de ser en la medida en que, por decirlo gráficamente, represente una cantidad o servicios, esto es, su razón de ser es su valor de cambio objetivo; el dinero vale toda la cantidad de bienes o servicios que puede obtenerse a cambio de él." (GARCÍA-MUÑOZ, 2001, pág. 148).

    Bolívar. Moneda Venezolana.
    El gobierno ha intentado avaluarla mediante sellos,
    pero es la mejor muestra que el valor del dinero
    nace de la costumbre.
    Adicionalmente el dinero se caracteriza por ser consuetudinario ¿Por qué consuetudinario? Porque es una costumbre, las personas se acostumbran a que esa cosa sea la medida que utilizan para intercambiar las cosas. Sin embargo, no faltan en la vida ciertos personajes que se dan el lujo de hacer dinero. Antes el oro y la plata eran los medios de cambio, en la actualidad, los estados se inventan el cuento que el dinero vale porque es hecho por ellos. Es así como surge el cuento del curso forzoso. Es así como si uno se encuentra del lado Colombiano de la frontera con Venezuela entre Villa del Rosario (Norte de Santander) y San Antonio del Táchira  y va a comprarle a un Venezolano tendría que hacerlo en pesos. Sin embargo, es precisamente en zona de frontera donde se observa lo ridícula que es su existencia. El Venezolano podría recibirle en pesos si quisiera, o únicamente recibirle en el tan "revaluado" Bolívar (moneda de Venezuela). Es que Chávez tiene el poder de producir un Bolívar "fuerte". En San Antonio del Táchira es usual que se reciban pesos como intercambio y en Cúcuta que se reciba el tan "revaluado" Bolívar. Adicionalmente, nada obstaría para que recibieran pesos, dólares, dólares canadienses, euros, yens, o tres vacas, un kilo de oro o una libra de sal. En todo caso, se acostumbra a recibir en una moneda determinada, en un "país" (en su sentido geográfico) determinado.

    Un ejemplo de que el dinero se utiliza de forma consuetudinaria es el uso del dólar estadounidense en Ecuador. ¿Por qué si es un billete que únicamente tiene cambio  curso forzoso en los EEUU? Pues porque es una costumbre. Citado por el profesor José Alpiniano, Domingo de Soto, hace ya varios siglos nos decía:  “aunque la moneda no estuviera sellada, tendría el mismo valor en el precio de las cosas”. (DE SOTO, 1968, pág. 585). Es así que si un día en Colombia o en el mundo decidiéramos cambiar nuestro "medio de cambio" por cualquier otro medio de referencia, nadie podría impedirlo...

    Es imposible en Colombia que nos inventemos un medio de cambio diferente al peso, dada nuestra mentalidad legalista y con nuestro arraigado culto al estado. Como diría Fernando González estamos sometidos al "espíritu" de Santander que consideraba que la ley era la causa de la libertad. Sin embargo, en la edad media, al resurgir del comercio, el medio de cambio era bastante escaso y el tránsito inseguro por lo que acudieron a diversas vías como el renacimiento del crédito o el contrato de cambio trayecticio (GARCÍA MUÑOZ, TÍTULOS-VALORES. RÉGIMEN GLOBAL, 2008, pág. 23 y siguientes).

    CONCLUSIONES
    El dinero -o medio de cambio- nace como una necesidad para facilitar los intercambios estandarizando los precios de las cosas. No proviene del estado su valor o legitimidad, sino que proviene de los individuos que utilizan cierta cosa o documento para hacer sus intercambios. Eso se denota incluso cómo los individuos en momentos de escasez de un determinado medio de cambio inventan o crean figuras para facilitar el intercambio a pesar de ello.

    OTROS ARTÍCULOS


    1. EL ALISPRUZ : SOBRE EL DINERO
    2. EL ALISPRUZ : ¿LA POBREZA PROVIENE DE LA FALTA DE DINERO?



    BIBLIOGRAFÍA

    DE SOTO, D. (1968). De Iustitia et iure (Vol. III). Madrid: Instituto de Estudios Políticos.

    GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2011). Derecho y Economía según Tomás de Aquino, Tesis Doctoral. Pamplona, España: Universidad de Navarra. Facultad de Filosofía .

    GARCÍA MUÑOZ, J. A. (2008). TÍTULOS-VALORES. RÉGIMEN GLOBAL. Bogotá D.C, Colombia: Temis S.A.

    GARCÍA-MUÑOZ, J. A. (2001). Derecho Económico de los Contratos.Bogotá: Ediciones Librería del Profesional.

    Platón. La República (Versión en PDF ed.). www.planetalibro.com.ar.





              LA INMENSA CANTIDAD DE LO POCO        
    Ver el mundo en un grano de arena,
    y el cielo en una flor silvestre;
    tener el infinito en la palma de la mano
    y la eternidad en una hora.
    (William Blake en PAPPAS, 1996, pág. 50)

    Los seres humanos nos preocupamos tanto por las grandes obras, que las pequeñas acaban destruyendo la posibilidad de llegar a la grandeza. Es una paradoja, pero una paradoja con fuertes fundamentos fácticos que denotan cómo descuidar lo poco, es el más grande de nuestros errores. El presente ensayo partirá de una reflexión metafísica pasando por una económica, pero la intención será trascender hasta, si es posible, una reflexión mística. Partiremos de ser centaveros, con imagen de ambiciosos, para llegar a la gloria infinita... simplemente por el valor de lo pequeño.


    Una breve contemplación matemática.

    NUBES FRACTALES
    Nubes fractales.
    El fractal denota la potencia de esta paradoja,
    la parte se ve en el todo y el todo en la parte.
    Un cálculo elemental para cualquier persona es la suma de 1 + 1. La unidad pareciese una figura simple y carente de todo significado estético y místico. ¿Qué importa el número uno? ¿Uno no más? Sin embargo, cuando se ve el elevado potencial del uno a nivel matemático, su aparente carencia de significado y su falta de estética, le dan a ese número insignificante, nada dentro del infinito, un valor tan elevado que nos lleva a una paradoja: el uno es nada en comparación con el infinito pero el infinito no es nada sin el uno. ¿Cómo puede surgir tal paradoja en una proporción que todos prácticamente consideramos evidente si sabemos un poco de cálculo y de matemáticas? Evidentemente el infinito ha sido un creador de paradojas como la de Zenón (si cada vez recorro la mitad de lo que me falta ¿cuándo llegaré a la meta?) (PAPPAS, 1996, pág. 50) Sin embargo, esta explicación nos la da Pappas en una cita al pie sobre por qué los números naturales son infinitos: "los números de contar o naturales, son potencialmente infinitos ya que a cualquiera de ellos se le puede sumar uno para llegar al siguiente, pero nunca se puede tener el conjunto completo" (PAPPAS, 1996, pág. 52).

    Efectivamente todos los números son "una multitud compuesta de unidades" como decían los pitagóricos y por ello los consideraban la sustancia de todas las cosas (RECAMÁN SANTOS, 2007, pág. 30). Aunque los pitagóricos no consideraban a la unidad (1) como un número, de esta unidad procedían todos los demás que eran la sustancia del universo. "-¿Cuánto es uno y uno y uno y uno y uno y uno y uno? -No lo sé - dijo Alicia-, he perdido la cuenta. -No puedo hacer la suma - dijo la Reina Roja." (CARROL LEWIS [ALICIA EN EL PAÍS DE LAS MARAVILLAS] en RECAMÁN SANTOS, 2007, pág. 109). Efectivamente la suma constante de uno, uno, uno, cada vez va generando un número que ni la Reina Roja podía sumar, ni lo harán los sabios ancianos del rey en un caso que luego se expondrá. 

    Los pitagóricos, aunque erraron en lo que es un número tuvieron otros aciertos pues nadie ha visto un uno volando a menos que -como decía un compañero mío del colegio- estuviera sentado en una hamaca bastante trabado. Esto quiere decir que los números no son el mundo sino simples son abstracciones de intuiciones que nos explican el mundo, los pitagóricos sí acertaron en la magnifica intuición que nos remite al poema del comienzo. Es de unidades que se forman las cosas y de unidades que se suman indefinidamente que crecen indefinidamente y van formando pieza por pieza, una por una, el mundo. ¿Qué es una estrella? ¿Qué es un grano de arena? ¿Pero qué es una estrella y otra, y otra, y otra...? ¡El firmamento! Y ¿qué es un grano de arena y otro, y otro, y otro,...? ¡Una playa! Lo mismo podemos decir de las gotas de agua que conforman el mar, de las hojas, de las células que forman nuestro cuerpo. ¿Qué es un átomo? ¡lo que compone el universo!

    Deteniéndonos un poco en el tema de las células del cuerpo, nuestra vida comenzó con una célula, que se dividió en dos, en cuatro, en ocho, mórula, blástula, etc, especialización, hasta transformar una vida de una célula en millones de ellas. Podríamos entrar en miles de ejemplos místicos, poéticos que nos lleven a trascender en la contemplación pero eso haría que este escrito fuera infinito. Pues al fin y al cabo, así se comporta la naturaleza que los pitagóricos intuían, una sucesión de unidades que forman el todo, la unidad no es nada frente al todo pero el todo no es nada sin la unidad. Por tal motivo pasaremos de una breve contemplación matemática a un análisis económico.


    Del misticismo a la economía.
    El Banquero y Su esposa.
    ¡La diligencia en el cuidado de lo poco!
    Últimamente tengo pegada la frase "cuide los centavos que los pesos se cuidan solos". Esta frase se la escuché a mi papá, que entiendo se la escuchó a un empresario antioqueño ya difunto. La sabiduría de esta frase no va en lo sonoro de la misma sino en que puede corroborarse en la práctica. Si las personas gastáramos al nivel que lo hacemos en cosas de pequeña cantidad, nos quedaríamos asombrados de lo pronto que nos quebraríamos. Pondré un ejemplo sencillo. Si una persona tiene un capital de $2.000 pesos colombianos (alrededor de un dólar estadounidense) es muy probable que si le ofrecen algo cuyo valor es de $2.000 se relaje y cambie su dinero por esa cosa ¡No son más que $2.000! Pero si todo su capital líquido es de $50.000 (alrededor de 25 USD) y le ofrecen algo de $50.000 es mucho más probable que se controle y diga ¡es que son $50.000! Pero únicamente bastaría hacer únicamente 25 veces el ejercicio con los $2.000 para haberse gastado los $50.000 en cosas de $2.000. Haga el ejercicio de ahorrar $500 diarios durante un año y obtendrá una suma de $182.500, hágalo con $1.000, $2.000, etc.

    En un escrito anterior manifesté lo siguiente:

    "De hecho los pobres saben más de finanzas que los ricos. Un rico no sabe cuánto vale un peso porque ese es su día a día, pero una persona pobre sabe verdaderamente cuál es el costo del dinero, el sudor que se requiere para ganar $18.000 (10 Us$ aprox) [Cfr ElAlispruz. En 2010 si se quiere profundizar en el costo del trabajo]. Esto es tan cierto que los modelos financieros exitosos surgieron precisamente de un elevado valor del dinero. Adicionalmente es la razón por la cuál los modelos tecnocráticos e intervencionistas fracasan. (TORO RESTREPO, 2011)"

    ¿Por qué surgen modelos exitosos con un elevado costo del dinero? El valor de una cosa está relacionado con su escasez, entre más escasa más valiosa, por lo tanto el dinero es mucho más valioso cuando hay poco. Mientras escribo esto recuerdo la gloriosa frase de nuestro presidente Juan Manuel Santos "En Colombia se puede vivir con $190.000 mensuales". Lo glorioso no es tanto que no sea posible (personalmente no lo creo) sino que venga de una persona que ni siquiera sabe cuánto cuesta la gasolina porque tiene choferes y no ha tenido la necesidad de montar en bus. Si a uno le entran $190.000 mensuales tiene que ser bastante inteligente para que con esa suma pueda comer, tener un techo, vestirse y transportarse y si alguien nunca ha tenido el reto de vivir con esa miserable suma... ¿lo hará bien? Mi abuelo materno decía que los mejores financieros son los mendigos porque de $100 en $100 no se asuste si se encuentra al mendigo que pide en el semáforo de la 10 en un vuelo a Santa Marta con usted. Es más complicado cuando la liquidez es mucha pero inconstante, creo yo.


    Tributaristas, delincuentes financieros y el valor del dinero.

    La vocazione di San Matteo
    Caravaggio.
    Recordemos que San Mateo
    era un recaudador de impuestos y
    él comprende el mensaje de la fidelidad en lo poco.
    Los tributaristas son personas MUY INTELIGENTES que trabajan para el sector equivocado, el estado. El estado es una forma de robo menos violenta y menos inútil, pero forzada al fin y al cabo. Paréntesis, admiro a los delincuentes financieros, esos que roban un peso de cada cuenta de un banca, que forman pirámides, etc., porque son perversos, pero comprenden lo mismo que los pitagóricos acerca de la sustancia del mundo. Cualquiera se preguntará ¿por qué pongo a los delincuentes financieros con el sector tributario? Porque ambos piensan estrategias para sacar más de la manera más sutil.

    Una de las formas más inteligentes que comprenden el trasfondo del valor del dinero es la invención del Gravamen a los Movimientos Financieros o Cuatro por mil. Si fuera un señor tomando un peso de cada cuenta, diferente del estado, se llamaría Hurto Calificado. El caso es que no estoy anarquista sino que quiero elogiar al creador del 4 X 1000, eh Ave María qué tan inteligente, el problema es ¡por qué te contrató el lado equivocado!

    Mil pesos vienen siendo poco, pero cuatro pesos no son nada. Bueno 4 X 1000 no son nada y ¿qué tal 4000 por millón? ¿Duelen $40.000 al mover 10.000.000? ¿Qué tal $400.000 al mover $100.000.000? Si una empresa mueve al año $1.000 millones de pesos $4.000.000 pueden ser fácilmente la nómina de unos cuantos meses a salario mínimo. Miremos el 4 X 1000 desde otra perspectiva.

    Si yo pago 1 millón de pesos a otra persona a su cuenta, y ésta a su vez mueve todo ese millón pero pagando el 4 X 1000 y así sucesivamente deduciendo el 4 x 1000, en 27 transacciones, totalmente viables en la velocidad de nuestro sistema financiero, ya se habrá perdido alrededor del 10% de ese valor. O sea si hay una cadena de 27 deudores donde cada uno sea acreedor y deudor de 1.000.000, el 27 avo deberá conseguirse alrededor de $100.000 si cada uno ha venido descontando el 4 x 1000. El cuatro por mil tiene el valor de pasar desapercibido, no se siente su impacto sino cuando se empieza a sumar cada uno de esos gravámenes. 

    Si el PIB de 2010 fue de 548.273.000.000.000 (DANE - DEPARTAMENTO ADMINISTRATIVO NACIONAL DE ESTADÍSTICA, 2011) cifra que confieso no cabe en mi cabeza. Si moviéramos toda esa suma en una transacción serían $2.193,092 millones de pesos. Eso sin contar que son muchas las transacciones lo que implicaría que el recaudo estatal por este impuesto sería gigantesco. 


    Granos de arroz, trigo y hambre en el mundo.

    Hay algunos personajes que trabajan en la ONU que para discutir el problema del hambre en el mundo llegan llenitos luego de haber pagado los mejores hoteles 5 estrellas en New York. La comida debe ser de la mejor calidad y costosa. Ante esa situación cuando empiezan a discutir el tema con barrigas llenas, observan el problema y ven cómo comer un poquito menos sería bastante costoso y para no sufrir el dolor de ver la pobreza que su despilfarro ocasiona proponen matar a los pobres. Efectivamente, la solución es fácil: "seguimos comiendo igual y despilfarrando igual mientras matamos a aquellos que no pueden despilfarrar como nosotros.".

    Sin embargo, el problema del hambre no es de "exceso de población" sino de "desperdicio de comida". Cualquiera dirá que lo hago porque soy pro-vida o porque no creo que el calentamiento global sea ocasionado por el ser humano o como mínimo por la población. Somos 7.000 millones de personas, pero resulta que el número de hormigas ocupa la misma biomasa (o sea pesando TODAS las hormigas de la tierra pesan lo mismo que TODOS los seres humanos) (Chadwick & Moffet, 2011, pág. 86). La fuente del peso de las hormigas, como puede observarse, es la revista National Geographic de mayo de 2011, fuente científica acreditada a nivel mundial.

    Ahora bien, tomando en cuenta la misma revista pero del mes de julio tenemos un dato todavía más perverso y más triste sobre alimentación. Citemos la fuente textual. Refiriéndose frente a cómo alimentar un planeta creciente en su tercera solución plantea:
    "3. Reducir el desperdicio. Aproximadamente la mitad de las cosechas mundiales desaparecen 'entre el campo y el plato', dice Stockholm International Water Institute. El desperdicio, la desviación para fabricar alimentos para animales y el comportamiento del consumidor son factores que llevan a esto.". (TOMANIO, KLEBER, CASSIDY, WELLS, & BUZBY, 2011)
    Según el dato anterior no sería necesario aumentar las cosechas, bastaría que se acabara el desperdicio por el comportamiento desmedido del consumidor. La carencia proviene del derroche y la abundancia de la sobriedad. Cualquier persona pensadora a nivel actual, o sea lectora de periódicos, dirá: "pues que el estado impida el derroche". Sin embargo en ello también está la paradoja de lo poco, eso no lo hará el que tiene mucho poder, sino el pequeño poder de cada persona ante su plato. ¿Cómo entenderlo? Hagamos algunos análisis con gramos...

    ¿Cuánto pesa un gramo de arroz? De acuerdo con una fuente no tan fiable como Yahoo Answers pero en algo creíble, dice que un grano de arroz pesa 1.16 mg. Si cada persona del mundo desperdicia un grano de arroz, algo insignificante, el desperdicio acumulado sería de 8.12 toneladas. No soy nutricionista pero eso beneficiaría la dieta de miles de personas. El punto es ¿cuántos granos de arroz promedio desperdicia cada persona al día? 

    Al respecto de granos y desperdicio partiendo de la unidad hay una sabia leyendo sobre el momento en el que se inventó el ajedrez. El inventor llega ante el rey con el ajedrez y el rey le dice ¿qué puedo darte por esto? El inventor al principio no pidió nada pero ante la insistencia del rey le pidió "ordena que me den un grano de trigo por la primera casilla, dos por la segunda, 4 por la tercera y así sucesivamente hasta completar las 64 casillas." (PERELMAN, 2002, pág. 52). Al rey esto le pareció un insulto al fin y al cabo, sentía que le pedía demasiado poco... unos granitos de trigo no más.

    Pero hagamos el esquema matemático de lo que pedía el inventor del ajedrez:

    1+2+4+8+16+32+...

    Si organizamos la propuesta en una serie encontraremos que sigue la siguiente secuencia:

    1+2^1+2^2+2^3

    Concluyendo que la serie es 1+2^1+...+2^(n-1) por lo tanto por la última casilla recibirá 2^63 granos. 

    Plantación de trigo.
    No es la foto más hermosa pero se
    observa el efecto infinito.
    El caso es que sinteticemos la conclusión. Luego de un largo periodo de demora en el conteo de todos los matemáticos del rey veamos lo que pasó:

    "-Antes de comenzar tu informe [dice el rey], quiero saber si se ha entregado por fin (...) la mísera recompensa que ha solicitado.
    - Precisamente por eso me he atrevido a presentarme tan temprano -contestó el anciano [uno de los sabios del rey]. Hemos calculado escrupulosamente la cantidad total de granos que desea recibir... resulta una cifra tan enorme.
    -Sea cual fuere la cifra -le interrumpió con altivez el rey- mis graneros no empobrecerán. He prometido darle esa recompensa, y por lo tanto, hay que entregársela.
    -Soberano, o depende de tu voluntad cumplir semejante deseo. En todos tus graneros no existe la cantidad de trigo que exige. Tampoco existe en los graneros de todo el reino. Hasta los graneros del mundo entero son insuficientes. Si deseas entregar sin falta la recompensa prometida, ordena que todos los reinos de la Tierra se conviertan en labrantíos, manda desecar los mares y océanos, ordena fundir el hielo y la nieve que cubren los lejanos desiertos del norte. Que todo el espacio sea totalmente sembrado de trigo, y ordena que toda la cosecha obtenida en estos campos sea entregada [a él]. Sólo entonces recibirá su recompensa.
    El rey escuchaba lleno de asombro las palabras del anciano sabio.
    -Dime cuál es esa cifra tan monstruosa -dime reflexionando.
    -¡Oh soberano! Dieciocho trillones cuatrocientos cuarenta y seis mil setecientos cuarenta y cuatro billones setenta y tres mil setecientos nueve millones quinientos cincuenta y un mil seiscientos quince." (PERELMAN, 2002, pág. 55)
    Trascendiendo a lo místico: conclusión.
    Desde la V inicial hasta el último paréntesis este escrito consta de unas 2602 palabras y 12559 letras o signos y faltan unas pocas más. El punto es que una por una en unas 3 horas he llegado a tocar el teclado más de 12.600 veces una por una, palabra por palabra, sumando lentamente, pero sumando. Como estamos en navidad no puedo dejar de hacer el comentario místico, porque es el Espíritu Santo el que me inspira a escribir (yo iba a hacer un ensayo sobre por qué hay que ser sobrio, moralista como siempre y acabé partiendo de lo místico a lo económico) y los errores son míos. Ese Neuma, hálito o soplo quizás trabaja con la inmensa cantidad de lo poco, la paradoja de lo pequeño, la simple paloma que se posa. ¿Acaso nadie ha podido comprender que los vientos y las corrientes de aire son el trasfondo de las tormentas, lluvias e inundaciones? Quizás así sea el Espíritu Santo, sea esa pequeña mariposa del océano índico que con su movimiento preciso y conociendo todas las causas que lo influyen genera un huracán en el Atlántico. 

    Jesús es el ejemplo de esto. La multiplicación de los panes y los peces muestra cómo de unos pocos panes y peces se alimenta a una muchedumbre y lo que sobra se recoge. Aunque evidentemente es un milagro, no es lo milagroso lo que interesa, sino lo mucho que sale de lo poco su sentido o significado me parece más sorprendente, de la inmensa cantidad de lo poco, el infinito no es nada sin la unidad. Muchos son los ejemplos como el grano de mostaza (aunque lo discuten algunos tecnicistas pero al fin y al cabo de muchas semillas pequeñas salen cosas grandes). Todo el mensaje cristiano está en esa paradoja, un Dios que nace en lo poco pero que trae la más grande de las riquezas..., la salvación. hay que leer a Chesterton para mirar ese sentido cristiano como paradoja. 

    En la parábola de los talentos Jesús muestra cómo se confían ciertos bienes a unos trabajadores y aquí sale la frase bíblica que resume el mensaje aquí contenido:

    "Has sido fiel en lo poco, te confiaré lo mucho" (Mt. 25 vs 23)

    Esa es la inmensa, gigantesca, infinita cantidad de lo poco, de la unidad, lo pequeño o cuasi insignificante. Como los pitagóricos el sustento son las unidades (no los números por lo que ya expliqué) pero cada ente, por más insignificante que sea forma el todo. La sumatoria de cosas insignificantes es lo que produce la grandeza, la sorpresa, aquello invaluable. Sospecho que quizás esa es la lógica del Dios de los ejércitos, la adecuada valoración de lo que a los ojos del mundo es insignificante...

    TRIBUTO AL CIELO
    El guayacán y sus flores.
    Un árbol que da tributo al cielo y cae humildemente a la tierra para que persista el ciclo de la belleza

    Bibliografía.
    Chadwick, D. H., & Moffet, M. W. (Mayo de 2011). HERMANDAD DE TEJEDORAS. NATIONAL GEOGRAPHIC (En Español) , 82-95.

    DANE - DEPARTAMENTO ADMINISTRATIVO NACIONAL DE ESTADÍSTICA. (25 de Noviembre de 2011). 'Producto Interno Bruto Departamental, a precios corrientes. '2000 - 2010pr. Miles de millones de pesos. Recuperado el 20 de Diciembre de 2011, de DANE: http://www.dane.gov.co/files/investigaciones/pib/departamentales/B_2005/PIB_Total_habitante_2010.xls

    Holmes, N. (Mayo de 2011). Población. NATIONAL GEOGRAPHIC (En Español) .

    PAPPAS, T. (1996). LA MAGIA DE LA MATEMÁTICA. El orden oculto tras la naturaleza y el arte. (M. Rosenberg, Trad.) Madrid, España: Zugarto Ediciones S.A.

    PERELMAN, Y. (2002). Matemáticas recreativas. (F. Blanco, & C. Pérez, Trads.) Bogotá, Colombia: Planeta Colombiana S.A.

    RECAMÁN SANTOS, B. (2007). LOS NÚMEROS, UNA HISTORIA PARA CONTAR. BOGOTÁ D.C, Colombia: Taurus.

    TOMANIO, J., KLEBER, J., CASSIDY, M., WELLS, H., & BUZBY, J. (Julio de 2011). Cómo alimentar un planeta creciente. National Geographic , Sección Hoy (Inpaginado).

    TORO RESTREPO, D. (16 de Febrero de 2011). FINANZAS Y CUESTIÓN SOCIAL. REFLEXIONES SOBRE EL SISTEMA FINANCIERO. Recuperado el 20 de Diciembre de 2011, de EL ALISPRUZ: http://elalispruz.blogspot.com/2011/02/finanzas-y-cuestion-social-reflexiones.html


              #061: So werden Sie zum Frühaufsteher        

     

    Unter den Produktivitätstrainern scheint es klar zu sein: Erfolgreiche, produktive Menschen stehen früher auf. Auch Untersuchungen zeigen, dass Frühaufsteher

    • mehr verdienen;
    • produktiver sind;
    • gesünder und länger leben;
    • glücklicher und zufriedener im Leben sind.

    Ob das stimmt? Ich weiß es nicht.

    Besonders sollte man nicht den Umkehrschluss ziehen und denken, dass Nachtmenschen zur Erfolglosigkeit verdammt sind.

    Ich glaube, dass jeder Mensch erfolgreich sein kann – sowohl die Morgenlerchen wie auch die Nachteulen. Wir sollten uns durch Studien nicht durcheinander bringen lassen (deshalb verlinke ich hier auch nicht auf sie).

    Falls Sie aber tatsächlich früher aufstehen möchten – was ich schon für eine gute Idee halte :-) -, dann finden Sie hier 12 Tipps, wie Ihnen das tatsächlich gelingt.


    So werden Sie zum Frühaufsteher

    So werden Sie zum Frühaufsteher

    Hier sind die 12 Tipps als Übersicht:

    1. Es beginnt im Kopf.
    2. Probieren Sie es 21-30 Tage aus.
    3. Sorgen Sie für einen guten Grund, früher aufzustehen.
    4. Gehen Sie Schritt für Schritt vor.
    5. Gehen Sie unbedingt rechtzeitig in Bett.
    6. Legen Sie alles bereit für den Morgen.
    7. Drücken Sie nie auf den Snooze-Knopf und bleiben Sie nicht liegen.
    8. Nutzen Sie intelligente Wecker.
    9. Sorgen Sie für viel Licht nach dem Aufstehen.
    10. Zu zweit geht’s besser.
    11. Schlafen Sie am Wochenende nicht viel länger als sonst.
    12. Machen Sie während der ersten Wochen keine Nickerchen tagsüber.

    Die Links aus der Folge


              "The Uninhabitable Earth", by David Wallace-Wells, long piece in New York Mag         

    David Wallace-Wells has a long article in New York Magazine July 9, 2017, “The Uninhabitable Earth”.

     The subtitles are “Famine, economic collapse, a sun that cooks us: What climate change could wreak, sooner than you think”, and “When will the planet be too hot for humans?  Much, much sooner than you think”.

    The author thinks that today’s teenagers will see the catastrophic collapse.

    One of the biggest dangers is sudden release of methane from permafrost.

    In some parts of the world, it will not be possible for humans to survive outside.  Their bodies just can cool fast enough.

    There’s also the astonishing statement that the spurt in standard of living in the West really occurred only once, with the industrial revolution.



    The author notes that it may be common throughout the Milky Way for civilizations to rise and fall.  They don’t survive long enough to have a good statistical chance of finding one another across light years.   In the video above, Harvard professor David Kipping notes that methane degrades quickly and says that Wallace could be overstating the methane risk.
     
    It may have been possible for Venus to host life more than a billion years ago, before a sudden catastrophe led to runaway greenhouse effects.  Both Venus and Mars may be sites of tragedies and we don’t know it yet.

    Nev Schulman ("Catflish") shared this in his Facebook feed tonight.


              NatGeo presents article "Genius" to accompany is new cable series         

    The National Geographic issue for May 2007 has a feature cover story on p. 30, “Genius: Why some people are so much smarter than the rest of us.”, link (paywall) here .
     â€˜
    An important measure of genius is whether the person’s output lives throughout the ages.  Beehoven’s output takes on a life of its own. 

    The article gives some attention to the life story of Leonardo DaVinci.

    The years of highest probability of major output are the late twenties into the mid thirties.

    An important and controversial variable would be how versatile the person is with "real life" skills.  The best of today's young adults simply are or were much more mature than I was at ages like, say 16-21. But it helps to be born later. 


    However, there are real prodigies, in coding (Mark Zuckerberg) and in music.  In music, prodigy becomes harder to show after Mozart.  But Eugen d’Albert’s gigantic first piano concerto (as published, in B Minor) was composed before age 20 and shows real intellectual brilliance as to harmony, counterpoint, and form. Brahms, on the other hand, waited until his forties to compose symphonies.  Genius enters new territory in the latest years, as we know from the last nearly-complete symphony of Bruckner.

    There is a new series on National Geographic Channel which I have not seen yet.
      

    The issue also has an article on the Central African Republic, the Burning Heart of Africa, and “United in Protest” against the North Dakota oil pipeline. 

              Toyota predstavlja unapređene sisteme za pomoć pri parkiranju        
    Toyota Motor Corporation je unapredila svoju tehnologiju inteligentnog sonara (Intelligence Clearance Sonar – ICS), koja služi za sprečavanje ili ublažavanje sudara tokom parkiranja ili kretanja. Osim toga, dodat je novi način pregleda na Toyotinom ekranu sa panoramskim pogledom, koji vozačima omogućava da lakše vide okolinu pre nego što započnu vožnju. Toyota planira da ugradi ovu [...]
               Phó Chủ tịch Tập đoàn Intel Châu Á Thái Bình DÆ°Æ¡ng đến thăm PICO PLAZA         
    Chiều ngày 24/6/2010, ông Navin Shenoy - Phó Chủ tịch Tập đoàn Intel Châu Á Thái Bình Dương – đã đến thăm Siêu thị điện máy Pico Plaza tại 76 Nguyễn Trãi, Hà Nội.
              Fique sabendo os benefícios dos brinquedos         
    Se observarmos crianças se divertindo juntas ou se reparamos nos presentes de aniversário em uma festa infantil, poderemos na maioria das vezes, encontrar brinquedos feitos de metal ou plástico e movidos a pilha, brinquedos que a publicidade direcionada para crianças; que muitas vezes não tem nenhuma condição de avaliar se aquilo que está assistindo é uma montagem, ilustração ou simulação; vendeu para elas nos intervalos de seus desenhos prediletos. Elas acreditam que aquele boneco sairá correndo verdadeiramente, esse desejo gera uma ansiedade tremenda, além é claro de após ganhar o brinquedo uma frustração e desinteresse. Barulhentos e com vários botões, esses brinquedos andam, falam, cantam. A criança apenas observa.Escutamos com frequência adultos dizendo que algo é muito simples para determinada criança pois ela já mexe livremente num I Pad ou possui muitos brinquedos eletrônicos. Esse raciocínio é bastante equivocado e se continuado levará a uma geração de crianças que não desenvolvem os princípios mais interessantes de suas capacidades motoras, cognitivas, sociais e neurológicas. Crianças são simples. O brincar é simples, pois é natural.
    Que tal colocar as crianças no comando da brincadeira? Essa é a proposta dos brinquedos selecionados por nós. Crianças tranquilas e desenvolvendo seu potencial intelectual naturalmente. 
    Seguem 6 razões para você oferecer um brinquedo da Ninho para seu filhote:

    ECOLOGIA
    Diferentemente dos metais, dos plásticos, das pilhas e de outros acessórios eletrônicos, a madeira não polui. Assim, ao escolher um brinquedo de madeira, você está presenteando a criança duas vezes: com um belo passatempo e, mais importante, com um planeta menos poluído no futuro.

    ECONOMIA
    Os brinquedos de madeira existem e resistem há séculos! Pedra e argila e madeira eram materiais usados para fabricar brinquedos desde a pré-história, como revelam achados arqueológicos. Além disso, esses brinquedos encantam crianças de geração a geração. Já imaginou o prazer dos avós ao entregar aos netinhos brinquedos que fizeram parte da sua própria infância? Ao atravessar gerações, os brinquedos de madeira carregam a história da família e preservam muitas memórias.
    SEGURANÇA
    Eles não são pintados com tintas que podem conter metais pesados, tão perigosos para a saúde do ser humano. Além disso, como a madeira é um material natural e não tóxico. Se acontecer um acidente em que a criança mastigue uma peça de madeira, por exemplo, os riscos serão bem menores do que ao engolir um pedaço de plástico colorido, uma pilha ou outro componente eletrônico.
    ESTIMULAM A IMAGINAÇÃO
    Com eles, a criança assume o comando e manuseia o brinquedo como quiser. Em vez de apertar botões, ela vai puxar, empurrar, construir prédios, inventar maneiras de brincar. Vai se sentir segura, autônoma, imaginativa e potencialmente aproveitada. A criança da Asas a imaginação e cria suas próprias brincadeiras em vez de assistir um brinquedo fazer tudo sozinho.
    APRENDIZADO
    Aqui na Ninho temos uma grande variedade de jogos, quebra-cabeças, peças para formar estruturas,  tijolinhos peças para montar caminhões e carrinhos e muitos outros. O aprendizado acontece naturalmente, da forma mais gostosa: A criança se desenvolve brincando.

    AUTONOMIA
    Com os brinquedos da Ninho, o protagonismo é da crianças. O som de uma criança brincando com brinquedos escolhidos por nós é de risadas e de vozes de verdade. Permitindo um ambiente mais tranquilo e um brincar harmonizado com as tarefas domésticas.

              Chelsea Manning talks prison, living as trans and dating in 'Vogue' - USA TODAY        

    CBC.ca

    Chelsea Manning talks prison, living as trans and dating in 'Vogue'
    USA TODAY
    After spending a shortened sentence of seven years in prison, Chelsea Manning, the former Army intelligence analyst imprisoned for providing government secrets to Wikileaks, is out and talking to Vogue in the glossy magazine's September issue.
    Chelsea Manning shows off her swimsuit bod for VogueMilitary Times
    Chelsea Manning Changed the Course of History. Now She's Focusing on HerselfVogue.com
    Chelsea Manning Is A Glowing Beauty In New Vogue ProfileHuffPost
    New York Post -kfor.com -PerezHilton.com -PEOPLE.com
    all 40 news articles »

              Lenovo IdeaPad Y700 schematic – BY511/BY710 NM-A541 M/B schematic        
    The motherboard schematic for Lenovo IdeaPad U455 laptop/notebook,  BY511/BY710 M/B Schematics Document.   CPU: Intel Skylake-H 45W +  DDR4-SO-DIMM X2 nVidia N16P-GX  GB4B-128 Chipset: Intel PCH  Skylake H OEM: LCFC Confidential. Document Number: BY511/BY710 Rev: 0.3 Format: PDF Total Pages: 66 File size: 1.42 MB Price: $11.5 Block Diagram:
              Lenovo G410/G510 schematic – LA-9642P – VIWGQ/VIWGS M/B schematic        
    The motherboard schematic for Lenovo G410/G510 laptop/notebook,  Compal LA-9642P,   CPU: Mobile Haswell+ DDR3 + AMD MARS XT M2 128 bits/ SUN PRO M2 64 bit Chipset:  Intel PCH Lynx Point OEM: Compal Electronics, Inc. Document Number: LA-9642P Rev: 0.3 Format: PDF Total Pages: 49 File size: 1.28 MB Price: $10.5 Block Diagram:
              Acer Aspire V3-372 schematic – 15208 – Acer Mihaw M/B schematic        
    The motherboard schematic for Acer Aspire V3-372 laptop/notebook,  Wistron Mihaw Mainboard Chipset: Intel Skylake U + SKL PCH-LP + DDR3L  OEM: Wistron Corporation. Project Code : Mihawk SL 13 –> 4PD06J010001 PCB P/N: 15208 Revision: -1 Document Number: Mihawk MB Rev: -2 Format: PDF File size: 3.08 MB Total Pages: 105 Price: $10.5 Block Diagram:
              Sony SVF15 schematic – DA0HK9MB6D0 – Sony HKC M/B schematic        
    The motherboard schematic for Sony SVF15 Series   laptop/notebook Quanta HK9/HKC Mainboard CPU: Intel Shark Bay  Haswell ULT +  Lynx Point-LP + DDR3L + Nvidia N14P-GV2 OEM:Quanta Computer Inc. PROJECT: HKC Rev: 1A Format: PDF Total Pages: 40 File size: 984 KB Price: $10.5 Block Diagram:
              Comment on ĐỊNH LÝ SAU CÙNG CỦA FERMAT (FERMAT’S LAST THEOREM) by trantancuong        
    Particularly for intelligence,I do not want to take the bad name of bullying Andrew Wiles. Because he is a mathematician who has contributed for the mathematical system in the 21st century.But in Piere de Fermat’s case, Andrew Wiles was embarrassed to design a 400-page version for mathematical problem that contain three words x,y,z. Why did Andrew wiles failure during Fermat’s model about math in the 17th century ? Why not go to the destination like Fermat but have to wait until there is a combination of elliptic curve then this problem was finished In my childhood, I wanted to grow up as a paper shaver like Andrew wiles. But since knowing thoughts, I wonder why we have to go to Roma by wheelbarrow while we can get there by airplane. To prove x^n+y^n=/z^n. with z,x,y,n integer and n>2 Suppose x^n+y^n=z^n Given the current condition that was given by fermat, I try for create some irrational. If you find a suitable number (a) we will create some necessary irrational.It is z¹/a. Keep the number z¹/a as the basis for proof the absurd. Let’s try to have equation: an.z^n= [z¹/a / (x¹/a+y¹/a — z¹/a)].{ nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a — [+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na] }, So we have a false assumption or x^n+y^n=/z^n In the fact ,this proof is; Because suppose x^n+y^n=z^n so ( x¹ / a+y¹/a)^na =(z¹/a+d)^na So: x^n+nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a+y^n=z^n+naz^(na — 1)/a.d+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na. So: nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a — [naz^(na — 1)/a.d+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na]=0 So: naz^(na — 1)/a.d =nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a — [+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na] So: naz^(na — 1)/a={ nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a — [+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na] } / (x¹/a+y¹/a — z¹/a) so na.z^n= [z¹/a / (x¹/a+y¹/a — z¹/a)].{ nax^(na — 1)/a.y¹/a+….+nax¹/a.y^(na — 1)/a — [+….+naz¹/a.d^(na — 1)+d^na] } fermat given na.z^n is an integer but here it is equal an irrational number.Does not accept So x^n+y^n=/z^n
              Interface deal good for the industry         
    08/09/2017

    The $600 million Interface Security Systems deal has sent—as The Beach Boys once sang—“good vibrations” throughout the security industry, as it provides not only a vote of confidence for what Interface is doing as a modern systems integration company, but also a vote of confidence in the security industry, in general, as companies like Interface represent a new breed of integrator that is staying at the forefront of new technology and innovation.

    John E. Mack III, executive vice president, co-head of investment banking and mergers & acquisitions at Imperial Capital, which acted as financial advisor to Interface on the deal, astutely pointed out that this deal goes beyond validation of what Interface is doing in the space.

    “This is a very cool story for the sophisticated new-age security provider, which is what Interface is—the 2.0 version of what the right kind of security player should be,” he told Security Systems News. “We spend so much time in this industry talking about the residential side of the business, which is interesting, but there is a massive opportunity on the commercial side of the business that Interface is tapping into that I think is a compelling theme.”

    He continued, “There is a lot of validation for a very successful business model here that Prudential is putting up $180 million of new capital, and SunTx is putting up additional capital into the deal. And that you’ve got a very attractive set of debt investors, and just the fundamental backing for the business, is a meaningful part of a positive message for the industry.”

    Jeff Frye, SVP for Interface, told SSN that the support from equity partners is not only a stamp of approval for what the company is doing, but the “capital gives us more fuel to build on our current, better than 15 percent compounded annual growth rate, so we know that we can do more with a little more gas in the tank and we are anxious to prove it.”

    Frye noted that the equity will allow the company to expand its products and services around providing business intelligence, as security is becoming so much more than just, well, security.

    “As a network provider, and a managed services provider of network services and cybersecurity services, we touch a lot of aspects of our customers’ businesses,” Frye explained. “And as a leading purveyor of Internet of Things services, we are able to aggregate intelligence from all of those sensors and data sources to bring actionable insights to a customer’s business. There are some new verticals that we would like to focus on more, including financial services and banking, so this makes that horizon much brighter and much more approachable.”

    And it also makes the security industry’s horizon a little brighter.


              SSN talks with I-View Now about recent Eagle Eye integration         
    07/19/2017

    Recently, I-View Now announced a new integration with Eagle Eye Networks. I got the chance to catch up with I-View Now president Larry Folsom to hear a bit about this partnership and how it works.

    “The I-View Now integration with Eagle Eye Networks is a cloud to cloud integration,” Folsom said in an email interview. “We appreciate the architecture in that it is a smart appliance that can be used with inexpensive or expensive cameras depending on the opportunity and requirements. We think this is important for scale (as opposed to cloud systems that require expensive cameras). We found the Eagle Eye Networks APIs to be robust and well thought out.”

    Folsom discussed how the partnership will benefit I-View Now’s customers.

    “We believe this is another great video partner for our dealers and central stations to utilize while protecting their customers,” Folsom said. “It is import to see that the Eagle Eye Networks video will work with all I-View Now compatible signaling integrations (security systems) and will play in the same universal player for operators, end users, and law enforcement.”

    Folsom noted that I-View Now has had a busy year; it partnered with COPS Monitoring and earlier this year announced that cameras from Bosch, OpenEye and Hikvision can now come I-View Now Ready. “We currently have a backlog but we are working our way through it and have been actively hiring engineers to build out the team to support the demand,” he said.

    When asked what the company is currently working on, Folsom pointed to the company’s work with Digital Barriers, announced in early June.

    “This integration is fun because every clip we produce will be processed with the video analytic,” said Folsom. “The process will add intelligence (percent of likelihood of a person) to all of our existing video integrations to reduce false alarms and add bounding boxes so the agent and the end user can see where the changes occurred.”


              Mechanical Weld Backing Methods        

    read more


              Intel HD Graphics Driver v4729 (OpenGL 4.5, Vulkan 1.0.38)        
    The latest Intel graphics driver v15.46.02.4729 for HD Graphics 500 / 600 comes with the following new features: OpenGL 4.5 support Vulkan 1.0.38 support Enabled additional OpenCL media extensions:...

              Donald Trump avertizează Coreea de Nord că va da de necaz dacă face ceva împotriva SUA        
    Preşedintele american Donald trump a avertizat joi seara Coreea de Nord că va da de necaz &icirc;n cazul &icirc;n care Phenianul face ceva &icirc;mpotriva Statelor Unite, relatează BBC News.
    Citește mai departe...
              Ludovic Orban: Ministrul EducaÅ£iei să verifice modul în care fiul lui Tudorel Toader a ocupat o poziÅ£ie universitară        
    Președintele PNL, Ludovic Orban, este de părere că ministrul Educației, Liviu Pop, ar trebui să verifice, prin intermediul corpului de control, &icirc;mprejurările &icirc;n care fiul ministrului Justiției, Tudorel Toader, a ocupat o funcție universitară.
    Citește mai departe...
              DeepMind dojo will train AI to beat human StarCraft players        
    The next big game in AI’s sights is so close to real life that cracking it could lead to major advances in artificial intelligence. One player is ready
              LPR / Shlomo Sand, intellectuel critique        
    La critique du sionisme et du « roman national » israélien par Shlomo Sand est d’une lecture salutaire, en Israël comme ailleurs. Avec une limite : sa méthode historique s’arrête au seuil d’une analyse de classe. L’auteur nous en livre lui-même la raison : … Continue reading
              Donald Trump says media playing down terrorist threat posed by ISIS        

    Washington: US President Trump has said that the news media was playing down the terrorist threat posed by the Islamic State (IS) and journalists were reluctant to report on the militant groups attacks in Europe and "have their reasons" for failing to cover them, the media reported.

    Trump initially did not provide examples of a news media conspiracy to underplay terrorist attacks. The White House on Monday released a list of what it said were 78 attacks from September 2014 to December 2016 that were carried out or inspired by the IS. It said that "most have not received the media attention they deserved", the New York Times reported.

    The list included the major attacks in Paris, Brussels, San Bernardino (California) and Orlando (Florida) that dominated the news for weeks. 

    Other attacks overseas, lesser known to Americans, received extensive local coverage, like a shooting in Zvornik, Bosnia, in April 2015 in which one police officer was killed and two others were wounded, the White House said.

    "Radical Islamic terrorists are determined to strike our homeland, as they did on 9/11, as they did from Boston to Orlando to San Bernardino and all across Europe," Trump said at MacDill Air Force Base in Tampa, Florida. 

    "All over Europe, it's happening. It's gotten to a point where it's not even being reported, and in many cases, the very, very dishonest press doesn't want to report it," he said.

    "They have their reasons," Trump added, "and you understand that."

    The President made similar comments about the US media during a January visit to the headquarters of the Central Intelligence Agency (CIA) in Langley, Virginia, that the news media had fabricated his feud with the intelligence community. 

    Those remarks came only days after he likened American intelligence officials to Nazis, after several weeks in which he had denigrated their work, the New York Times said.

    White House Press Secretary Sean Spicer said that the President had been referring in Tampa to "several instances" in which the news media had not devoted sufficient attention to terrorism. 

    Trump, Spicer said, believed that journalists pay more attention to public protests than they do to terrorist attacks or plots.

    During his 12-minute speech on Monday, Trump promised to make "a historic financial investment in the armed forces", in an effort to maintain peace in "our troubled, troubled times". 

    He also vowed to give the military the tools necessary to prevail against the Islamic State and thwart its attempts to strike America.

    At a luncheon with enlisted soldiers, sailors, airmen and Marines, Trump went around his table asking who would remain in the military, and told them their experience would improve during his presidency.

    On NATO, Trump, who had earlier called it "obsolete," tempered his message, arguing that he was focused on ensuring that it is well funded.

    "We strongly support NATO. We only ask that all of the NATO members make their full and proper contributions to the NATO alliance, which many of them have not been doing -- many of them have not been even close," he said.

    Donald Trump says media playing down terrorist threat posed by ISIS
    Section: 
    Yes
    News Source: 
    Facebook Instant Article: 
    No

              Donald Trump warns journalists, calls them most dishonest human beings        

    Washington: Describing journalists as the most dishonest human beings on Earth, US President Donald Trump has said he has been "running a war" with the media and warned them of consequences for falsely reporting that less number of people attended his inauguration.

    "We had a massive field of people. You saw them. Packed.

    I get up this morning, I turn on one of the networks, and they show an empty field," Trump said.

    "I say, wait a minute, I made a speech. I looked out, it looked like a million, million and a half people. They showed a field where there were practically nobody standing there.

    They (media) said, Donald Trump did not draw well. I said, it was almost raining, the rain should have scared them away, but God looked down and he said, we're not going to let it rain on your speech," he said.

    "Then I walked off and it poured right after I left. It poured. But, we have something that's amazing because, it looked like a million and a half people. Whatever it was, it was. But it went all the way back to the Washington Monument.

    And I turn on -- and by mistake I get this network, and it showed an empty field. And it said we drew 250,000 people," he said.

    "Now, that's not bad, but it's a lie. We had 250,000 people literally around in the little bowl that we constructed. That was 250,000 people. The rest of the 20-block area, all the way back to the Washington Monument, was packed.

    So we caught them, and we caught them in a beauty. I think they're going to pay a big price," Trump warned.

    Trump was speaking at the CIA headquarters.

    He told his top spy agency that this is the reason for him visiting the CIA headquarters as the media has portrayed that he has differences with the intelligence community.

    "The reason you're my first stop is that, as you know, I have a running war with the media. They are among the most dishonest human beings on Earth," Trump said amidst applause and laughter from the CIA officials attending his maiden address to them.

    "They sort of made it sound like I had a feud with the intelligence community. And I just want to let you know, the reason you're the number-one stop is exactly the opposite.

    They understand that, too," he said and then said that the crown strength of his inauguration was being accurately being written by the media.

    Then Trump listed out another incident.

    So a reporter wrote that Trump took down the bust, of Martin Luther King.

    "It was right there. But there was a cameraman that was in front of it. So a reporter writes a story about I took down. I would never do that because I have great respect for Martin Luther King. But this is how dishonest the media is," Trump alleged.

    "I only like to say that because I love honesty. I like honest reporting. I will tell you, final time -- when you let in your thousands of other people that have been trying to come in -- because I am coming back -- we're going to have to get you a larger room," Trump said indicating that he would have a bigger room for the White House press corps.

    Donald Trump warns journalists, calls them most dishonest human beings
    Section: 
    Yes
    News Source: 
    Facebook Instant Article: 
    No

              LOLO YOUNG        

    Hello guys! My Name is Lolo genuinely sensual, passionate, intelligent and beautiful sweet-girl! with smooth sexy figure and silky skin. Happy to listen when appropriate, and quick with a laugh and smile, I am a perfect companion whatever your mood. You will be proud to have me in your arms in public dinner dates, theatre […]

    The post LOLO YOUNG appeared first on Sky Escorts.


              Delicias de um final de semana na praia        

    Olá! Meu nome é Simone e sempre me deliciei lendo contos eróticos. Esse é o primeiro conto que escrevo, uma experiência tão excitante que só de lembrar fico toda molhadinha. Mas antes de tudo deixa eu me apresentar não é? Tenho 37 anos, 1 metro e 75 de altura, seios médios e (ainda) durinhos, bundinha proporcional e empinadinha, cabelos lisos, semi longos e castanhos médio, um pouco queimados do sol e olhos cor negros e modéstia parte, lindos. Bem, tudo aconteceu nas férias de janeiro de 2006. Na época eu estava tendo um relacionamento sério com o meu grande amor até hoje, “S”, um gato, alto, moreno, queimado de sol e super inteligente com ótima formação escolar. A gente tava junto a mais de um ano, mas morando cada qual na sua própria casa e resolvemos tirar um fim de semana para acampar numa praia da periferia. Queríamos um fim de semana só nosso e com muuuito sexo! Tanto eu, como ele queríamos uma transa difrente, num clima diferente dos tradicionais em meu apê e motéis, sempre com muito amor e carinho e acima de tudo prazerosas. Eu estava super excitada e anciosa por este fim de semana, imaginando mil e uma loucuras diferentes que iríamos fazer naquela barraca e resolvi me preparar bem: depilei toda minha bucetinha, deixando ela bem lisinha e separei os meus biquínis mais inspiradores... Na sexta feira bem cedinho eu e meu amor seguimos então de carro rumo a praia, ao nosso recanto do fim de semana. Como já estava cheia de tesão e queria provocar meu gato, caprichei na roupa pra viagem: blusinha branca colada, saia jeans curtinha e um biquíni preto de bolinhas brancas de lacinho.. Foi tiro e queda. Quando me viu ele ficou todo animadinho: “Que delicia Sí. To doido pra chegar logo nessa praia e fazer um amor bem gostoso com você, o fim de semana inteiro”. E como não sou nada boba falei com cara de sapeca: “Porque esperar chegar lá?” e como ainda estávamos em meu apê, coloquei a mão dele na minha bucetinha já ensopada de tanto tesão. Ele ficou louco e sem perder tempo, começou a fuder minha bucetinha com dois dedos bem gostoso durante alguns minutos e parou. “Ôh Sí, não faz isso comigo não, minha delícia, assim eu ficou louco e não vou conseguir dirigir”. “Ta bom gato, por enquanto eu me viro sozinha, com um brinquedinho que depositarei nela até chegarmos lá... mas só se você me prometer que quando chegar na praia vai me fuder TODA, mesmo antes de armarmos a barraca”. “Prometo, minha delícia, vou te fazer gozar como uma putinha”. Nisso descemos, entramos no carro, abaixei um pouco o banco, apoiei a perna direita na lateral da porta e retirei minha calcinha e fiquei me tocando. Me masturbei a viagem toda, “S” foi a loucura, e sempre que dava me ajudava e enfiava os dedinhos com gosto e depois chupava sentindo o meu gosto. Gozei muito com aquela brincadeira na estrada. Chegamos na praia pegando fogo de desejo. Procuramos um lugar mais afastado e tranqüilo e antes de armarmos a barraca buscamos a sombra de uma árvore e estiquei uma canga enorme no chão. “S” tava tão louco que arrancou minha blusa ali mesmo na praia e começou a chupar meus peitinhos. Ele lambia e mordia gostoso, parecia uma criança faminta. Puxei ele e pedi pra se deitar, fiquei de quatro com a bundinha bem perto do rosto dele e fui tirando a saía devagarzinho enquanto rebolava. Ele me puxou com força pelo cabelo e falou sussurrando no meu ouvido. “Rebola essa buceta na minha cara, minha putinha, quero te chupar bem gostoso, te fazer gozar com minha língua, minha gostosa, vem cá, vem minha delícia”. Aquilo me deixou doida. Comecei a rebolar devagarzinho minha buceta no rosto dele e na primeira lambida que ele deu no meu grelhinho me arrepiei toda e gemi baixinho. ”S” me chupava deliciosamente, ora brincando com meu grelhinho, ora enfiando aquela língua quente e grossa no meu cuzinho apertadinho e na minha bucetinha que já pingava de tanto tesão. Eu gemia baixinho e me contorcia toda, enquanto ele dava uns tapinhas na minha bunda quando eu rebolava. Ai como gozei naquela boca, me arrepiava toda de tesão. Aquela chupada tava uma delícia mas também queria fuder o pau dele com minha boquinha. Sai devagarzinho de cima dele deixando-o com cara de cachorro pidão e todo melado do meu gozo “Ei ei.. vai pra onde minha putinha, volta aqui”. Ai peguei um dedo dele e comecei a lamber com cara de safada. “Calma gostoso. Deixa eu brincar um pouquinho também”. Ele logo sacou o que eu queria e foi abrindo a bermuda que tava quase estourando. O pau dele era e certamente continua sendo lindo. Tem 18 ou 19 cms, rzoavelmente grosso e com uma cabecinha rosada e perfeita, que dava água na boca so de olhar. Comecei a lamber aquela cabecinha com gosto, passava a língua devagar e batia a rola na minha boca. Ele gemia gostoso, puxava meu cabelo, e implorava pra eu não parar de chupar. Chupei aquela rola grossa toda que pulsava de tesão na minha boca. Fiquei um tempão chupando o pau dele com muito gosto, mas minha buceta pedia uma rola, precisava sentir o caralho dele bombando dentro de mim. Foi ai que me acocorei em cima dele e comecei a brincar com a cabecinha do pau dele na entrada da minha buceta encharcada. Ele se tremia de tesão e tentava socar o pau na minha buceta mas eu não deixava.. ficava so enfiando a cabecinha e tirando. Gemia gostoso e ele implorava pra eu fuder logo de uma vez. “Quer minha bucetinha quer, meu gato gostoso?”, “Quero essa bucetinha toda meu amor, me fode logo vai.. isso já é tortura, to estourando de tesão aqui”. Sentei de uma vez naquele pau gostoso.. fiquei um tempo rebolando devagarzinho com aquele pau todo dentro de mim e me levantei. “S” enlouqueceu na hora. Tentou me puxar de volta, mas ignorei. Arrumei meu biquíni e fui em direção a barraca. Ele veio atrás, meio artodoado ainda: “o que você ta fazendo minha gata? Volte aqui!”. “Quero tomar um banho de mar antes de armarmos a barraca. Ainda é cedo, vem comigo”. Ele ainda de pau na mão, levantou-se, deu um sorriso, levantou a sunga, segurou minha mão e a gente entrou no mar. A maré tava baixa e o mar tava calmo sem muitas ondas. Ele então me abraçou bem forte, apertando o meu corpo contra o dele e beijou meu pescoço e minha orelha me arrepiando toda. Daí comecei a sentir a mão dele tocando a minha perna e subindo até a minha bucetinha. Ele me tocou um pouco por cima do biquíni e depois foi desamarrou o lacinho. Fiquei louca com aquilo. Ele começou a me tocar e a brincar gostoso com meu grelinho, fazendo-me gemer baixinho no seu ouvido. Eu tava completamente entregue, sentindo um tesão que me queimava por dentro. Não tava agüentando mais, precisava sentir aquele pau me fudendo e falei baixinho no ouvido dele: “fode minha bucetinha, meu amor.. me fode todinha vai.. tou derrentendo de tanto tesão”. Ele carinhosamente me beijou deliciosamente, afastou sua sunga pro lado deixando o cacete livre, então eu abracei ele com as pernas e ele começou a meter devagarzinho.. Como aquilo era gostoso. Eu rebolava devagarzinho enquanto ele metia na minha bucetinha molhada e enfiava o dedo bem gostoso no meu cuzinho. Gozei como nunca. Me arrepiava toda a cada bombada que ele dava na minha bucetinha. “S” gemia gostoso no meu ouvido, puxava meu cabelo, lambia meu pescoço.. e gozou muito na minha bucetinha. Ficamos ali no mar, abraçados.. se tocando e sentindo o nosso tesão se misturando com a água do mar. E esse foi só o começo do nosso fim de semana, que foi recheado de aventuras e muito, mas muito sexo e prazer dentro da nossa barraca, minha boca, meinha buça e meu cuzinho que o diga.
    Sí – A. dos Reis - RJ
              A LIGA FAROESA        



    HB Tórshavn: maior vencedor da Liga Faroesa




    Depois de um longo e tenebroso inverno, eis que apareço novamente nesse espaço tão bacana com informação sobre a história de curiosidades do futebol. Recebi comentários, tweets e até e-mail questionando o porquê da não atualização periódica do blog. Então retorno hoje para contar um pouco mais sobre o esporte mais popular do planeta.

    O futebol existe está presente nos quatro cantos do mundo, desde nas superpotências econômicas mundiais como EUA, Japão e Alemanha, até nos mais exóticas e remotas nações como Vanuatu, Taiti, Guam, entre outros. Cada lugar tem sua liga local com suas regras específicas – algumas simples e outras bem complexas e pouco inteligíveis. Nelas podemos ver times que certamente a esmagadora maioria dos amantes do esporte jamais ouviu falar, como FC Tobol Kostanay, FK Jedinstvo, Erakor Golden Star, Quality Distributors, Inter Moengotapoe, Mtibwa Sugar, entre outros. Como informação os clubes citados são respectivamente do Cazaquistão, de Montenegro, Vanuatu, Guam, do Suriname e da Tanzânia.

    No post de hoje vamos falar sobre outro campeonato de nível técnico obscuro e praticamente desconhecido do restante do planeta, mas cujo país é um dos mais fascinantes no quesito paisagens naturais: o das Ilhas Faroe. Em 2009 este blog já teve publicada uma postagem sobre a seleção da região autônoma da Dinamarca, e você pode conferi-la clicando aqui.

    Como dito, as Ilhas Faroe é um país pertencente à coroa dinamarquesa, entretanto é autônomo politica e economicamente falando. É um arquipélago situado entre a Noruega e a Islândia que tem aproximadamente 1400 km² de extensão e uma população de pouco mais de 50 mil pessoas segundo dados oficiais de 2012. É uma região com paisagens exuberantes com seu mar de águas azuis e montanhas verdejantes recobrindo boa parte do território. Sua capital é Tórshavn e sua moeda é a Coroa Dinamarquesa.

    O desporto é bastante praticado nas Ilhas Faroe, entretanto os atletas têm que disputar modalidades olímpicas e paraolímpicas com a bandeira da Dinamarca. E como normalmente acontece na maioria dos paises pelo mundo a fora, o futebol é o esporte mais popular entre os faroeses. Sua seleção ocupa o 161º lugar no ranking da FIFA atualmente; já a liga nacional tem o 51º coeficiente pela UEFA. 

    O campeonato nacional existe desde 1942, entretanto os clubes participantes só passaram a disputar competições europeias somente 50 anos depois. Entre o ano de estreia e 1975 a primeira divisão do torneio era chamada de "Divisão dos Campeões", ou Meistaradeildin em faroês. Na primeira edição apenas quatro times disputaram a taça: TB Tvøroyri, B36 Tórshavn, HB Tórshavn e KÍ Klaksvík - sendo este último seu primeiro campeão nacional. Muitas das equipes que participam da liga faroesa surgiram antes da criação da disputa, por isso disputavam o campeonato dinamarquês até seu início. A segunda divisão passou a ser disputada em 1943, contudo não havia acesso nem descenso. Até 1971 o certame envolvia apenas quatro clubes, quando a ISF, a Associação de Esportes das Ilhas Faroe, aumentou o número de participantes para 6. Cinco anos depois mais uma vaga foi aberta para a disputa e o nome da liga de elite mudou para 1.deildin (Primeira Divisão) e o sistema de rebaixamento e acesso foi introduzido - a segundona local passou a se chamar 2.deildin. O NSÍ Runavík teve o desgosto de ser o primeiro time rebaixado da história do futebol faroês, enquanto a honra da primeira promoção coube ao Fram Tórshavn.

    Em 1979 foi criada a FSF, a Associação de Futebol das Ilhas Faroe, que passou a reger o campeonato faroês e, por conseguinte, já aumentou o número de equipes da primeira divisão para oito até 1988, quando finalmente o torneio passou a contar com 10 participantes, além de fazer com que dois times caíssem e subissem de divisão. Até 1992 os vencedores da 1.deildin não entravam nos torneios continentais, contudo, neste ano, a UEFA abriu vagas para os clubes faroeses disputarem tanto a Liga dos Campeões (o campeão nacional) e a Copa da UEFA (o campeão da Copa), atual Liga Europa, na primeira fase preliminar de ambos. KÍ Klaksvík e B36 Tórshavn foram os primeiros clubes da história das Ilhas Faroe a jogarem uma fase, respectivamente, da Liga e da Copa, porém sem passarem da primeira etapa.

    A partir de 2006 o nome da competição sofreu algumas mudanças por motivos de patrocínios, passando a se chamar Formuladeildin entre 2006 e 2008, Vodafonedeildin entre 2009 e 2011, e Effodeildin desde então. A segunda divisão passou, então, a receber o nome de 1.deildin. A fórmula de disputa é simples e padrão na maioria das ligas europeias: jogos em turno e returno com os dez participantes em pontos corridos. O vencedor se habilita a participar da primeira fase eliminatória da Liga dos Campeões, enquanto o segundo e o terceiro lugares vão encarar a fase inicial de qualificação da Liga Europa. Os dois últimos colocados, como já visto, são relegados para a segundona nacional.

    O maior vencedor da Liga Faroesa desde 1942 é o HB Tórshvan com 21 títulos, seguido do KÍ Klaksvík com 17. O atual detentor da taça é o EB Streymur. Já os maiores artilheiros de uma única edição são os ex-atacantes faroeses Uni Arge, pelo HB Tórshavn em 1997, e Fríði Johannesen, pelo B68 Toftir em 1995, ambos com 24 gols. Como não poderia ser diferente, a liga conta com alguns brasileiros, notadamente o atacante carioca Clayton Nascimento, de 34 anos, saído da base do Tigres do Brasil/RJ e desde 2002 no ÍF Fuglafjørður, artilheiro da última edição com 22 gols; e o zagueiro baiano Alex dos Santos, de 32, que começou a carreira na Portuguesa de Desportos em 2002 e hoje veste a camisa do HB Tórshavn.

    Abaixo, dados e estatísticas da Liga Faroesa de futebol.


    LIGA FAROESA - 1ª DIVISÃO (EFFODEILDIN)


    * Fundação: 1942

    * Organização: FSF - Associação de Futebol das Ilhas Faroe (Fótbólutssamband Føroya em faroês)

    * Fórmula: pontos corridos com 10 clubes jogando entre si em turno e returno

    * Clubes participantes em 2013 (10): 07 Vestur, AB Argir, B36 Tórshavn, EB Streymur, HB Tórshavn, ÍF Fuglafjørður, KÍ Klaksvík, NSÍ Runavík, TB Tvøroyri e Vikingur

    * Campeões: HB Tórshavn (21), KÍ Klaksvík (17), B36 Tórshavn (9), TB Tvøroyri (7), GÍ Gøta (6), B68 Toftir (3), EB Streymur (2), NSÍ Runavík (1), SÍ Sørvágur (1) e VB Vágur (1)

    * Maiores artilheiros de uma edição: Fríði Johannesen (pelo B68 Toftir em 1995) e Uni Arge (pelo HB Tórshavn em 1997) com 24 gols



    Foto 1: UEFA.com


              Comisia pentru decernarea Premiului Național a validat dosarele înregistrate la ediția 2017 a concursului        

    Membrii Comisiei pentru decernarea Premiului Național s-au întrunit astăzi la Guvern, pentru a examina dosarele candidaților și ale colectivelor de candidați înaintați la ediția 2017 a concursului.

     

    În cadrul ședinței prezidate de vicepreședintele Comisiei, ministrul Educației, Culturii și Cercetării, Monica Babuc, a fost prezentată lista candidaţilor, domeniile de nominalizare şi informaţia privind gradul de corespundere a dosarelor prevederilor Regulamentului concursului. În urma discuţiilor, membrii Comisiei au aprobat toate dosarele înaintate pentru Premiul Naţional 2017, structura pe domenii fiind: știință,  tehnologii , cultură și artă , sport.

     

    Totodată, Comisia a stabilit componența grupurilor de experți, formate din persoane notorii – academicieni, profesori universitari, practicieni cu expertiză în domeniul corespunzător dosarelor, maeștri în artă şi sportivi.  Evaluarea se va efectua în baza fişei de criterii conform Regulamentului.

     

    Precizăm că termenul de depunere a dosarelor pentru participare la concurs s-a încheiat la data de 28 iulie curent. Gala premiilor concursului „Premiul Naţional 2017” va avea loc pe 26 august.

     

    Lista candidaților ale căror dosare au fost admise la concursul Premiul Naţional

     

     


              Mac Mini        
    I've been thinking about getting a Mac Mini. I've never had any Apple product of any kind, but have been interested in testing out OSX to see how I like it. Hopefully with the new line coming out, I can get a first gen. Intel Mac Mini off of ebay for pretty cheap now.
              Not Good Pricing At All        
    Apple will never establish a good pricing for their products and will never be able to use the weak moments of MS and others to tighten its position and conversion strategy. Mac mini should not be in the price of 800 no matter what; It should be in the price range of 400-500 $ maximally, because at this price range you can convince new windows users to try a mac, besides the hardware choices in some mac mini and the 17" 1.8 core duo imac are not appropriate, because for mac mini with 1.6 GHz core duo CPU is so mascular while GPU of intel is so weak and the problem increases when CPU becomes 1.8GHz and just intel GPU, imac also does have a very nice screen 17" which will be driven by intel GPU and the price is 1000 $, for 1000 $ they could put much decent GPU like ATI X600-1300 and leave the X1600 for the 1200$ model. So, lower end product lines hardware still and probably will still suffer from inconsistancy combined with overpricing. Their middle part of hardware line still doesn't exist or suite alot of people (we want a mac pro like case or smaller without screen and which allows more disks and hardware upgradability but less powerful CPU/GPU than mac pro eg: core2duo @2.4GHz/ATI X1600) Their high end products line was and still is very well priced and excellently powered though. Apple must pay more attention to their lower and middle line of products to attract more windows choppers.Edited 2006-09-06 23:41
              RE: Not Good Pricing At All        
    and based on your adept and saavy business acumen, this is why you too run a multi billion global corporation? Apple knows their pricing and their market. First the arugment was if they made a headless imac, i'd buy it. delivered. Then it was but it doesnt run windows. delivered. then it was it was, now if theyd just put an intel chip in it, delivered. now its well it could be cheaper and needs to have this this this and this and this before me and others like would buy it. I have a better idea; get a job, dump or get off the pot and just get one. if not, ok, but read the article and move on. i tire so much of people that know more than the beleagured apple thats been slowly dying and going out of business and making missteps against MS and others since 1990.
              Booting from an external drive        
    You are right of course, you cannot boot an PPC Mac from an external USB drive. You can, however boot it from an external Firewire drive. The Intels boot from either USB or Firewire.
              RE[2]: Not Good Pricing At All        
    " Apple knows their pricing and their market." Obviously not; Apple bombarded us with the "switch to mac" since OSX came out and they just admitted in their last WWDC that only 50% of their new sellings were for Winodws customers; from this we can see that Apple cares about windows users -unlike you-, while they cannot reach the heart and dollar of them because they don't listen quickly to such wishes that they even promote you to send on their web site. "now if theyd just put an intel chip in it:" Actually, it wasn't customers wish for intel chip but rather Apples choice to get rid of IBM ignorance and disrespect to Apple's Buisness demands especially for laptops product line. "get a job, dump or get off the pot and just get one." You are either amature for what you said or you are a frustrated Apple's customer support guy. There is a wise say for you: Those who don't believe FACTS, must suffer till they respect them.
              A inteligência Emocional do Sindico na Gestão do Condomínio        

    A emoção emana de todos nós de forma espontânea. Emocionamos-nos com diversas situações da vida cotidiana. O nascimento de um filho, a conclusão de uma faculdade ou a conquista de um sonho. As emoções estão em nossas vidas. A cada dia fatos acontecem que nos trazem tristezas, alegrias e muitas emoções agregadas. Agora imagine como ...

    The post A inteligência Emocional do Sindico na Gestão do Condomínio appeared first on Universo Condomínio - Tudo sobre condomínios.


              McTeague        
    McTeague
    author: Frank Norris
    name: Kristin
    average rating: 3.67
    book published: 1899
    rating: 5
    read at: 1996/01/01
    date added: 2009/12/17
    shelves:
    review:
    My all time favorite novel. Documents San Francisco at a crucial point in its history and reads like an intelligent episode of Knots Landing. If only Norris could have lived to write more stunning documents of the base aspects of American human nature. Also check out "Vandover and the Brute".

              Intel Pentium G4600 3.6GHz 3MB Box        

    Normale prijs: € 99,95

    Aanbiedingsprijs: € 89,95


              ASUS TUF Z270 MARK 1 Intel Z270 LGA1151 ATX moederbord        

    Normale prijs: € 274,95

    Aanbiedingsprijs: € 258,95


              Intel Core i7-7820X 3.6GHz 11MB L3 Box processor        

    Normale prijs: € 649,00

    Aanbiedingsprijs: € 619,00


              IntelliJ IDEA 常用快捷键        

    整理一下 IntelliJ IDEA 最常用的快捷键,按照便于记忆的方式排列:

    Ctrl-N              Class... (find by name)
    Ctrl-Shift-N        File... (find by name)
    Ctrl-Shift-Alt-N    Symbol... (find by name)
    Ctrl-G              Line... (goto line)
    Ctrl-H              Type hierarchy (hierarchy)
    Ctrl-Shift-H        Method hierarchy (hierarchy)
    Ctrl-Alt-H          Call hierarchy (hierarchy)
    Ctrl-Q              Quick documentation
    Ctrl-Alt-I          Auto-indent lines (indent)
    Ctrl-Alt-L          Reformat code (line up)
    Ctrl-Alt-O          Optimize imports (optimize)
    Ctrl-/              Comment with line comment (//)
    Ctrl-Shift-/        Comment with block comment (/*...*/)
    Ctrl-W              Select word or block (word)
    Ctrl-D              Copy line (duplicate line, yyp)
    Ctrl-X              Cut line (dd)
    Ctrl-U              Uppercase/lowercase (upper)
    Ctrl-J              Insert live template
    Ctrl-Alt-J          Surround with live template
    Ctrl-Alt-T          Surround with (template)
    Ctrl-Shift-J        Join lines (join)
    Ctrl-E              Recent files (editions)
    Ctrl-Shift-E        Recently changed files (editions)
    Alt-Shift-C         Recent changes (changes)
    Ctrl-B              Delcaration
    Ctrl-Shift-B        Type declaration
    Ctrl-Alt-B          Implementation(s)
    Ctrl-P              Parameter info (parameter)
    Ctrl-Space          Basic completion
    Ctrl-Shift-Space    Smart completion
    Ctrl-Alt-Space      Completion lookup
    Alt-Enter           Auto-complete
    Alt-Insert          Generate...
    Ctrl-Shift-Up/Down  Move statement up/down
    Alt-Shift-Up/Down   Move line up/down
    Ctrl-Up/Down        Scroll up/down
    Alt-Up/Down         Previous/next method
    F2                  Next highlighted error
    Shift-F2            Previous highlighted error
    Ctrl-F              Find
    Ctrl-R              Replace
    F3                  Next match
    Shift-F3            Previous match
    F4                  Jump to source
    Ctrl-Alt-Shift-T    Refactor this
    F5                  Refactor copy
    F6                  Refactor move
    Ctrl-F6             Refactor change signature
    Shift-F6            Refactor rename
    Alt-Delete          Refactor safe delete
    Ctrl-Alt-V          Refactor extract variable
    Ctrl-Alt-F          Refactor extract field
    Ctrl-Alt-P          Refactor extract parameter
    Ctrl-Alt-M          Refactor extract method
    Ctrl-Alt-N          Refactor inline
    


    laogao 2014-03-09 13:38 发表评论

              Intel Core i5-7640X 4GHz 6MB Smart Cache Box processor        

    Normale prijs: € 289,95

    Aanbiedingsprijs: € 254,00


              Intel Core i7-7740X 4.3GHz 8MB Smart Cache Box processor        

    Normale prijs: € 419,95

    Aanbiedingsprijs: € 346,00


              MSI H110M ECO Intel H110 LGA1151        

    Normale prijs: € 134,95

    Aanbiedingsprijs: € 119,95


              ASUS H110M-K Intel H110 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 69,95

    Aanbiedingsprijs: € 59,95


              Reality Check for May 27: The Bachelorette, The Voice, Dancing with the Stars        
    Whaboom or bust. If you need proof that some reality TV shows may in fact be stretching reality (shocking, we know), look no further than Monday’s premiere episode of The Bachelorette. How else to explain why gorgeous, intelligent Bachelorette Rachel […]
              Intel 540s 360GB        

    Normale prijs: € 169,95

    Aanbiedingsprijs: € 155,95


              ASUS MAXIMUS IX FORMULA Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 417,95

    Aanbiedingsprijs: € 369,95


              ASUS STRIX Z270E GAMING Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 279,95

    Aanbiedingsprijs: € 246,95


              ASUS STRIX Z270F GAMING Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 269,95

    Aanbiedingsprijs: € 233,95


              ASUS PRIME Z270-A Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 219,95

    Aanbiedingsprijs: € 199,95


              Crisis Management and the Emotionally Intelligent Producer        

              viviendo en la tierra de alicia bay laurel        
    Viviendo en la Tierra

    “Celebraciones, avisos de tormenta, fórmulas, recetas, rumores y danzas campestres
    recolectadas por Alicia Bay Laurel.”

    Kachina Ediciones quiere editar por primera vez en castellano la guía clásica para la vida natural, bohemia y alternativa en el campo escrita por Alicia Bay Laurel en la comuna Wheeler Ranch en el norte de California a finales de los sesenta. La biblia del movimiento back-to-the-land y las comunas hippies de la década de los setenta que capturó el espíritu de toda una generación. 

    Para esta edición en castellano, Kachina Ediciones ha puesto en marcha una campaña de financiación que finaliza este domingo 11 de junio, si la campaña finaliza con éxito, el libro estará a la venta el próximo mes de septiembre:

    Colabora en el crowdfunding para la edición de Viviendo en la Tierra

    Viviendo en la Tierra es para aquellos que prefieren cortar leña para el fuego antes que trabajar en una oficina para pagar la factura de la compañía eléctrica. Un libro diseñado sin índices, sin capítulos, sin reglas ni estructuras, un libro que se construye sobre el aprendizaje del día a día.

    Escrito e ilustrado a mano por Alicia Bay Laurel cuando esta tenía tan sólo 19 años, como si se tratara de un diario, originalmente fue concebido como una guía destinada exclusivamente a distribuirse internamente entre las comunas. El libro fue publicado por The Bookworks en Berkeley, California y se agotó inmediatamente. Random House lo reeditó en 1971 y vendió más de 350.000 copias en pocos meses convirtiéndose así en un New York Times Bestseller. Viviendo en la Tierra cambió radicalmente la forma de concebir un libro y con su estilo ha influido durante décadas a numerosos artistas y diseñadores.



    Más allá de su utilidad como una guía DIY de artesanía, jardinería, construcción, remedios caseros y recetas, Viviendo en la Tierra documenta la vida en las utópicas comunas de finales de los sesenta. Traducido al japonés y al coreano -y ahora por primera vez al castellano-, en 2012 el libro fue elegido como uno de los 101 libros de cocina americanos más influyentes del siglo XX. Entre 2016 y 2017, fue expuesto en varios museos en retrospectivas sobre la cultura hippie.
    Pero además, para muchas personas, Viviendo en la Tierra es una fuente de inspiración espiritual, ya que es un exponente del placer de la vida sin apenas dinero ni bienes materiales, viviendo en contacto con la naturaleza y protegiéndola, viviendo en armonía con los demás.




    Alicia Bay Laurel (1949, Hollywood, California) creció en un ambiente intelectual estrechamente relacionado con las artes y políticamente activo. Tras cursar estudios de arte, con diecinueve años se trasladó a la comuna Wheeler Ranch donde comenzó a escribir e ilustrar Viviendo en la Tierra, libro que le dio fama y reconocimiento internacional. Además de escritora e ilustradora, Alicia es una cantautora y música de éxito y ha grabado siete discos desde 1970. Fue alumna del reconocido guitarrista John Fahey y en su carrera ha tocado géneros tan dispares como el psych folk, el blues, la canción protesta o la música Hawaiiana.

    En 1973 en colaboración con Ramón Sender Barayon -hijo del escritor Ramón J. Sender y conocido activista del movimiento hippie de los 60- escribió e ilustró el libro Being The Sun, que más tarde se convirtió también en disco.
     
    Se trasladó a Maui en 1974 y desde entonces ha ejercido numerosas profesiones, incluyendo entre otras muchas la de fotógrafa submarina, empresaria o profesora de primaria.

    Coincidiendo con la edición revisada y actualizada de Viviendo en la Tierra en el año 2000, Alicia hizo una gran gira musical de promoción por Estados Unidos. Desde entonces Alicia vive entre Estados Unidos, Panamá, España y especialmente Japón, país en el que goza de un enorme reconocimiento y en el que continúa realizando numerosas actuaciones musicales y colaboraciones artísticas para libros, publicidad e incluso para diseño de moda. 




     
    “Este puede ser perfectamente el mejor libro de este catálogo, es un libro para la gente; por eso, si eres una persona, es para ti; si eres un perro, sin embargo, y no sabes leer demasiado bien, también es para ti, porque tiene dibujos, Alicia, Alicia, Alicia, ella es nuestra Bradford Angier particular.”
    --The Whole Earth Catalog, JD Smith, 1970.

    "VIVIENDO EN LA TIERRA es toda una experiencia vital. Nos presenta toda la información principal del Whole Earth Catalog con la calidez y el sentimiento que una chica con un melódico y apasionado nombre como Alicia Bay Laurel puede poseer. Es como una carta interminable que Alicia te escribiera sólo y únicamente a ti."
    --The Village Voice.



    “Ver, tocar o acariciar VIVIENDO EN LA TIERRA es maravilloso. Sus dibujos y diseños irradian calidez, simplicidad y sinceridad. El libro en sí es un objeto que induce a la serenidad y a la buena voluntad. Su información es realmente útil para todo aquel que desee disfrutar de las cosas buenas de esta vida en cualquier parte del mundo."
    --Raymond Mungo, The New York Times Book Review

    “Quiero hacer todo lo que pone en este libro. Si no puedo hacer todo lo que pone en este libro, entonces quiero soñar sobre ello, porque yo sé que si lo hago, seré una mejor persona hasta la médula de mis huesos.”
    --Shuntaro Tanikawa, poeta japonés

    (fotos de la comuna Wheeler Ranch de Bob Fitch)

    Colabora en el crowdfunding para la edición de Viviendo en la Tierra

              Intel 540s 480GB        

    Normale prijs: € 219,95

    Aanbiedingsprijs: € 199,95


              Intel NUC7I3BNH 2.4GHz i3-7100U Zwart        

    Normale prijs: € 381,95

    Aanbiedingsprijs: € 347,95


              Intel NUC7I3BNK Socket B2 (LGA 1356) 2.4GHz i3-7100U        

    Normale prijs: € 372,95

    Aanbiedingsprijs: € 339,95


              Intel Core i3-7350K 4.2GHz 4MB Box        

    Normale prijs: € 226,95

    Aanbiedingsprijs: € 206,95


              MSI H270 GAMING M3 Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 160,95

    Aanbiedingsprijs: € 146,95


              MSI Z270 SLI PLUS Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 182,95

    Aanbiedingsprijs: € 162,95


              MSI B250M PRO-VH Intel B250 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 89,95

    Aanbiedingsprijs: € 79,90


              ASUS PRIME H270-PRO Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 149,95

    Aanbiedingsprijs: € 134,95


              MSI B250M MORTAR ARCTIC Intel B250 LGA1151        

    Normale prijs: € 129,95

    Aanbiedingsprijs: € 109,95


              Intel Core i5-7400T 2.4GHz 6MB Smart Cache Box        

    Normale prijs: € 238,95

    Aanbiedingsprijs: € 217,95


              StarTech.com 1-Poorts 10G SFP+ glasvezel netwerkkaart PCIe Intel Chip M/M        

    Normale prijs: € 508,95

    Aanbiedingsprijs: € 456,95


              DJI Inspire 2 - TB50        

    Normale prijs: € 216,95

    Aanbiedingsprijs: € 194,95


              ASUS Z170-WS        

    Normale prijs: € 429,95

    Aanbiedingsprijs: € 381,95


              ASUS STRIX H270F GAMING Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 199,95

    Aanbiedingsprijs: € 184,95


              ASUS PRIME H270-PLUS Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 159,95

    Aanbiedingsprijs: € 144,95


              ASUS PRIME H270M-PLUS Intel H270 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 133,95

    Aanbiedingsprijs: € 121,95


              ASUS ROG STRIX B250F GAMING Intel B250 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 189,95

    Aanbiedingsprijs: € 143,95


              ASUS PRIME B250-PRO Intel B250 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 135,95

    Aanbiedingsprijs: € 123,95


              ASUS PRIME B250-PLUS Intel B250 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 126,95

    Aanbiedingsprijs: € 115,95


              ASUS PRIME B250M-PLUS Intel B250 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 115,95

    Aanbiedingsprijs: € 105,95


              ASUS PRIME B250M-C Intel B250 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 119,95

    Aanbiedingsprijs: € 109,95


              ASUS PRIME B250M-A Intel B250 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 104,95

    Aanbiedingsprijs: € 95,95


              Aam Aadmi Party: the political start-up        


    "Aaj hum yahaan aayein hain sabse ye kehne, ki kuch to karna hoga. Hum sabko kuch karna hoga."

    "Koi bhi desh perfect nahi hota. Use perfect banaana hota hai. Police mai bharti honge, military join karenge, IAS banenge, politics ka hissa ban ke iss desh ki sarkaar chalaayenge. Ye desh badlega, hum badlenge ise."

    -- Rang De Basanti (2006)


    I quoted from Rang De Basanti, but it does not mean that this is going to be an incensed hysterical rant of a twenty-something someone which goes "Inquilab Zindabad!". Inquilab, sure. But let's put it into perspective and context. Inquilab will happen. One step at a time.


    Election is coming.

    It's easy to talk about politics sitting in our rooms, dissing any and everything that is happening around us. Heck, even this post qualifies. People here in India, and people abroad too - US, Europe, or farther east, you name it. "India has gone beyond a point-of-no-return." Sure, it must have sounded profound sitting in a room in a high-rise with a city skyline view in some sophisticated corner of the world, or here, in India. Sorry, no. But I have no interest in a conversation that begins or ends with that sentence, whether you live in India, or live abroad and intend to come back. It does not sound profound to me because I intend to spend my life in this country, by choice. Hopefully.

    I would not care if haters and dissers shoot holes into this post. By all means, go ahead. I admit I don't know my politics or economics. Let the intellectual masturbation begin. But I will not engage you in a conversation unless you give me a viable choice in the upcoming Delhi elections in November. We'll talk about NaMo vs Rahul Gandhi, sure, after the Delhi elections.


    It is really sad that after 66 years of our country's independence, the issues today, still, in the capital of India are Water, Electricity, Safety of Women, and Corruption. Forget Infrastructure, Public Health, or a healthy eco-system for entrepreneurs, we haven't afforded ourselves that luxury. Not yet.

    We, the youth, are lucky to have been born at a very opportune moment in the history of our country. We have the privilege to be a part of the 'Indian growth story', to be the Indian growth story. Be a part of it. Engage. Of course, it is unreasonable to ask people to quit whatever they wish to do with their lives and set out "to clean the system". No. But help those who are trying, in whatever little way. You can still be a part of it. That's why I am writing this.

    I know about a start-up that is trying to win the Delhi elections. I hope they do. It was unthinkable until a year ago, that a newly formed political party could think of forming a state government, let alone contesting elections with a strong foothold, or even fielding candidates in all the contested constituencies with confidence. Today, not so much. AAP doesn't have a long history, nor do they have the money or the adequate resources even, but they do have the passion and the will to do something. They believe they can, I believe they can. Sure, you or me might not agree with everything that they say or want to do, but do you agree with anyone a hundred percent? And if not them, who is your pick, and why? The question is whether anyone, anyone with the will and the passion can make a difference if they want? This is the test.

    Santosh died. No, I am not using her name to sensationalize this and drive my point across. The fact is, a good person wanted to contest the elections, and she died. It is NOT trivial. Can you do something about it?

    Take a look at their candidates list. Go ahead, look at their profiles. There is a commando who lost his hearing a hundred percent during 26/11, and was fired from the Army after that. Or this construction worker living in the slums, who is looking to contest from Rajouri Garden. And then, there is an ex-IRS IITian who championed the cause of RTI. He is pitting himself against Sheila Dixit. These people are getting their voice heard. We are getting our voice heard.

    At the very least what I'm confident of is this, that these candidates won't be murderers or rapists, and that if they are deemed incapable or corrupt, they will be sacked by their own party. Atleast give these people a chance. One chance. And like all start-ups, they need money to scale. They have been angel funded by several investors, and are looking to mobilize resources through crowdsourcing.


    What are you doing, Delhi? I'm jealous because you got this opportunity before I did. And things are happening and will, with or without you. Here's what the donations to AAP from our country looks like [link] :


    Almost as much from Maharashtra as from Delhi?! And it's not even Maharashtra's elections! There is still time. Get on board with this, man.


    1) You can donate in kind. There is much more than just money that is required to contest elections. You can give whatever you have to spare. [link]

    2) You can adopt a constituency. From anywhere. [link]

    3) You can make a recurring donation every month. [link]

    4) Or, you can just donate once and be done with it. [link]

    5) And the least you can do is get your voter i-card made and exercise your franchise. Vote. [link]


    An incident happened not so long ago. Arvind Kejriwal was asked by a journalist, "What would you do if you don't win the Delhi elections?". He responded by saying, "If we lose, what will you do?"

    Atleast we are talking about the right things.

    So... what will you do?



    Oh, and in this interview, Arvind Kejriwal answers most of the questions commonly posed by the haters and the dissers. Do watch. You might not agree with him or still be unsatisfied, but atleast hear what he has got to say.





    If you know me personally, or have been following this blog, you would know that I am not someone who begs for likes and shares. But this one time, I will. If this post struck a chord, please share it. It's only a click, and is much less to ask than an Inquilab.



              Gigabyte GA-H170-D3HP Intel® H170 Express Chipset LGA1151 ATX moederbord        

    Normale prijs: € 146,95

    Aanbiedingsprijs: € 133,95


              Intel Core i5-6500 3.2GHz 6MB Smart Cache Box        

    Normale prijs: € 251,95

    Aanbiedingsprijs: € 229,95


              ASUS B150 PRO GAMING Intel B150 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 145,95

    Aanbiedingsprijs: € 132,95


              Hewlett Packard Enterprise Intel Xeon E5-2620 v4 2.1GHz 20MB Smart Cache        

    Normale prijs: € 704,95

    Aanbiedingsprijs: € 642,95


              Intel NUC5PPYH 1.6GHz N3700 BGA1170 UCFF Zilver, Zwart        

    Normale prijs: € 209,95

    Aanbiedingsprijs: € 190,95


              Intel Xeon E5-2630V2 2.6GHz 15MB Smart Cache Box        

    Normale prijs: € 819,95

    Aanbiedingsprijs: € 745,95


              Intel NUC6i7KYK 2.6GHz i7-6770HQ BGA1440 UCFF Zwart        

    Normale prijs: € 740,95

    Aanbiedingsprijs: € 655,95


              Intel Core i7-6850K 3.6GHz 15MB Smart Cache Box        

    Normale prijs: € 950,95

    Aanbiedingsprijs: € 682,95


              ASUS B150M-A/M.2 Intel B150 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 103,95

    Aanbiedingsprijs: € 94,95


              Hewlett Packard Enterprise Intel Xeon E5-2620 v4 2.1GHz 20MB Smart Cache        

    Normale prijs: € 657,95

    Aanbiedingsprijs: € 598,95


              ASUS H110T Intel H110 LGA1151 Mini ITX moederbord        

    Normale prijs: € 97,95

    Aanbiedingsprijs: € 89,95


              Hewlett Packard Enterprise Intel Xeon E5-2630 v4 2.2GHz 25MB Smart Cache        

    Normale prijs: € 961,95

    Aanbiedingsprijs: € 874,95


              Cisco Intel i350 Quad Port 1Gb        

    Normale prijs: € 532,95

    Aanbiedingsprijs: € 484,95


              Gigabyte GA-Z170X-Ultra Gaming Intel Z170 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 194,95

    Aanbiedingsprijs: € 177,95


              ASUS B85M-G Intel B85 Socket H3 (LGA 1150) Micro ATX        

    Normale prijs: € 92,95

    Aanbiedingsprijs: € 84,95


              ASUS P10S-M WS Intel C236 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 272,95

    Aanbiedingsprijs: € 248,95


              Intel SSD E 6000p Series 256GB PCI Express        

    Normale prijs: € 149,95

    Aanbiedingsprijs: € 132,95


              Intel I350-T4V2        

    Normale prijs: € 372,95

    Aanbiedingsprijs: € 339,95


              Intel X520-DA2        

    Normale prijs: € 409,95

    Aanbiedingsprijs: € 372,95


              ASUS B150I PRO GAMING/AURA Intel B150 LGA1151 Mini ITX        

    Normale prijs: € 122,95

    Aanbiedingsprijs: € 111,95


              Gigabyte GA-Z270X-Ultra Gaming Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 180,95

    Aanbiedingsprijs: € 163,95


              MSI X99A SLI PLUS Intel X99 LGA 2011-v3 ATX        

    Normale prijs: € 261,95

    Aanbiedingsprijs: € 241,95


              MSI Z270 GAMING PRO CARBON Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 209,95

    Aanbiedingsprijs: € 178,95


              MSI X99A GAMING PRO CARBON Intel X99 LGA 2011-v3 ATX        

    Normale prijs: € 364,95

    Aanbiedingsprijs: € 344,95


              MSI B150M NIGHT ELF Intel B150 LGA1151        

    Normale prijs: € 109,95

    Aanbiedingsprijs: € 92,95


              MSI X99A TOMAHAWK Intel X99 LGA 2011-v3 ATX        

    Normale prijs: € 299,95

    Aanbiedingsprijs: € 282,95


              MSI Z270 XPower Gaming Titanium Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 376,95

    Aanbiedingsprijs: € 356,95


              MSI Z270 Gaming M7 Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 288,95

    Aanbiedingsprijs: € 268,95


              MSI Z270 GAMING M5 Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 227,00

    Aanbiedingsprijs: € 209,00


              MSI Z270 Gaming M3 Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 183,95

    Aanbiedingsprijs: € 173,95


              MSI B250 Gaming M3 Intel B250 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 142,95

    Aanbiedingsprijs: € 135,95


              MSI Z270I Gaming Pro Carbon AC Intel Z270 LGA1151 Mini ITX        

    Normale prijs: € 212,95

    Aanbiedingsprijs: € 196,95


              MSI Z270 Gaming Pro Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 189,95

    Aanbiedingsprijs: € 174,95


              MSI Z270 KRAIT GAMING Intel Z270 LGA1151 ATX moederbord        
    € 173,95

              MSI H270I GAMING PRO AC Intel H270 LGA1151 Pico ITX        

    Normale prijs: € 152,95

    Aanbiedingsprijs: € 132,95


              MSI H270 GAMING PRO CARBON Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 159,95

    Aanbiedingsprijs: € 152,95


              MSI B250 KRAIT GAMING Intel B250 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 134,95

    Aanbiedingsprijs: € 119,95


              MSI B250I GAMING PRO AC Intel B250 LGA1151 Mini ITX        

    Normale prijs: € 129,95

    Aanbiedingsprijs: € 118,95


              MSI B250M GAMING PRO Intel B250 LGA1151 Micro ATX moederbord        

    Normale prijs: € 105,95

    Aanbiedingsprijs: € 95,95


              MSI Z270 TOMAHAWK Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 165,95

    Aanbiedingsprijs: € 148,99


              MSI Z270M Mortar Intel Z270 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 159,95

    Aanbiedingsprijs: € 146,95


              MSI H270 TOMAHAWK ARCTIC Intel H270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 147,95

    Aanbiedingsprijs: € 137,95


              MSI H270M MORTAR ARCTIC Intel H270 LGA1151 Mini ATX        

    Normale prijs: € 130,95

    Aanbiedingsprijs: € 120,95


              MSI H270M BAZOOKA Intel H270 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 117,95

    Aanbiedingsprijs: € 107,95


              MSI B250M MORTAR Intel B250 LGA1151 Micro ATX        

    Normale prijs: € 109,95

    Aanbiedingsprijs: € 99,95


              MSI B250M BAZOOKA Intel B250 LGA1151 Micro ATX moederbord        

    Normale prijs: € 102,95

    Aanbiedingsprijs: € 93,95


              MSI Z270 PC MATE Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 150,95

    Aanbiedingsprijs: € 140,95


              MSI Z270-A Pro Intel Z270 LGA1151 ATX        

    Normale prijs: € 134,95

    Aanbiedingsprijs: € 129,95


              MSI B250 PC MATE Intel B250 LGA1151 ATX moederbord         

    Normale prijs: € 116,95

    Aanbiedingsprijs: € 103,95


              MSI B250M PRO-VDH Intel B250 LGA1151 Micro ATX moederbord        

    Normale prijs: € 98,95

    Aanbiedingsprijs: € 88,95


              MSI B250M PRO-VD Intel B250 LGA1151 Micro ATX moederbord        

    Normale prijs: € 89,95

    Aanbiedingsprijs: € 78,95


              MSI H110I PRO Intel H110 LGA1151 Mini ATX moederbord        

    Normale prijs: € 91,95

    Aanbiedingsprijs: € 81,95


              Special 314: Unboxing the Surface Studio        

    TWiT Live Specials (Video-HD)

    Microsoft's answer to the iMac, the Surface Studio, arrived at the Eastside Studio in Petaluma and Leo Laporte unboxed the elegant workstation.

    The versatile machine has a 28" ultra thin PixelSense display, an Intel Core processor, as well as a 1 TB hybrid hard drive with 64 GB SSD. The Surface Pro also packs 8 GB of RAM, as well as Nvidia's GTX 956M. The unique design, with its hinge, allows the user to transform the machine from a traditional desktop to a tablet-like device. The Surface Dial can be used to customize shortcuts and provide a user interface for a variety of programs, including Spotify, Word, PowerPoint and Paint.

    Host: Leo Laporte

    Download or subscribe to this show at https://twit.tv/shows/twit-live-specials.

    Thanks to CacheFly for the bandwidth for this special presentation.


              ASÍ ES CON LA DICTADURA DELASOTISTA...        
    El vicepresidente del Centro de Estudiantes del IPEF, Franco Balaguer, estuvo detenido unas horas por la policía por "disturbios en la vía pública" (como de costumbre, abusando del inconstitucional Código de Faltas), tan solo por discutir con una periodista del programa "El Show de la Mañana" de Canal 12, un medio que recibe millones de pesos en pauta publicitaria para ocultar temas perjudiciales para la mafia que gobierna Córdoba desde hace 16 años.

    Todo comenzó con una toma pacífica de las instalaciones del IPEF en reclamo de mayor participación de los estudiantes en el gobierno de la Universidad Provincial de Córdoba (así como la tienen los estudiantes de la UNC y la UTN), más personal docente, y mayor presupuesto para el establecimiento (que bien podría sacarse de los millones que les paga a medios mercenarios de comunicación, a twitteros y facebookeros, la floja campaña presidencial de De la Sota, y a pagar las "zanahorias" que mueven a los burros para que los sigan votando).

    Parece que el narcogobierno de Unión Contra Córdoba ve como enemigos a los estudiantes, ya que no les sirve la gente pensante. Creyeron que podían comprar a los estudiantes terciarios y universitarios con el Boleto Educativo Gratuito, pero lamentablemente se encontraron con gente inteligente que no se deja forrear por dos mangos. Yo utilicé por 2 años ese beneficio, y no tengo por qué agradecerle a De la Droga, ya que es un beneficio otorgado por el Estado, no por un partido político ni por una persona. Mientras otros recibían casas gratis, era justo que nos pagaran el boleto.

    Señores, Córdoba se está convirtiendo en Formosa, la democracia de acá es muy deficiente (y la de Formosa es mucho peor). Se puede ser gobernador con apenas el 25% de los votos, si la oposición está débil y dividida, no da la chance de sacar a alguien del gobierno y poner a un opositor, sea quien sea, como la da el ballotage. Además, con la composición de la Unicameral, se puede tener mayoría aún con menos de la mitad de los votos para distrito único, ya que se aseguran las bancas por departamento vendiendo espejitos de colores a los del interior de la provincia (no es por ser discriminador, pero hay localidades en que manipulan la TV por cable y la electricidad para que no se vea el programa ADN, de Tomás Méndez, afortunadamente no pueden manipular la internet).

    Yo creo que va a ganar Schoretti, lamentablemente. La gente es demasiado boluda. Yo no lo votaré ni a él, ni a Aguad, ni a Accastello. O voto a un partido chico, o garabateo la boleta.
              Is this the new normal?        
    Former Agent with Canadian Security Intelligence Service, Mubin Shaikh, join MSNBC’s Brian Williams to discuss if there are any ways to be better prepared for attacks such as the one in Nice on Thursday night.
              Christopher Dickey: Police need good intelligence to stop terror        
    Following the terror attack in Nice, France, Christopher Dickey of The Daily Beast says terror groups are “much more imaginative than people give them credit for,” using weapons as mundane as a truck to further their goals. Dickey tells TODAY that police need more than barriers to stop terror attacks before the last minute; they also need good intelligence. (Run time: 3:18)
              Weaponized vehicles a familiar terror tactic        
    Malcolm Nance, former U.S. counter-terrorism intelligence officer, talks with Rachel Maddow about the frequency with which terrorists use vehicles as their means of attack, and the details investigators will analyze as they examine the truck attack in Nice, France.
              I’ve decided to never piss off an intellectual property lawyer!        
    Scott Yorke blogs at Imperator Fish: A Day In The Life Of Sherwin T. McFadden, Broadcaster And Blogger 7:29 am Was that the door? Oh my God, they’re here! I knew that one day the fascists in their jackboots and brown shirts would smash down my door and take me away. Didn’t I warn everyone […]
              Ignacio de Balderes        
    Ignacio de Balderes 
    Attributed to José Francisco Xavier de Salazar y Mendoza 
    c. 1790 
    Oil on canvas, 45 1/2 x 33 1/2 inches 
    Louisiana State Museum, Gift of Mr. Harvey Truxillo, M141.2
    Born in Salamanca, Spain, in 1757, Balderes entered military service as a private at the age thirteen as a private. He was sent to West Florida to work as a surveyor and rose through the ranks. As a sergeant in 1779, he earned distinction by capturing a post at Pass Manchac during the Battle of Galvez-Town. Balderes was knighted by the king of Spain and given a large land grant near Pensacola. 

    Salazar painted many of Colonial Louisiana's prominent citizens, figures associated with the government, the military, and the church. Well-versed in the late Baroque style popular in Spanish colonies, Salazar was the first significant painter to work in New Orleans

    In the early 1790s, Balderes was a Sub-Lieutenant of the Grenadiers, Second Battalion of the Regiment of Louisiana, and commander at Balize, an outpost guarding the mouth of the Mississippi River. The single epaulette - which is in the Museum's collection - indicates his rank as a lieutenant. Balderes was respected for his zeal and leadership. Francisco Bouligny, his commander, wrote "I believe it is always fitting to provide officers of well-known courage, good conduct, assiduity and who are intelligent" with promotion when he became adjutant-major of the Third Battalion in 1793. Balderes eventually reached the rank of captain in 1798, and died in 1815 at the age of fifty-eight.

    His son Antoine became a lieutenant as well.  His children married into many families of Louisiana.

    References
    1. Diocese of Baton Rouge Catholic Church Records, Department of Archives, v3, p66, Lafayette Public Library, 301 W. Congress St., Lafayette, LA 70501.

    2. Holmes, Jack D. L., Honor and Fidelity: The Louisiana Infantry Regiment and the Louisiana Militia Companies, 1766-1821, Birmingham, AL, 1965, p92, University of Louisiana at Lafayette Edith Garland Dupre Library, PO Box 40199, Lafayette LA 70504.

    3. Charles E. Nolan, editor, Sacramental Records of the Roman Catholic Church of the Archdiocese of New Orleans, Vol 3, 1772-1783, p12, Lafayette Public Library, 301 W. Congress St., Lafayette, LA 70501, LA 929.376335 WOO.

    4. Churchill, C. Robert, Officers, Spanish and Natives of Louisiana, serving under Gen. Don Bernardo de Galvez in his Campaign Against the British, 1779, 1780, 1781, p11, Tulane University Library, Howard-Tilton Memorial Library, 7001 Freret St, , New Orleans, LA 70118, Ph:(504) 865-5605.

    5. Granville W Hough, Spain's Louisiana patriots in its 1779-1783 war with England during the American Revolution, Midway City, CA, SHHAR Press, 2000, p29, Tulane University Library, Howard-Tilton Memorial Library, 7001 Freret St, , New Orleans, LA 70118, Ph:(504) 865-5605.



              Ilha das Flores        
    Ainda na política de tirar do limbo e entrar para a história eis outra postagem esquecida na pasta Rascunhos. 

    Neste caso trata-se apenas de uma idéia, um link, este

    Curtas BR aqui: http://portacurtas.org.br/filme/?name=ilha_das_flores

    Pois eu gostaria de relembrar a quem viu, ou mostrar a quem não viu, este documentário que tornou-se um clássico das escolas: Ilha das flores, de 1989.

    Mesmo que este documentário não esteja mais presente quando virem esta postagem, procurem no Youtube ou qualquer outra fonte pois é um vídeo-reflexão que vale a pena. O vídeo é inteligente e bem montado e provoca as reflexões que se esperavam. Não posso confirmar se provoca as mudanças de atitude que se esperariam também. Por via das dúvidas deveria ser sempre repetido e repetido para que a gente nunca se esquecesse.

              Reflexões bêbadas        
    Um filho perde para seu pai na força física e ganha na força emocional quando na verdade tudo o que queria é que este mesmo filho perdesse (em não questionar sua força física) e ganhasse na força emocional sendo este mais forte e mais apto a ganhar as verdadeiras batalhas da vida: essas mesmas emocionais.

    Em resumo, as forças:

    1) emocional

    2) intelectual

    3) física

    Não é a toa que Davi ganhou de Golias

              Intel Core i3-8300 detaylandı!        
    Intel, ilk dört çekirdekli Core i3 işlemcisi için geri sayıma başlamış gibi gözüküyor. Intel Core i3-8300 işlemci, özellikle fiyatıyla adından söz ettirecek cinsten (https://www.techpowerup.com/235885/intel-core-i3-8300-detailed-first-quad-core-i3). Intel Core i3-8300 işlemci teknik...
              Intel'den cetvel gibi SSD form faktörü!        
    Intel, veri merkezlerinde depolamayı dönüştürmek üzere bazı yeni ürünlerin duyurusunu gerçekleitirdi Bu ürünler arasında özellikle yeni Ruler (Cetvel) form faktörlü SSD’ler dikkat çekerken, ayrıca Dual Port SSD’ler ve SATA SSD’ler yer alıyor. Intel’den veri merkezleri için yeni depolama...
              Consumo Consciente        

    Ouvimos falar que a mudança está em nós,

    e as empresas só vão mudar se os consumidores mudarem.

     

    COMO COMEÇAR?

    Não é de um dia para o outro, e simplesmente acordar dizendo que vou agir diferente. Somos feitos de hábitos e só mudamos aos poucos. Os conceitos serão absorvidos um a um.
    Para ilustrar essa caminhada, decidimos fazer uma pirâmide, e chamá-la de:

     

    PIRÂMIDE DO CONSUMO CONSCIENTE

    consumo consciente

     

    BASE - É o início da jornada, primeiro fazemos uma análise do que temos. DOE e não acumule! Se você é uma pessoa apegada, este será o passo mais difícil, mas a cada limpeza, a satisfação será maior.


    PASSO 2 - Compre menos e escolha melhor! Lembre-se que comprar coisas desnecessárias, só vão servir para acumular. Tenha coisas que goste e use.


    PASSO 3 - Como já está no estágio de comprar menos, comece a prestar atenção nos detalhes. Qualidade e origem dos produtos são informações importantes para seguir adiante. Saiba onde foi produzido, e talvez até por quem. Procure saber do que é feito e qual o impacto esta matéria prima tem no meio ambiente.

     

    TOPO - Nesta fase, o consumidor não é mais voraz. Já sabe bem o que quer, valoriza as marcas e empresas preocupadas com o processo.

    Parabéns você é um CONSUMIDOR CONSCIENTE e INTELIGENTE.

     

    Acreditamos que pequenas contribuições juntas, formam uma sociedade melhor.

    Que tal começar?


              Consumo Inteligente        

    moda sustentavel

     

    Consumir é inevitável para manter a existência.

    Entretanto, para um mundo mais saudável, devemos repensar nossa postura de consumidor. Fazer escolhas pensando na natureza e nas pessoas, pautada na ética.

    Acredite no crescimento econômico equilibrado, respeitando a sociedade e o meio ambiente. Pratique o consumo inteligente, analisando a compra, origem de fabricação e versatilidade. Confie que o fruto de pequenas contribuições juntas, formam uma sociedade melhor. 

     

    consumo inteligente


              Re: Reader: 'People who use profanity have a limited vocabulary.'        
    Mayhaps you would consider reading this scholarly article.... https://www.sciencealert.com/swearing-is-a…
    Posted by Paula George
              News digest – making radiotherapy kinder, artificial intelligence, arthritis and… ‘bum gums’?        
    Targeted radiotherapy for breast cancer, artificial intelligence, new tricks for old drugs and... ‘bum gums’ and cancer risk? Here’s our weekly news digest.
              2013 Technology of the Year goes to the camera        
    As cars evolve over the years, so does the technology that goes into them. From engines to music  to folding seats, it just proves that the automobile is something that can't stay still for too long.

    Very recently, more safety features were being developed to make driving a much safer experience. To do this, engineers called to cameras, which were predominately used as another pair of eyes out the back of your SUV, making sure you didn't run over the neighbor's cat. Since then, the camera has taken on a whole slew of new duties, so it's because of this, that it was named Automobile Magazine's 2013 Technology of the Year.

    Safety. The camera can either be designated to one spot of the automobile and take on numerous tasks, or be broken out into many cameras, and be strategically placed throughout. Some uses for the camera can be identifying an object as a lamp post or a pedestrian, reading lane lines and anticipating an impending accident. Cameras also help adaptive cruise control, automatic headlights, intelligent high beams, forward-collision warning, blind-spot monitoring, lane-departure alert, pedestrian detection, and much more.

    While the advanced safety features were once delegated only to luxury vehicles, cameras are actually less expensive than radar-based alternatives, yet carry the same result, which is why they are popping up all over. The National Highway Traffic Safety Administration is making sure that by as early as 2015, all new cars are equipped with the technology, and interestingly enough, while the cameras are key, it's really the software, in the end, that does all the dirty work.

    To check out the latest vehicles equipped with cameras and innovative safety features, visit your local Acura dealers at Muller Acura of Merrillville. For quality and professional service, please call to set up an appointment.
              How incredibly odd it is to see Sally Mauk's empty office.        
    This is Edward O'Brien from the MTPR newsroom. I've worked for Sally for some 20-years. Over the past several weeks we've heard from so many of you who will miss her thoughtful interviews, intelligent conversations and journalistic integrity. I will too, but let me tell you about something you may not know; and that is just how humane a boss - and friend - she is. One brief example: just over three years ago, I made the agonizing decision to end the suffering of my beautiful, big-headed and unbelievably sweet Rottweiler, Sadie. I was a wreck; heartbroken, miserable and depressed. I couldn't concentrate on anything, much less go on the air. Some things I just can't fake. I had some annual leave saved up and asked Sally for a couple of days off to mourn and pull it together. Without hesitation - and with a long hug - she gave me a week. How many bosses would do that? And that's only one example of her generosity. When I thanked her on my return, she just said: “No problem. We all have
              why we care about what we wear        
    Chimamanda Ngozi Adichie: Why Can't a Smart Woman Love Fashion?
    I had learned a lesson about Western culture: Women who wanted to be taken seriously were supposed to substantiate their seriousness with a studied indifference to appearance. For serious women writers in particular, it was better not to dress well at all, and if you did, then it was best to pretend that you had not put much thought into it. If you spoke of fashion, it had to be either with apology or with the slightest of sneers. The further your choices were from the mainstream, the better. The only circumstance under which caring about clothes was acceptable was when making a statement, creating an image of some sort to be edgy, eclectic, counterculture. It could not merely be about taking pleasure in clothes. ... I dress now thinking of what I like, what I think fits and flatters, what puts me in a good mood. I feel again myself—an idea that is no less true for being a bit hackneyed. I like to think of this, a little fancifully, as going back to my roots. I grew up, after all, in a world in which a woman's seriousness was not incompatible with an interest in appearance; if anything, an interest in appearance was expected of women who wanted to be taken seriously.
    *Pacific Standard - What to Wear? *Avidly/LA Review of Books - Lady Professor Conference Fashions *Racialicious - Haute Couture In The 'Ivory Tower': "The spread presumes that when a professor walks into a classroom she is a blank slate, a model to be adorned in fine clothing and given an identity. The reality is that scholars of color, women, and other groups whose bodies are read as non-normative have never been able to check their race, gender, religion, or sexual orientation at the door. As soon as we walk onto campus, our bodies are read in a certain (often troubling) manner by our students, our colleagues, and school administrators. Our professionalism and our intellectual competence are largely judged by how we style ourselves. Therefore, we are highly aware of how we adorn our bodies. And, like our foremothers and forefathers who innovated with American "street fashions," we, too, use our fashion sense to define ourselves, our professionalism, and our research and teaching agendas on our own terms." Tamara Shayne Kagel: The Feminist's Dilemma: Why We Can't Stop Caring About How We Look
    I find myself constantly trapped in a world where I desperately want to be judged by my work but at the same time, I want other people to think I'm pretty. I'm permanently berating myself for caring about my appearance, because I am aware on a mental level that to care at all is to be superficial. But at the same time, I find myself squirming uncomfortably when I run into someone at the supermarket when I'm a sweaty, disheveled mess... This cognitive dissonance is a state that most modern women inhabit all the time, but refuse to acknowledge. Instead, we talk and write and judge like we live in a post-superficial world. [...] It's a rare breed of woman who truly doesn't care about her appearance, and there are some women who only care about their appearance. But most of us fall in the middle -- wanting to be appreciated and loved and valued for more than how we look, but unable to completely expunge all interest in our outward image. If this is where most of us live, shouldn't we be asking for acceptance to be in this middle space?... Isn't it normal to hope that the picture of you is not taken from a horrible angle the moment you wake up and at the same time be concerned with society's obsession about the ubiquitous worship of an unattainable ideal of the female form?
    Sociological Images - The Balancing Act of Being Female; Or, Why We Have So Many Clothes (previously): "And, of course, all women are going to get it wrong sometimes because the boundaries are moving targets and in the eye of the beholder. What's cheeky in one setting or to one person is flirty in or to another. So women constantly risk getting it wrong, or getting it wrong to someone. So the consequences are always floating out there, worrying us, and sending us to the mall." *This Kind Choice - I Am Woman, Watch Me Shop? Part 1 – The Ever Changing Clothes *Part 2 – Appearance as Identity, A Double-Edged Sword *The Nation - For Women's Office Wear, Who's Making the Rules? *The Atlantic - No, It's Not Sexist to Describe Women Politicians' Clothes *Feministing - Learning to dress "professionally" in a white man's world Already Pretty: Why Caring About Your Appearance Is Valuable to Self-Care
    In order to move through most peopled societies, we are required to wear clothing. Nudist colonies aside, we've all got to get dressed every day if we want to leave our homes for any reason... And in my opinion, since we've got to get dressed anyway, we might as well do it expressively and in ways that feel good. I've said it before, I'll say it again: Dress, grooming, and overall appearance constitute the first levels of information about ourselves that we offer to the observing world. They may not be the most important, but they are the first, which makes them worthy of effort and attention. ...I've already acknowledged that how you look isn't the most important thing about you... But thinking of your body as a brain-and-personality-holder strikes me as short-sighted. Consider this: Someone who focuses virtually all attention, care, and love on their body is generally considered to be vain. So why would focusing virtually all attention on your intellect, creativity, and personality be any less imbalanced? You're not a zombie – a body that moves through life without a functioning brain. But you're also not a brain in a jar – thinking and creating in the abstract alone. You have a body. As long as you are alive you will have a body. In fact, without your body, your intellect and creativity and personality wouldn't exist. Pitting your mind against your body is like cooking up a personal civil war.
    Bridgette Raes - Are You a Devaluist and Don't Even Know It? (Guest Post): "Clothing is often seen as a superficial shell, and fashion a frivolous, flighty thing that gets in the way of the serious stuff. The real stuff. But I don't believe that. I don't believe we can neatly divorce the way we look from the way we live. I believe the way we look is a reflection of the way we live." Dress A Day - You Don't Have to Be Pretty: "You don't owe prettiness to anyone. Not to your boyfriend/spouse/partner, not to your co-workers, especially not to random men on the street. You don't owe it to your mother, you don't owe it to your children, you don't owe it to civilization in general. Prettiness is not a rent you pay for occupying a space marked "female". I'm not saying that you SHOULDN'T be pretty if you want to. (You don't owe UN-prettiness to feminism, in other words.)" (responses to "The Princess Effect", previously on MeFi) *Washington Post - Being informed and fashionable is natural for women *Flavorwire - The Catch-22 of Women's Magazines *Kat Stoeffel - Finally, 'Serious' Women Are Standing Up for Fashion Magazines: "As long as we all need to get dressed each morning, clothing will be a communication tool... Men and women both choose how they deploy the language of fashion; but women, deprived of the suit-as-uniform, still face unique challenges in fashion fluency... Women's magazines — especially when they work with women like Clinton, Abramson, and Mastromonaco — offer other women a map for navigating style and other sexist minefields without compromising their intellectual integrity. For that, we should celebrate them. And if we want to level the playing field, we should start by posing the same "frivolous" questions of men." *Ms. Magazine - If the Clothes Fit: A Feminist Takes on Fashion: "If feminists ignore fashion, we are ceding our power to influence it. Fortunately, history has shown that feminists can, instead, harness fashion and use it for our own political purposes." *GirltalkHQ - Fashion Vs Feminism: Can You Like Both? We Break It Down *Greta Christina - Fashion is a Feminist Issue: "In fact, fashion and style are so much like a language, I'm always a bit baffled when people say things like, "I want to be judged on who I am, not on the clothes I wear." It's a bit like saying, "I want to be judged on who I am, not on the words that come out of my mouth." ...Fashion is a form of expression. A language of sorts. An art form, even. It's also one of the very few art forms/ languages/ forms of expression in which women have more freedom than men... And I don't think it's an accident that it's typically seen as shallow, trivial, and vain." Medium (Backlash Book Club) - And Another Question: What Ever Happened to Pantsuits?: "Faludi writes about fashion as if women were totally subservient to its dictates (and as if its dictates were unified), but, of course, most women—precisely because they are judged so much by their appearance—know how to manipulate, subvert, and use clothes. To some extent, they're tools, like hammers." The New Inquiry, Vol. 20 - Sept. 2013, "Off Brand" issue (link opens PDF file) "We are told we must be clothed, and then that our clothes are not good enough.That fashion is predicated on this cruelty—making luxury of necessity, and necessity of a luxury—makes it as morally questionable as the behavior of foodies. Fine: We accept this. But we are also told that we must be bodies and that our bodies are not good enough, and fashion (at least for those who fit into it) can provide an escape from the disappointment of our flesh. Some of us feel we were born into the wrong body; for that, fashion is the first corrective. For others, fashion is the first rebellion... In selecting appearances, we want not only to be seen but sometimes to be heard before we speak. Fashion can be a weapon of the silenced, even when it is seized and wielded by those who have always talked loudest." *Open Society Initiative for Southern Africa - Fashion for Feminists: How fashion and dress shape women's identities *Migrant Woman Magazine - Asalet Tulaz: I like being the colour of feminism *Buzzfeed - How Iran's Young Women Are Using Fashion To Influence Politics *Minh-Ha T. Pham - Why Fashion Should Stop Trying to be Diverse *À l'allure garçonnière - Fashion Blogging Culture: Demanding Substance Over Style *Tanisha C. Ford - You Betta Werk!: Professors Talk Style Politics: "Below are excerpts from some of the interviews I conducted with women professors of color. Together, these interviews illustrate that studies on fashion and adornment politics offer a powerful lens through which we can explore other important issues such as women's rights, motherhood and relationship status, pleasure and sexuality, and the politics of "respectability."" Alison Bancroft - How Fashion is Queer: "The feminine is as much of a minority interest in culture as it is anywhere else in life. The only exception to this is fashion. This is why fashion is a radical creative space where heterosexual gender binaries are irrelevant and queer is the default setting, and it is also why fashion is routinely denigrated and dismissed." Final Fashion - so, is fashion feminist?: "Why is the visual aspect of fashion so inextricably linked to feminism, and why is it worth considering how to dress like a feminist?" Chimamanda Ngozi Adichie previously on MeFi: the danger of a single story
              Prepregnancy Obesity Increases Risk for Neurocognitive Problems in Children Born Very Prematurely        
     A new study has found that children born extremely premature to women who are overweight or obese before the pregnancy are at an increased risk for low scores on tests of intelligence and cognitive processes that influence self-regulation and control, according to researchers at Wake Forest Baptist Medical Center.   
              Wake Forest Baptist Research Shows Positive Outcomes for Kidney Transplants in Children with Intellectual Disabilities        
    From the time he was born, Dylan Hill has faced an uphill battle. Born with multiple medical conditions, he had trouble breathing on his own, which caused brain damage. In addition, he was put on dialysis when he was just a month old. Shortly before he turned 2 – after Randolph County resident Donna Hill and her husband offered to adopt him – he received a kidney transplant at Wake Forest Baptist Medical Center. Now 11, Dylan is able to eat, talk and walk, and is testing above his grade level in some subjects.
              Cómo dejar de morder uñas – ayuda de resolución de año nuevo        

    Let's start con clavo penetrante es muy insalubre, y es bruto. Es necesario aprender a dejar de morder uñas. Sus uñas llevan dos veces mÌ as bacterias y gérmenes como el alcance de su mano.  Mayoría de los teclados y mandos a distancia tenga más gérmenes y cruda de ellos que su asiento de inodoro. Visualizar utiliza el teclado y brazos cruzados comenzó a masticar un clavo, acaba de poner todas las clases de icky mierda en la boca. ¡Basta!

    Onychophagia es el término clínico para uñas que morder. Además de ser un real apagar el sexo opuesto, puede ser una causa para los jefes y los empleadores potenciales cree que tienen baja autoestima. Si eso no es suficiente, tienes que saber a sus transferencias de uñas desastre millones de bacterias, hongos y otros microorganismos dentro de la boca. MONSTRUO!

    Además de ser antihigiénico, morder uñas contribuye al uso y desgaste de sus dientes, piel de causas y las infecciones de la cutícula y ups las probabilidades se enfermará de mayor exposición a los gérmenes. Ya sabe usted que la pura fuerza de voluntad no es suficiente para lograr que deje el clavo mordiendo ahora. Necesita ayuda más que eso. Si deseas estos productos y técnicas para ayudar a que dejar de morder uñas.

    USO DE UÑAS PRODUCTOS DETERRENT PENETRANTES

    Control-It! 3 es una crema totalmente natural inodoro que se aplica a las uñas. Su sabor amargo le recuerda que debe dejar de poner los dedos en la boca.

    LA PREPARACIÓN ADECUADA ES IMPRESCINDIBLE

    Es necesario tener una Lima de uñas y la cutícula recortador cerca de usted todo el tiempo.  Además, necesita apartar un tiempo de preparación para manicura y pulir las uñas. Incluso chicos puede utilizar un fortalecedor de uñas para cortar ayuda mantener salud de uñas.

    APRENDA MANERAS QUE DISTRAEN SU DESEO DE MORDER UÑAS

    Mi libro, cómo dejar de uñas morder, ofrece excelentes técnicas para ayudarle a reconocer su clavo mordiendo patrones y activa. También dará ejercicios que usted puede usar para tomar tu mente fuera el fuerte impulso de morder las uñas.

    CONSEGUIR UN APRETÓN EN SU ANSIEDAD

    Además de aburrimiento, estrés es el factor más evidente en fomentar actividad penetrante de uñas. Cuando sienta ansiedad, frustración o miedo, usted puede estar seguro desencadenantes para iniciar una sesión de Rally son en la gama completa. Mi libro witll darte algunas sugerencias de relajación. Yoga y el hipnotismo pueden ayudarle también.

    USO DE REFUERZO DOLOROSA

    Algunas personas han tenido éxito usando una banda elástica en la muñeca. Que lo encajen inteligentemente cuando se capturan en una sesión de uñas penetrante. Debe ser doloroso mensaje a tu cerebro. Tienes que dar seguimiento a alguna afirmación positiva acerca de cómo dejar de morder uñas. La combinación puede ser poderosa, especialmente si usted lo contrario está motivados para dejar de fumar.

    ¡ NO TE RINDAS. NO SE DESANIME!

    Las probabilidades son grandes que se recaída, probablemente más de una vez, antes que gana suficiente experiencia y moxie dejar de uñas que morder para bien. Así que no seas demasiado en ti mismo cuando suceda. Sobre todo, no conseguir desalentado y dejar de fumar. No ser víctimas de este mal hábito. Usted puede aprender cómo dejar de morderse las uñas si se determinan y mantener después de él.


    View the original article here


              Aprender a dejar de tirar de la cutícula y Picking de la piel        

    Si usted tira tus cutículas y escoge su piel, padece de un trastorno compulsivo de la cosecha de piel (o Dermatilomanía). Probablemente, Estás leyendo este post de blog porque tienes este desorden. Si desea detener la cosecha, encontrará ayuda en este post y en mi como al sitio web de Stop uñas mordiendo.

    Naturalmente, es la pregunta básica que los afectados que están dispuestos a dejar de preguntan: "cómo dejar de escoger mi piel y tirar mis cutículas?"  La pregunta es algo bueno. Indica que se encuentra en el punto donde usted está listo para recibir ayuda.

    La buena noticia es que existe ayuda a encontrarse aquí. Eso es porque usted puede aprender a enseñar a reconocer su piel recogiendo hábitos por lo que pueden tener preferencia sobre de participar en la cutícula real tirando el hábito. Todas las ideas útiles e información, herramientas y consejos en mi libro, cómo dejar de uñas morder , se traduce directamente en su piel recogiendo los problemas.

    Capítulo uno – uñas morder – ¿Qué es y que hace?
    ¿Capítulo dos – clavo penetrante – es una adicción?
    Capítulo tres – morderse las uñas – es todo acerca de usted
    Capítulo 4 – penetrante de uñas suele ser un asunto de familia
    Capítulo cinco – vergüenza & reconocimiento
    Capítulo seis – morder uñas es un hábito malsano asqueroso!
    Capítulo 7 – aprender de otros malos hábitos
    Capítulo ocho – está sano y otras preocupaciones de salud
    ¿Capítulo nueve – le ayuda profesional hace una diferencia?
    Capítulo 10 – lo que se obtiene de morder uñas
    Capítulo once – qué hacer
    Capítulo 12 – los primeros dos pasos para detener la técnica de aprendizaje
    Capítulo trece – métodos, productos y programas
    Capítulo 14 – cuidado de las uñas 101 para pinzas cortantes reformadas
    Capítulo 15 – cuánto tiempo toma para dejar de fumar
    Capítulo 16 – Stop uñas mordiendo recursos

    Aprender y utilizar técnicas de buen novio, herramientas y productos

    Una de las cosas que aprenderás en mi libro es aprender a recortar las uñas y cutículas. Abejas limón mantequilla cutícula crema de Burt producto se muestra arriba es perfecto para hombres y mujeres porque funciona y fácil de llevar en el bolso o bolsillo. Asegúrese de que usted ha usado una cutícula de acero inoxidable de alta calidad y padrastro Snipper eliminar la piel muerta y caída de uñas, masaje de las uñas y cutículas y la piel alrededor de las uñas con crema de cutícula de Burt. Eliminando la molesta piel desigual, se reduce considerablemente su tentación su piel recoger y tirar o morder tus cutículas.

    Morderse las uñas y piel cosecha es trastornos relacionados. Oncyhophagia es el término médico para uñas que morder. En el corazón de la misma, ambos tienen muchas similitudes y es común que una persona tiene problemas con estas condiciones de ambos. Quienes sufren de ellos a menudo son expertos ocultarlos de los demás.

    La Internet tiene muchos ofreciendo fantástico demasiado bueno ser verdaderos métodos para dejar de fumar. Un programa prominente y altamente comercializado con un montón de afiliados pagados empujándolo es la curación de unos nueve minutos. Es tentador querer creer tales afirmaciones. ¿Quién no quiere deshacerse de un mal hábito permanente en poco tiempo. Pero, ¿puede realmente creer que tal cosa fantástica es posible? Si suena a buena para ser verdad, debe ser lo suficientemente inteligente como para saber qué creer.

    Tagged as: ansiedad, trastornos de la piel compulsivo, cosecha, cutícula, Dermatilomanía, eponychium, hábitos, padrastro, anatomía humana, comportamiento humano, clavo, clavo mordedores, uñas morder, clavos, pick, psicología, tirones, piel, piel, cosecha, dejar, dejar de morder uñas, parada clavo mordiendo recursos


    View the original article here


              How to style a leather and lace dress        


     Want to stand out? Get a leather and lace dress!

    Of course people were starring because I was wearing this in the middle of the day, in the parc, but well, they don't really understand. I heard one say: OMG, did she just get out of the house like that?!
    Nevermind, this is not a day outfit.Maybe with a blouse over and some flat boots.
    This is a dress that doesn't need any accessories because the lace and leather mix is already a statement. A shoulder bag or clutch, some nice shoes and maybe a watch or bangles are enough. You could go to a fashion show, club, or store opening like this, but not for a walk in the park.
    I also posted the making of video for the project we are working on... keep you posted!
    Have a great weekend!



    Vrei sa iesi in evidenta? Rochia din piele si dantela e o posibila optiune.
    Sigur ca oamenii se vor uita lung la tine daca poti o tinuta de acest gen in mijlocul zile in parc, ca mine. Am si auzit-o pe una spunand: Asta asa a iesit din casa?
    :)) M-am amuzat tare, nu toti inteleg, dar e ok
    Tinuta nu e de zi, poate doar cu o bluza peste si niste ghete fara toc.
    Rochia nu are nevoie de multe accesorii pentru ca deja combinatia de piele si dantela e edgy.
    O geanta de umar sau un plic, niste pantofi draguti, un ceas sau chia rniste bratari simple. O prezentare de moda, un party in club sau deschiderea unui magazin pot fi evenimentele la care se preteaza tinuta.
    Am postat si clipul de Making of al proiectului la care lucram. Va tin la curent!
    Un weekend minunat!






     Dress: Here
    Sunnies: Here
    Boots: Here
    Watch: Michael Kors
    Bag: Here






    Review by Cristiane Gonçalves for Perfume da Rosa Negra. Marc Jacobs Daisy Eau so Fresh, a courtesy of You Tube.


              Words of Wisdom from the President to the Class of 2016        

    Compiled by Emily Gold Boutilier

    Five noteworthy quotes from President Biddy Martin’s convocation address on Sept. 3 in Johnson Chapel:

    • “Resistance [to combatting our ‘willful ignorance’] is largely unconscious and is often a form of love of those from whom we’ve inculcated our prejudices. Critical thinking cannot be programmed, but it can be exemplified, and it is our job to exemplify it by turning our analytical skills and our patience not only outward but also inward.”
    • “[Amherst is] not an island, and we don’t want it to be. It’s a launching pad or a platform for the work that needs to be done to address the monumental challenges in the world.”
    • “My first wish is that you rid the world of what feels, to me, like the presentation—by the media, by politicians and by many others—of some dimly related bullet points that go by the name of analysis.”
    • “[L]et your leisure time be inflected by your intellectual development. … Play can be deadening when conceived only as an escape from thought or responsibility.”
    • “Use your leisure, your play, your relaxation and your relationships as a rallying toward the project of being and becoming who you are and letting others be engaged in the same project. Respect yourselves. Respect your own boundaries … and respect the boundaries of others. Take yourselves seriously, and in the process, I hope you have a great deal of fun.”
    152110130
    Photo by Rob Mattson

              Convocation 2012        

    Loading the player...

    September 4, 2012

    Amherst marked the beginning of the 2012–13 school year with Opening Convocation at Johnson Chapel on Sept. 3. The first formal gathering of the first-year class, the annual ceremony enables the college’s president and the faculty, dressed in their academic regalia, to officially welcome the new students. Every year, it features a procession, music by the Choral Society and the awarding of master of arts degrees to faculty who have reached the rank of full professor but aren’t graduates of Amherst. (View photos of the entire event at the Amherst College Flickr set.)

    In this year’s Convocation address, President Biddy Martin commended the members of the Class of 2016 for having the courage to learn, to be challenged by new ideas and to “combat our own willful ignorance.” “Critical thinking cannot be programmed, but it can be exemplified,” she explained to the audience of first-year students, faculty, staff and others. “It is our job to exemplify it by turning our analytical skills and our patience outward but also inward toward ourselves. The quality of this institution depends on the willingness of our students and faculty and everyone else who works to put their ‘taken-for-granteds’ at risk.”

    She discussed the relationships the students would cultivate at college and reminded them of the value of their Amherst education as well. The latter, she told them, is “a launching pad or platform for the work that needs to be done to address the monumental challenges in the world—economic, political, cultural, environmental.… It’s an opportunity to learn not only how to think but [how] to relate to people from every conceivable background, how to engage the world and how to lead.”

    Prior to speaking to the first-years, Martin conferred honorary master’s degrees on Catherine Epstein, professor of history and chair of her department; Jeffrey Ferguson, the Andrew W. Mellon Professor of Black studies and American studies; Caroline Goutte, professor of biology; Amelie Hastie, professor of English and film and media studies and chair of the film studies department; and Nasser Hussain, professor of law, jurisprudence and social thought. She also acknowledged Scott Kaplan ’95, professor of computer science, who was also promoted to full professor but already holds an Amherst degree.

    President Biddy Martin’s 2012 Convocation Address

    TRANSCRIPT

    Good evening, and welcome once again. We are gathered to mark the beginning of the academic year, to celebrate teaching and learning and to affirm their importance. We are lucky to be learning and teaching in a community of smart, curious and creative people. By the very nature of this event and its rituals, we commit ourselves to one another and to a larger world that desperately needs its Amhersts. We are all eager just to get on with it, but it makes sense to dwell, even if only briefly, on our work, our relationships, and, perhaps, even our fun.

    I know the faculty feels fortunate to be teaching a student body with your talent, curiosity and diversity. You, who are our new and continuing students, are lucky to study with faculty who are contributing to their scholarly fields, creating new knowledge across disciplinary boundaries and investing their creativity in the art of teaching. The Amherst faculty treats teaching with same seriousness they bring to original research. I know from experience that such seriousness is rare. 

    In their senior survey, members of the Class of 2012 reported that their favorite teachers were the ones who had the highest expectations of them, who demanded their best work. This is a place that reveres the life of the mind and challenges us to continue a long tradition, a 191-year-old tradition of setting high standards.

    In a meeting of Amherst alumni in the chapel last spring, I was asked by an alum what motivates serious scholars to spend their careers teaching undergraduates; “What’s in it for them?” I believe he asked. I had a response ready, based on my own experience as a teacher of both undergraduate and graduate students, but I caught sight of Professor Sarat, a political scientist, who happened to be standing in the back of Johnson Chapel; I asked him to come forward and give the audience his perspective—and he was glad to oblige. I want to read the summary account he sent me later, because what he said is representative of Amherst faculty as a whole. I cannot imagine any member of the faculty who would not agree. “Amherst classrooms at their best,” he said, “are places that combine love, challenge and hope. We want our students not just to learn, but to love ideas, images, mathematical equations.”

    “Love,” he cautioned, “cannot be programmed, but it can be exemplified.” We want our students not only to learn, but also to love learning. He continued: “At our best, we try to put our students in a place of productive discomfort … we want to unsettle their taken-for-granteds. We want to challenge their moments of complacency. The return for those of us who teach, of seeing students take up the challenge, venture into that place of productive discomfort, is being inspired by their courage and reminded of what it is like to move beyond our own comfort zones.”

    He concluded by saying, “I guess it is all about what they and we are willing to put at risk.”

    I like the combination of challenge, love and hope. I like thinking about what it means to put our assumptions, even ourselves, at risk, within what is ultimately a pretty safe environment. If anyone among you doubts that it takes courage to question what we think we know or put our beliefs at risk, you need only look at the ideological rigidity in the world around us and consider the tenacious refusal in broad swaths of the public to accept scientific conclusions or listen to the views of others.

    It takes particular courage to combat what we might call our willful ignorance, but we are here to do just that. By “willful ignorance,” I mean the active suppression of knowledge or truth, the kind of ignorance that cannot be changed by the mere addition of new information. In moments of uncertainty and fear, we are particularly prone to indulging our ignorance, and the times are nothing if not uncertain. Our resistance to change is purposeful, but often only at an unconscious level by virtue of our stubborn internalizations.

    Last week, [DeMott Lecturer] David Nevins [’88] told you that the most creative periods in his career have often been the most anxiety-ridden; they have come when he was making the transition from one job to another, before he knew the rules and had not yet internalized them. He encouraged you to take advantage of the transition you are making, giving yourselves permission to think otherwise. Permission of that sort requires a fight, because we are largely unaware of the structure of our ignorance, and our prejudices can be forms of love for those from whom we learned or absorbed them. Critical thinking cannot be programmed, but it can be exemplified, and it is our job to exemplify it. The quality of our institution depends on the willingness of students and faculty, and everyone who works here, to put their “taken-for-granteds” at risk.

    Amherst sometimes seems like a treasured island, a respite from the inanity or insanity or the ugliness in the world, but it is not an island, and we don’t want it to be. We want it to be a platform or a launching pad for the work that needs to be done if we are to address the monumental challenges we face—economic, environmental, political, social, cultural and psychological. Amherst provides an opportunity to acquire the skills and the quality of thought that is adequate to the problems; it is also an opportunity to learn how to engage and build relationships with people from all over the world; it is an opportunity to learn how to lead.

    When I was in London visiting our alumni this summer, I asked some of my interlocutors how they accounted for their love of Amherst. “It’s a place,” said one, “where it was cool to be smart.” We are fortunate to be in a place where it is cool to be smart; cool to be different; cool to be an athlete who puts academics first or finds the right balance between the two; cool not to be an athlete; cool to sing, to dance, to stay up all night studying, even when there is no exam the next day; cool to grasp and appreciate the nature of reality and the complexity of our lives.

    I have lots of wishes for you, but I will emphasize two: first, that you reject the substitution all around us of only dimly related bullet points for genuine analysis. I hope you will use your time here to hone your intellectual skills and use them to reach for an understanding of the world—one that integrates the different modes of thought to which you will be exposed; one that displays close reading, critical thinking, analytical reason, creativity and a commitment to clear, compelling exposition. I hope you take full advantage of Amherst’s commitment to great writing and to other forms of creative expression. I hope you go beyond scattered “bullet points” or decontextualized data to a working understanding, or an approach to understanding, that honors imagination, distinguishes between fact and fiction and remains open to new knowledge.

    Second, I hope you find ways to let your leisure time be inflected by your intellectual development. It is popular here, as well as at other colleges and universities, to oppose play to work. “Work hard—play hard” becomes a kind of mantra, and sometimes a misguided one. I encourage you not to think of work and play as oppositions. Satisfying play is not the absence of work. It, too, takes cultivation and learning. And work is neither successful nor satisfying if it lacks experimentation, whimsy and fun. Play can be deadening when it is conceived only as an escape from thought. It is possible to relax and have fun, even to be a little oppositional, even a little bad, without suppressing all awareness and judgment.   

    You are here to learn not only how to be successful at work but also at play, and much of your playing will occur in relationships with your peers. Indeed, relationships will be a significant focus of your experimentation and growth while you are here—the friendships, love relationships, sexual ones. At least some of you will take an interest in sexuality. Good experiences and relationships cannot be programmed any more than the love of learning can, but they can be exemplified, and they will benefit from the work of thought. I will close with a good example of thought when brought to bear on questions of love and sexuality. In the early part of the 20th century, the German poet Rainer Marie Rilke wrote a letter to a young poet offering advice about the relationship between love, sensuality and work. Rilke warns the young poet against the tendency of young people to abandon themselves in pursuit of love or of one another, and he offers an account of love and marriage that has been cited many times over the past hundred years:

    Like so much else, people have also misunderstood the place of love in life, they have made it into play and pleasure because they thought that play and pleasure were more blissful than work; but there is nothing happier than work, and love, just because it is the extreme happiness, can be nothing else but work. For one human being to love another: that is perhaps the most difficult of all our tasks; the ultimate, the last test and proof, the work for which all other work is but preparation …

    but young people fling themselves at one another, when love takes possession of them, scatter themselves, just as they are, in all their untidiness, disorder, confusion … And then what? Each loses himself [herself] for the sake of the other and loses the other and many others still to come. And loses the expanses and the possibilities, exchanges the approach and flight of gentle, divining things for an unfruitful perplexity…

    Physical pleasure is a sensual experience no different from pure seeing or the pure sensation with which a fine fruit fills the tongue; it is a great unending experience, which is given us, a knowing of the world, the fullness and the glory of all knowing. And our acceptance of it is not what’s bad; the bad thing is that most people misuse and squander this experience and apply it as a stimulant at the tired spots of their lives and as a distraction instead of a rallying toward more exalted moments … In marriage [relationships] the goal is not to create a quick community of spirit by tearing down and destroying all boundaries. A good marriage [relationship] is one in which each appoints the other guardian of his [her] solitude.

    This last sentence is one of the most frequently cited passages in the letter. “A good [relationship] is one in which each appoints the other guardian of his [her] solitude” or separateness. Use your leisure, your play, your relaxation and your relationships with one another as a rallying toward the project of becoming who you are and letting others be engaged in the same work. Respect yourselves, your own boundaries and the boundaries of others.

    Take yourselves and your fellow classmates seriously. And, in the process, enjoy! Welcome and welcome back to Amherst.


              ADOBE FLASH CS4 Professional        


    Requisitos Mínimos

    - Intel® Pentium® 4, Intel Centrino®, Intel Xeon® Intel Core™ Duo
    - Memória: 512 Mb
    - Vídeo: 64 Мb
    - Resolução: 1024×768


              ADOBE Photoshop CS3 + Crack + Tradução        

    Filtros inteligentes
    Ferramentas de seleção rápida e de refinamento de borda
    Composição avançada
    Interface simplificada
    Melhor processamento de imagens brutas
    Adobe Bridge aperfeiçoado
    Ponto de fuga aprimorado
    Suporte avançado para HDR de 32 bits
    Desempenho de pico
    Conversão em preto e branco

    Tamanho: 488 Mb
    Formato: ISO
    Idioma: Inglês + Tradução do Photoshop CS2 e CS3

              Samsung i jego innowacje: tym razem deska surfingowa        
    Uwielbiamy, gdy firmy technologiczne mają odwagę zaszaleć. Gdy wyskakują z pokręconymi pomysłami. Gdy pokazują coś, czego do tej pory nie było. Proszę Państwa, Samsung Galaxy Surfboard, to pierwsza inteligentna deska surfingowa. To nie tak, że Samsung rzuca się teraz na głębokie wody, i będzie podbijać serca geeków ze słonecznych wybrzeży. Deska powstała dla profesjalnego surfera, Gabriela […]

    Przeczytaj pełny artykuł tutaj: Samsung i jego innowacje: tym razem deska surfingowa


              White House dragging its feet on wiretapping rules        
    Citing the need to protect intellectual property and consumer information like the emails that were leaked in this week’s massive Epsilon hack, the Senate Judiciary Committee called a hearing Wednesday to update the Electronic Communications Privacy Act. Committee member Sen. Sheldon Whitehous...
              Tech Can Add Years to Your Life: Lifelong Tech Summit Presented by Living in Digital Times at the 2015 International CES®        

    First All-Robot Panel, AARP Leadership and GE-Intel Among Special Guests

    (PRWeb December 30, 2014)

    Read the full story at http://www.prweb.com/releases/2015/01/prweb12418352.htm


              meurtrier        
    Mörder von Jakob von Metzler will freikommen Er tötete Bankierssohn Jakob (11): Der grausame Fall Gäfgen Erst lockte der damalige Student Magnus Gäfgen Bankierssohn Jakob von Metzler (11) im September 2002 in seine Wohnung und erstickte ihn. Danach forderte er eine Million Euro Lösegeld – Der Mörder (42) von Bankierssohn Jakob von Metzler, will auf Bewährung freikommen! Rund 15 Jahre nach der Tat läuft bei der Strafvollstreckungskammer des Landgerichts Kassel ein Antrag auf Aussetzung der Haftstrafe zur Bewährung, wie der Sprecher des Landgerichts, Martin Kolter, der Deutschen Presse-Agentur sagte. Der Täter hat seinen Geburtsnamen Magnus Gäfgen inzwischen geändert. Derzeit werde die Mindestverbüßungsdauer für den inzwischen 42-Jährigen geklärt. Mit einer Entscheidung sei voraussichtlich noch in diesem Jahr zu rechnen. Der Täter verbüßt in Nordhessen seine Strafe. Das Landgericht Frankfurt hatte den damaligen Jurastudenten im Juli 2003 zu lebenslanger Haft mit besonderer Schwere der Schuld verurteilt. Dieser hatte den elfjährigen Jakob von Metzler im September 2002 entführt und ermordet. Internationale Resonanz fand der Fall, weil die Polizei im Verhör Folter androhte, um das Leben des entführten Kindes zu retten. Nach seiner Verurteilung beschäftigte der Mörder zahlreiche Gerichte mit verschiedenen Klagen und Beschwerden.
    http://www.bild.de/regional/frankfurt/frankfurt-am-main/moeder-von-jakob-von-metzler-will-bewaehrung-52802484.bild.html
    ===============
    https://de.wikipedia.org/wiki/Magnus_G%C3%A4fgen
    condamné à perpétuité en raison de l'horreur du crime, il demande sa libération après 15 ans d'emprisonnement. à l'époque étudiant, Magnus Gäfgen a enlevé le 27 septembre 2002, le jeune fils de 11 ans du banquier Jakob von Metzler, en l'attirant au moyen d'un prétexte dans son appartement. Il l'a tué en l'étranglant, puis a demandé aux parents une rançon d'un million d'euros. l'individu a pu être arrêté peu après avoir réceptionné l'argent.
    (un drame de la période critique septennale des 28 ans et du jour critique émotionnel E8, veille du jour critique intellectuel i1, dans un épisode triple critique à six mois de l'anniversaire
    27 septembre 2002 (11/04/1975)
    Ma 24 P(1)
    Me 25
    Je 26
    Ve 27 E(8)
    Sa 28 I(1)
    Di 29 P(6)
    Lu 30 P(7)


    situation de l'enfant :
    (elle a son importance car j'ai remarqué que les enfants sont enlevés plus facilement leur jour critique émotionnel car ils sont plus confiants et enclins à se faire convaincre. et ici le jeune garçon se trouve effectivement dans son jour critique physique P19 dans un épisode critique fort, P19 étant un jour équivalent au jour critique émotionnel)
    Jakob von Metzler (født 17. april 1991, død 27. september 2002
    27 septembre 2002 (17/04/1991)
    Lu 23
    Ma 24
    Me 25 P(17) E(8)
    Je 26 P(18)
    Ve 27 P(19)
    Sa 28
    Di 29 I(26)

              SCHWOIT - Intelligent comments and discussion on recent events        
    Intelligent discussion and commentary on recent events. There is no niche coverage here, any subject could be tackled. The current hot topics raging are VoIP, Telstra BigPond IRC Chat, Commonwealth Games, and bad service.
              Natural Remedies for Emotional & Mental Health Workshop: Jan 16        
    Learn to use food, herbs, supplements, essential oils and lifestyle techniques to elevate depression, relieve anxiety, fear, grief, enhance intelligence, reduce pain and enjoy better sleep.   Date: Saturday, January 16, 2016, 12:00-2:00 p.m. Cost: $30 Location: Wild Bear’s Eco-Arts … Continue reading
              Una Vez Más la ONU Rechaza el bloqueo de los Estados Unidos contra Cuba        
    Por vigésima ocasión la Asamblea General de las Naciones Unidas (O.N.U.) rechazó el bloqueo yanqui contra Cuba. 186 paises votaron en contra de la política hostil norteamericana que niega que sus productos
    lleguen a nuestro pequeño en dimensión archipiélago, ni producto alguno
    de cualquier país que elabore cualquier nación y que contenga algún elemento
    hecho en U.S.A pueda ser negociado con la Patria de José Martí.
    Solo Palaus, pequeño país como siempre acompañó al soberbio imperio.
    Y 6 abstenciones, es decir no votaron ni a favor ni en contra, 6 estados miembro de la Organización Mundial. Se lavaron las manos como Poncio
    Pilatos para no caer en desgracia con los Estados Unidos.
    Pero la batalla continúa. Aquí seguimos: "Hasta la Victoria Siempre"
    Y aunque somo pobres el corazón de los cubanos es feliz cuando puede
    compartir lo que su generosidad e inteligencia crean.
    Nuestros médicos y enfermeras son los fieles acompañantes de los pueblos
    en desgracia y nada piden a cambio, sino decirle a nuestro pueblo que
    el dolor de los humildes, sus enfermedades y tragédias las seguiran curando
    y compartiendo como el sueño luminoso de los inderrotables Próceres que
    construyen nuestro Socialismo . Son los Sueños de Marti y Fidel.
    Nuestro Planeta podra sobrevivir a cualquier catastrofe de la naturaleza
    si todos nos unimos para salvarlo. Ojala que el anhelo de Cuba toque los
    sentimientos de Barac Obama y este comprenda que la politica con la que conduce a los Estados Unidos puede cambiar a tiempo para impedir el holocausto de la Madre Tierra.
    de la humanidad. El puede ser tambien un Medico Salvçebn
              Carlos Manuel de Céspedes El Padre de Todos los Cubanos. Crónica Vick Gómez Miller        
    Carlos Manuel de Céspedes
    Crónica. Vick Gómez Miller

    El mundo cobra fuerzas cuando nacen los héroes.
    Un día 18 abrileño y pleno sol, nació en Bayamo Carlos Manuel de Céspedes,
    Para que en el mes de octubre del año 1868 echara sobre sus hombros el grito
    Luminoso por nuestra independencia.
    Perucho Figueredo, su amigo entrañable fue el primero en conocer su decisión
    De levantarse en armas luego de las postergaciones de fechas que los complotados
    Por una razón u otra tomaban como acuerdo
    Al tremendo espíritu de Céspedes se reseña el 10 de octubre de 1868, cuando
    Uniera a él a los impacientes de Manzanillo y actuando con impronta energía despertara
    La mañana con los tañidos gloriosos de la campana en su ingenio azucarero Demajagua.
    Carlos Manuel de Céspedes surge en la historia como el combatiente sereno, animoso
    Y decidido, el compañero en la batalla y el primero en la decisión de izar la bandera que
    Ideara y con profundo amor cocieran las manos de Cambula, la firme compañera
    Comprometida con la causa insurgente.
    De blanco, azul y rojo, con la estrella radiante para iluminar con su luz los campos de Cuba
    Es el sagrado símbolo. Con ella se adelantaría en el heroico bregar para transformar el
    Destino de la Patria.
    Céspedes, el hombre enamorado, el poeta de fina sensibilidad, el intelectual,
    El gallardo abogado , el patricio, se transforma en el Padre de Todos los Cubanos, así se
    Autodefine en la decisión que salva o condena al propio hijo atrapado por el colonialismo
    infame que le precisa dejar el mando o conocer la muerte del vástago querido y no cede,
    la suerte de Cuba está echada y los cariños propios, la ligazón estrecha de la carne y la
    sangre no derriban al Coloso en su juramento sagrado de independencia o muerte.
    Cae el hijo y tras su holocausto, el alzamiento viril en el ingenio Demajagua irrumpe
    Formidable. Lo conduce El Padre de Todos los Cubanos como se autodefine Carlos Manuel
    Para andar en camino azaroso y formidable de todas las batallas.
    Hoy, en los clarines, en los metales gloriosos que multiplican la libertad y la independencia
    .conquistada , junto a Fidel y Raúl va Carlos Manuel, en el sueño realizado, en la estrella
    Enardecida de la Revolución , y en la luz victoriosa que nos acompaña.
              La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras III Crónica Vick Gomez Miller        
    La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras III
    Crónica. Vick Gómez Miller

    Como cada año en los primeros días del mes de septiembre tiene lugar en Cuba el inicio del curso escolar.
    Escuelas primarias, secundarias, Institutos, en fin ese universo en que la Patria se engrandece para construir
    Una sociedad más justa.
    Pero una chispa enciende en los hogares esa alborada maravillosa del corazón en que surgen las letras,
    Llena de atractivos para quienes en casa hace muchos días que no duermen aguardando por la apertura de
    La que hace mucho definen como “sus escuelitas”.
    Como si esa magia del sueño anhelado, que ronda las cabecitas, de nuestros hijos o nietos y que los adultos
    llamamos Revolución. hubiera tocado con sus varitas el privilegiado corazón de los “que saben querer,”como nuestro Martí definiera a los niños y las niñas y se convirtiera en la fiebre de los tan
    esperados uniformes escolares, mochilas, lápices y cuadernos transformándolos en interrogantes y Papá y Mamá y también los abuelitos son asaltados por las inquietudes que llenan sus amadas cabecitas: Mamá despiértame bien tempranito…¿Sí?...Papito: sabes ¿cuándo aprenderé a leer y escribir?...¿verdad que será pronto?...¿Lo saben ustedes abuelitos?. Cuantas preguntas excitadas por la
    inefable curiosidad que integra a los más pequeños a esa Alborada del Corazón en que surgen las letras.
    Esa alegría que revolotea en los pequeñines se trasmite a toda la familia, en especial a los abuelos que
    Conocen muy bien como se va conformando el futuro de la Patria cuando se abren las aulas en el inicio
    De cada curso escolar.
    El venidero lunes cinco de septiembre la educación convertirá en realidad el añorado sueño que anda rondando las inteligentes cabecitas de los más pequeños en nuestros hogares, quienes desde el próximo lunes abrirán también sus corazones a los maestros y a las escuelitas bonitas de sus desvelos que les recibirán.

              La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras Crónica Vick Gómez Miller        
    La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras III
    Crónica. Vick Gómez Miller

    Como cada año en los primeros días del mes de septiembre tiene lugar en Cuba el inicio del curso escolar.
    Escuelas primarias, secundarias, Institutos, en fin ese universo en que la Patria se engrandece para construir
    Una sociedad más justa.
    Pero una chispa enciende en los hogares esa alborada maravillosa del corazón en que surgen las letras,
    Llena de atractivos para quienes en casa hace muchos días que no duermen aguardando por la apertura de
    La que hace mucho definen como “sus escuelitas”.
    Como si esa magia del sueño anhelado, que ronda las cabecitas, de nuestros hijos o nietos y que los adultos
    llamamos Revolución. hubiera tocado con sus varitas el privilegiado corazón de los “que saben querer,”como nuestro Martí definiera a los niños y las niñas y se convirtiera en la fiebre de los tan
    esperados uniformes escolares, mochilas, lápices y cuadernos transformándolos en interrogantes y Papá y Mamá y también los abuelitos son asaltados por las inquietudes que llenan sus amadas cabecitas: Mamá despiértame bien tempranito…¿Sí?...Papito: sabes ¿cuándo aprenderé a leer y escribir?...¿verdad que será pronto?...¿Lo saben ustedes abuelitos?. Cuantas preguntas excitadas por la
    inefable curiosidad que integra a los más pequeños a esa Alborada del Corazón en que surgen las letras.
    Esa alegría que revolotea en los pequeñines se trasmite a toda la familia, en especial a los abuelos que
    Conocen muy bien como se va conformando el futuro de la Patria cuando se abren las aulas en el inicio
    De cada curso escolar.
    El venidero lunes cinco de septiembre la educación convertirá en realidad el añorado sueño que anda rondando las inteligentes cabecitas de los más pequeños en nuestros hogares, quienes desde el próximo lunes abrirán también sus corazones a los maestros y a las escuelitas bonitas de sus desvelos que les recibirán.

              La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras Crónica Vick Gómez Miller        
    La Alborada del Corazón en que Surgen las Letras III
    Crónica. Vick Gómez Miller

    Como cada año en los primeros días del mes de septiembre tiene lugar en Cuba el inicio del curso escolar.
    Escuelas primarias, secundarias, Institutos, en fin ese universo en que la Patria se engrandece para construir
    Una sociedad más justa.
    Pero una chispa enciende en los hogares esa alborada maravillosa del corazón en que surgen las letras,
    Llena de atractivos para quienes en casa hace muchos días que no duermen aguardando por la apertura de
    La que hace mucho definen como “sus escuelitas”.
    Como si esa magia del sueño anhelado, que ronda las cabecitas, de nuestros hijos o nietos y que los adultos
    llamamos Revolución. hubiera tocado con sus varitas el privilegiado corazón de los “que saben querer,”como nuestro Martí definiera a los niños y las niñas y se convirtiera en la fiebre de los tan
    esperados uniformes escolares, mochilas, lápices y cuadernos transformándolos en interrogantes y Papá y Mamá y también los abuelitos son asaltados por las inquietudes que llenan sus amadas cabecitas: Mamá despiértame bien tempranito…¿Sí?...Papito: sabes ¿cuándo aprenderé a leer y escribir?...¿verdad que será pronto?...¿Lo saben ustedes abuelitos?. Cuantas preguntas excitadas por la
    inefable curiosidad que integra a los más pequeños a esa Alborada del Corazón en que surgen las letras.
    Esa alegría que revolotea en los pequeñines se trasmite a toda la familia, en especial a los abuelos que
    Conocen muy bien como se va conformando el futuro de la Patria cuando se abren las aulas en el inicio
    De cada curso escolar.
    El venidero lunes cinco de septiembre la educación convertirá en realidad el añorado sueño que anda rondando las inteligentes cabecitas de los más pequeños en nuestros hogares, quienes desde el próximo lunes abrirán también sus corazones a los maestros y a las escuelitas bonitas de sus desvelos que les recibirán.

              Citations for Software: Providing Identification, Access and Recognition for Research Software        

    Software plays a significant role in modern academic research, yet lacks a similarly significant presence in the scholarly record. With increasing interest in promoting reproducible research, curating software as a scholarly resource not only promotes access to these tools, but also provides recognition for the intellectual efforts that go into their development. This work reviews existing standards for identifying, promoting discovery of, and providing credit for software development work. In addition, it shows how these guidelines have been integrated into existing tools and community cultures, and provides recommendations for future software curation efforts.

     



              Comment on Phil Spencer Confirms – Minecraft is Now Owned by Microsoft by Can Any Survival Game Ever Beat Minecraft at this Point?        
    […] that Minecraft’s intellectual property was appraised, and then bought, by Microsoft for $2.5 billion should speak volumes about […]
              Major General Hoyer Visits OSIX at FSU        
    Tue, 2012-02-28

    Fairmont State University Interim President Maria Rose greets Maj. Gen. James A. Hoyer, adjutant general for the West Virginia Army and Air National Guard, who visited Fairmont State University on Friday, Feb. 24, to tour the Open Source Intelligence Exchange (OSIX).


              KONG: LA ISLA CALAVERA        



    Película: Kong: La Isla Calavera. Título original: Kong: Skull Island. Dirección: Jordan Vogt-Roberts. País: USAAño: 2017. Género: Acciónaventurasfantástico. Reparto: Tom Hiddleston, Brie Larson, Samuel L. Jackson, Toby Kebbell, John Goodman, Tian Jing, Corey Hawkins, Jason Mitchell, John Ortiz, Shea Whigham. Guion: Max Borenstein. Producción: Thomas Tull. Estreno en España: Marzo 2017.


    Kong: La Isla Calavera reimagina el origen del mítico Kong en una aventura original del director Jordan Vogt-Roberts. En la película, un diverso equipo de exploradores es reunido para aventurarse en el interior de una isla del Pacífico —tan bella como traicionera— que no aparece en los mapas, sin saber que están invadiendo los dominios del mítico Kong.


    Al igual que los inconformistas y contradictorios niños de 'The kings of summer' que se adentraban en el bosque para construir su propia personalidad sobre los cimientos de la aventura como única manera de crecer, Jordan Vogt-Roberts, su director, se ha ido a la Isla Calavera para levantar la que seguramente sea la cabaña más cara, más cinéfila y más aventurera del Hollywood de los últimos años. No es algo nuevo como opción para aproximarse a King Kong: la versión de Peter Jackson no era más que la materialización de un sueño infantil, el del autor neozelandés con respecto a la mitología que el inmortal film de 1933 firmado por Ernest Schoedsack y Merian C. Cooper despertó en él. Los materiales con los cuales Vogt-Roberts edifica ese refugio de imaginación son de primera y heterogénea categoría: desde una relectura muy inteligente de 'La isla del tesoro' (el personaje de John C. Reilly como trasunto del Ben Gunn de la novela de Stevenson), 'La isla misteriosa' de Julio Verne, 'El mundo perdido' de Conan Doyle y 'La tierra olvidada por el tiempo' de E. R. Burroughs a los viajes al corazón de la tiniebla conradianos (y los guiños a 'Apocalypse Now' son evidentes).
    Consciente de que el espectador amante de estas aventuras, de este universo deliberadamente pulp, es un niño atemporal, 'Kong: La Isla Calavera' recurre con inteligencia a ese periodo tornado hoy el Shangri-La de la nostalgia: los años 80. Sí, es verdad que su ambientación y acción acontecen en 1973, días después del fin de la guerra de Vietnam y a tres años de que el barco de prospección petrolífera del 'King Kong' de John Guillermin atravesara las brumas de la isla del gorila gigante. Sin embargo, esa influencia bélica (y rocanrolera) es más de los años 80, de las películas de la Cannon (o de los Rambos de la Carolco) que querían ganar aquella guerra perdida desde el cine, un poco como el reflejo (sumamente estimulante) del militar que encarna Samuel L. Jackson aquí. Y más ochentero es el espíritu de survival fantastique que no oculta su deuda y cariño hacia el 'Depredador' de John McTiernan. Con todo, lo más maravilloso de esta extraordinaria película no es únicamente la mano de un director con una inventiva visual (el ataque a los helicópteros al llegar a la isla) apabullante y su sentido de la aventura, del cine de aventuras, sino cómo es capaz de capturar la magia de la imágenes del 'King Kong' de 1933 (Kong surgiendo de entre la niebla, los planos desde lo alto de las montañas) y la poesía (sí, poesía) de la versión de 1976 (las miradas de dignidad y comprensión del rey Kong) para reelaborarlas con estilo propio y maestría.(FOTOGRAMAS).


    La mejor película de King Kong desde la original. Un personaje que desde que se estrenó en cines en 
    1933 se ha convertido en un icono para el cine, un icono con dos remakes, el último de ellos, el dirigido por Peter Jackson. Es muy difícil revisitar ese personaje sin repetir esquemas previos, y eso es algo que la película de Jordan Vogt-Roberts consigue plenamente. Un viaje a la Isla Calavera en el que no veremos Nueva York, ni una revisión de La Bella y la Bestia, sino un despliegue de cine de aventuras, acción y grandes efectos visuales que por un lado homenajea con brillantez a King Kong y por otro al cine bélico de los 70, con Apocalipsis Now a la cabeza.
    No, no estoy comparando Kong con la obra maestra de Coppola, ni mucho menos. Ni en temas, ni en profundidad… Nada tiene que ver. Pero esta película sí ofrece diversos homenajes visuales a aquella y a la guerra de Vietnam en el cine en general. Al cine de los 70 en particular, para ofrecer un espectáculo visual de primer orden, puro entretenimiento que además guarda un par de gratas sorpresas. Desde el diseño de la isla, el propio Kong, los parajes o las criaturas que la habitan (alejándose de los típicos dinosaurios para darnos una nueva serie de monstruos… como esa terrorífica araña gigante), pasando por la propia acción de la película, el tono de la misma, más centrado en Kong casi que en los humanos......(ACCIÓN DE CINE).

    ......Irreprochable en lo tecnológico, con ritmo desigual pese a que las escenas de acción son abundantes (y muy bien resueltas) y no dan tregua al espectador y con algunos golpes de humor que no terminan de encajar con demasiada armonía dentro del conjunto, la película retiene poco del espíritu de los anteriores Kongs cinematográficos para dejarse llevar por un espíritu lúdico y autorreferencial. En otras palabras, Kong: La isla calavera es a King Kong (1933) lo que Jurassic World (Colin Trevorrow, 2015) fue a Parque Jurásico (Steven Spielberg, 1993): una grandilocuente banalización de sus aciertos, diseñada al milímetro para cautivar a las nuevas audiencias, pero sin auténtica magia ni facultad para sorprender alguna. Esto, lejos de ser tomado como algo negativo, debería avisar a quienes esperen encontrar en esta cinta algo que no sea dos horas de puro entretenimiento cargado de testosterona. Los constantes guiños a Apocalypse Now se extienden también al aspecto visual –el brutal pasaje del derribo de Kong a los helicópteros, en el que parece que en cualquier momento van a resonar los acordes de Wagner y su Cabalgata de las valkirias; la incendiaria imagen de Samuel L. Jackson dejándose llevar por los efectos destructivos del napalm–, algo que otorga a la obra una atractiva personalidad (prestada) que se ve potenciada con una excelente labor de Larry Fong en la fotografía, su conseguida estética setentera (esas imágenes documentales intercaladas) y el uso de clásicos del rock de la época en su banda sonora. Por todo ello, si no nos dejamos llevar por falsas expectativas de trascendencia –alimentadas, tal vez, por el hecho de tener detrás de las cámaras a alguien como Jordan Vogt-Roberts, realizador de una pequeña perla indie como fue The Kings of Summer (2013)– que nunca se cumplen, la película se disfruta con facilidad y es cumplidora como monster movie con alma de serie B –durante su visionado asoman a nuestro recuerdo aquellas entrañables producciones de Kevin Connor adaptando, a su aire, a Edgar Rice Burroughs– y presupuesto de serie A. El alcance de su calado en el espectador será, en este caso, directamente proporcional a los prejuicios con los que este se acerque a ella.(EL ANTEPENULTIMOMOHICANO).
              MOONLIGHT        


    Título: Moonlight
    Título original: Moonlight
    Dirección: Barry Jenkins                  
    Guión: Barry Jenkins, Tarell McCraney     
    Reparto: Mahershala Ali, Shariff Earp, Duan Sanderson, Alex R. Hibbert, Janelle Monáe, Naomie Harris, Jaden Piner, Herman 'Caheei McGloun, Kamal Ani-Bellow, Keomi Givens, Eddie Blanchard, Rudi Goblen, Ashton Sanders, Edson Jean, Patrick Decile
    Idioma original: Inglés
    Duración: 111 min
    País: EEUU
    Fecha de estreno: 10 de febrero del 2017


    'Moonlight' es una historia atemporal de relaciones humanas y autodescubrimiento, que narra la vida de un joven que crece en los suburbios de Miami, desde su infancia hasta la edad adulta. Un retrato vital de la vida afroamericana contemporánea que resuena por su profundidad y sus verdades 

    .....Dicen por ahí... muchas cosas, demasiadas. Y todos las decimos aunque no siempre bien, aunque no siempre se entiendan; o aunque lo que queramos decir sea algo tan etéreo como para no poder ser descrito. La cualidad de 'Moonlight', su valor diferencial, es que no es una historia que contar... es una historia que experimentar, capaz de transcender de aquello que se pueda decir. Tan pequeña, tan irrelevante como la vida misma de un cualquier otro que no sea uno mismo, del color que sea y/o quiera ser, y en cierta manera tan insignificante como lo puede ser un premio, el Óscar, en no pocas ocasiones un cincel para opiniones de todo tipo, color e interés bienintencionados y no tan bienintencionados.

    Dicen por ahí... muchas cosas, demasiadas. Todos las decimos aunque ni siempre merezcan la pena ser dichas, ni siempre lleguen a manos de las personas indicadas. 'Moonlight' ni es ni deja de ser una gran película, ni es ni deja de ser una película "importante", "necesaria" o cuantos calificativos con los que queramos "marcarla" para su fácil y rápido consumo. Ahí, y no en ninguna otra parte, es dónde la cinta de Barry Jenkins encuentra la valía que tiene, sea cual sea dentro de su condición de "rareza" a reposar convenientemente. Allí es dónde se erige en un filme que merece la pena ver por cuanto se escapa de la apariencia de lo habitual, por cuanto se diferencia de cualquier cosa que pueda decirse de ella que no sea verla, simplemente.

    Tan sencillo, estimulante y banal como eso.

    Porque la vida no es sino una suma de momentos al final de la cual no hay una IMDb que nos la catalogue ni un Óscar que tiña de satisfacción o no lo que, sencillamente, es una cuestión emocional de cada cual. Eso es 'Moonlight'. O algo que se le parezca.(EL SEPTIMO ARTE).

    La originalidad nunca radica en el fondo, sino en la forma. Existe una cantidad limitada de historias que pueden ser contadas, aunque, claro está, las maneras de hacerlo sean infinitas. El inesperado Barry Jenkins (¿alguien vio su ópera prima de 2008, 'Medicine for Melancholy?' Yo tampoco) nos ha arrojado a la cara una obra innegablemente mayor desde la más desarmante de las pequeñeces. De esas que a veces encienden los espíritus de cierta masa durmiente de espectadores sensibles, que activan los detonadores de superlativos ansiosos por ser esgrimidos, llaman a la unanimidad y engendran proles enteras de conversos.
    Ahora bien, lo ha logrado recurriendo a uno de esos relatos de siempre: el coming of age, lo iniciático, vaya. Bajo su mirada certeramente impresionista, sin asomo de afectación, y gracias a un pulso forjado a partir de una sensibilidad audiovisual más de cincel que de escoplo, cristaliza en algo único, minúsculo y enorme a la vez, refractario a la categorización fácil: costaría poco, a saber, un 'Boyhood' (Richard Linklater, 2014) negro y gay. Su película es una de esas raras piezas de sabor único, belleza quebradiza y carácter renuente a la generalización. Privilegiando el destello antes que el fulgor, la degustación del momento en vez del redoble de timbales, el gesto y no la postura, 'Moonlight', más jardín de detalles que parque temático, entra en esa categoría de película- experiencia, del que no te la cuenten, tan raramente justificable fuera de la pura mercadotecnia.(FOTOGRAMAS).

    Tres momentos, una vida. Little, Chiron, Black, son los tres nombres con que es conocido un afroamericano en distintas etapas de su devenir: siendo un niño a las puertas de las adolescencia, como un adolescente en el umbral de la juventud, y convertido en joven recién ingresado en la edad adulta.
    Chiron, su nombre real, vive en el conflictivo barrio de Liberty, Miami, donde la población es presa fácil de las drogas, por consumirlas o traficar con ellas. Su madre es adicta al crack. Él tiene problemas de autoestima, es un chico sensible y frágil, sus compañeros de colegio, cruelmente, le insultan llamándole maricón. Tiene dudas de si es homosexual, y nadie le ayuda a afrontarlas. Vive solo con su madre, y le toma bajo su protección Juan, camello de origen cubano, que vive con su novia Teresa, y que conforman una especie de segunda familia más acogedora, pero no menos problemática. En el colegio, sólo parece sentirse a gusto con Kevin, pero realmente la confianza parece imposible, sobre todo cuando los matones acechan. Con este panorama debe forjar su carácter, madurar.
    Drama sorprendentemente sólido del hasta ahora desconocido Barry Jenkins, también guionista, que ha combinado elementos biográficos propios, con otros del responsable de la idea original, Tarell Alvin McCraney, quien había concebido un germen de obra de teatro que iba titularse "A la luz de la luna los niños negros parecen azules-tristes". Llama la atención el verismo de la dura trama, y la inteligencia con que se evita vender ideología, una tentación que de haberse materializado habría rebajado notablemente la fuerza de la historia. Así, dejando algunas puertas abiertas a la interpretación, al jugarse la carta de la ambigüedad –no hay que resolver todas las dudas, dar todo mascado–, sobre todo somos testigos de la dolorosa confusión del protagonista a la hora de crecer en un entorno donde se encuentra básicamente solo, no puede hablar y desahogarse. Es curioso, porque muchos personajes son conscientes de sus tristes carencias y contradicciones a la hora de plantearse ejercer a modo de padre, de madre, de amigo, y su impotencia, propiciada por la marginalidad donde se desenvuelven, acaba clavándose de modo fuerte en el ánimo del espectador. Ello sin estridencias, en un hábil juego de emociones contenidas.
    Jenkins rueda con elegancia, visualmente muestra poderío, y su numeroso plantel de actores lo hace estupendamente, increible casting afroamericano. Tenemos al protagonista, encarnado por tres actores muy naturales –Jaden PinerAshton SandersTrevante Rhodes– pero también a los secundarios, más conocidos, Naomie Harris â€“la madre–, Mahershala Ali â€“el camello Juan–, Janelle Monáe â€“una actriz que empieza a despuntar–, donde los dos primeros tiene algunos momentos desgarradores, realmente memorables.(DE CINE 21).

              LA CIUDAD DE LAS ESTRELLAS (LA LA LAND)        



    Película: La ciudad de las estrellas: La La Land. Título original: La La Land. Dirección: Damien Chazelle. País: USAAño: 2016. Duración: 128 min. Género: Comedia dramáticamusicalromance. Interpretación: Emma Stone, Ryan Gosling, Finn Wittrock, Rosemarie DeWitt, J.K. Simmons. Música: Justin Hurwitz. Estreno en España: 13 Enero 2017. Calificación por edades: Apta para todos los públicos.


    La película empieza como todo en Los Ángeles: en la autopista. Aquí es donde Sebastian conoce a Mia, gracias a un desdeñoso claxon en medio de un atasco, que refleja a la perfección el estancamiento de sus respectivas vidas. Los dos están centrados en las esperanzas habituales que ofrece la ciudad. Sebastian intenta convencer a la gente en pleno siglo XXI de que les guste el jazz tradicional y Mia solo quiere acabar por una vez una prueba de casting sin que la interrumpan con un “gracias por venir”. Ninguno de los dos espera que su inesperado encuentro les va a llevar por un camino que jamás habrían podido recorrer solos.

    “Not quite my tempo”. Si alguna vez lo fue, no es este precisamente el mejor momento para creer que los sueños se cumplen, para sincronizarse con expectativas vitales demasiado halagüeñas. Pero ahí está siempre el musical, inasequible al desaliento del público perezoso, que aparece por Hollywood periódicamente con su abrasivo poder de apelar al revival nostálgico, capítulo Clásicos Revisitados, ganando la partida a base de abrumarnos con su grandilocuencia (Los miserables),su despliegue de luz (Mamma Mia!) o su aparatosidad (Chicago, Nine). Incluso en su vertiente de estudiada rebeldía,el musical a contracorriente (Todos dicen I Love You, Bailar en la oscuridad, Hedwig…) busca siempre un milagro. Pero, ¿cree el espectador del siglo XXI aún en los milagros? Hollywood piensa que sí, y Damien Chazelle se apunta al voluntarismo. Los milagros sólo existen si hay gente dispuesta a creer en ellos. Esto es cine del espíritu, ese que confronta la parte íntima del espectador con sus ilusiones y le pone ritmo al saldo negativo resultante.
    Chazelle, con maneras de chico prodigio que se hace pasar por tu colega (algo que ya generó haters en Whiplash) consigue que el buen rollo no llegue nunca a dar mal rollo. Estamos (esto sigue siendo Hollywood) ante un intento de rehabilitación del sistema (la casta), que sabe incluir píllamente las autocríticas. Nada funciona ahí fuera, pero todavía podemos ser felices. Algunos dirán que es adocenamiento, mainstream o un engaño capitalista más, otro lavado de cara, un canto a los (maravillosos) anuncios de Coca-Cola de los 80. Seguramente, pero asumámoslo pronto: como trampantojo de musical a contracorriente, es perfecto. Un artilugio formidable, un vendaval de encanto arrollador no apto para prejuiciosos. Para empezar porque, volviendo a Whiplash, retrata con humor (nota mental: jamás unir samba con tapas) y música el miedo al fracaso (y no tanto la búsqueda del éxito, como antaño) a través de una historia de amor de gente con talento, otro de los mantras del director y guionista. Para continuar, porque música y coreografía, esenciales, son de una distinción apabullante, incluso en medio de un atasco. O tal vez por eso. Y, para acabar, porque hay truco: da un revolcón al concepto de final feliz. Apelando al jazz, estas Melodías de Hollywood trasladan inteligentemente, como Coppola llevándose Corazonada a Las Vegas, el rito del musical clásico (esencialmente unido a Nueva York y Europa) a la Costa Oeste. Había musicales en los estudios (Cantando bajo la lluvia lo sublimó), pero La La Land convierte el paisaje imposible de Los Ángeles en el mejor No Lugar para replantearse el género con apariencia low cost. De la mano de unos tan intensos como afortunados Stone y Gosling, carismáticamente reunidos en una función a dos, combina cheek to cheek el alma del musical optimista con la profunda desolación tapizada de terciopelo, resacosa de champán barato en Nochevieja de la contundente New York, New York de Scorsese. Oh, milagro, saldrás del cine bailando y lo proclamarás al mundo cantando. Luego te irás dando cuenta de que, a la postre, este extraordinario musical pone en duda el triunfo del amor con una sonrisa. La La Land tararea nuestro fracaso.(CINEMANIA)

    Una de las mejores películas que vamos a ver este año. Lección de cine.
    Normalmente no me interesa el cine musical, pero tengo que reconocer que desde su arranque esta película me enganchó y a medida que avanza en su desarrollo crece hasta convertirse en una de las mejores películas del año que ahora acaba de empezar. Tiene además el ADN de la película nominada a los Oscar y muchas papeletas para ser una de las ganadoras. Me dio la impresión de que Damien Chazelle, que ya nos había sorprendido muy gratamente con su trabajo en Whiplash, ha conseguido todo aquello que se propuso lograr, pero no logró, Francis Coppola con una de sus películas más arriesgadas pero peor comprendidas en su momento: Corazonada.
    Chazelle, como Coppola, cabalga el peligroso y a veces indomable caballo del homenaje al cine clásico de Hollywood en su variante musical, pero en mi opinión lo que le da ventaja sobre el director de El Padrino es que está liberado de intentar servir al mismo tiempo a un intento de aplicar la novedad tecnológica que inevitablemente se convirtió en el protagonista y el peor enemigo de Corazonada. Chazelle está más centrado en los personajes y la historia como vehículos para sacar adelante una visión al mismo tiempo homenaje y de guiños a títulos clásicos del género como Cantando bajo la lluvia, Un americano en París o Melodías de Broadway, sin por ello perder la oportunidad de elevar la propuesta de su película más allá de los lastres habituales de la fórmula del género, chico encuentra chica, para convertirla en una lúcida reflexión sobre los juguetes rotos del mundo del espectáculo y todo lo que queda en el camino en la persecución de la fama y el éxito. De manera que puede trabajar sobre los esquemas de la comedia romántica sin caer en la trampa de la ingenuidad o las falsas fórmulas de la misma y al mismo tiempo les saca todo el jugo como pretexto para desplegar una ácida y crítica mirada al mundo del espectáculo en Estados Unidos, servida además con un despliegue de talento visual absolutamente arrollador.
    Chazelle cuenta además con dos aliados en este proyecto que dos sólidos pilares sobre los que construir su catedralicia intentona de cubrir todos los aspectos esenciales que hicieron grande al género musical en el cine clásico del Hollywood dorado pero además le permiten instalar en el relato cierto tono agridulce que explota brillantemente en los últimos momentos del relato, cuando Emma Stone y Ryan Gosling ponen broche de oro a su trabajo en este largometraje que está a la altura de los mejores clásicos del género que homenajea y al mismo tiempo nos permite mirar el mismo de una manera más madura y adulta, menos escapista, incorporando a través del personaje de Gosling y sus diálogos esa crítica a la capacidad para rendir homenaje superficial a tantas cosas sin llegar a apreciarlas realmente que tiene no sólo la industria audiovisual estadounidense, sino por extensión toda nuestra sociedad actual.
    Una muy buena película.(ACCIÓN DE CINE).

    Entre los varios modos posibles de enfrentar a cuantos cineastas existen, uno particularmente crucial (y que menos importa al público, la verdad) es aquel que distingue a quienes basan su estilo en la puesta en escena de aquellos otros que llegan a él mediante el montaje. Con 'Whiplash' (2014), Damien Chazelle logró convertir su materia prima (es decir, lo escrito, filmado e interpretado) en oro de posproducción algo cuestionado desde el rigorismo antiefectista y pro verdad. Bien distinto es lo que hallamos en su nuevo film, todo un canto (y nunca mejor dicho) a la acción continua y al ilusionismo escénico. Una reivindicación del complicadísimo arte de conseguir que todo fluya ante la cámara siguiendo unos muy precisos patrones rítmicos y tonales, pero sin dejar de exudar tanta magia (engañosamente espontánea) como (irreal) veracidad.
    Estamos ante una metódica, a ratos fascinante, recuperación de la alquimia formal del musical clásico, que se afana en negar esa posmodernidad de sala de edición omnipresente en el género desde hace un tiempo.(FOTOGRAMAS)

    ......Como si el CinemaScope se hubiera inventado ayer; como si lo cursi fuera en realidad cool (y así es); como si el flare azul fuera el complemento perfecto para el aroma a celuloide quemado. La adoración hacia la tradición es sólo comparable al compromiso para con el futuro. Modernamente clásica, o clásicamente moderna (qué más da), 'La La Land' es una maravilla de la coreografía, del plano secuencia (el primero de ellos mantuvo la boca abierta de quien escribe durante exactamente cinco minutos y medio) y de las notas como raíles en una montaña rusa emocional irresistiblemente encantadora. Damien Chazelle, consciente de que no se puede contagiar la pasión si ésta no se siente en la misma piel, vuelve a entender mejor que nadie que no hay sentidos que se complementen mejor que la vista y el oído. El que banda sonora y guión sean prácticamente lo mismo (algo que ya se daba en 'Whiplash') por supuesto no es fruto de la casualidad. "No sólo hay que escucharlo, también hay que verlo", le dice Sebastian a Mia en una escena del film. Se refiere al jazz, pero en un meta-guiño que no por obvio deja de ser bello, no es difícil imaginarse al propio Chazelle pronunciando las mismas palabras, refiriéndose ahora a una certeza que con él adquiere una nueva (?) dimensión: No hay cine sin música... y por lo visto, tampoco puede haber música sin cine. No es conveniencia, es puro flechazo. Es, ni falta hace decirlo, la auténtica historia de amor que alimenta "La ciudad de las estrellas", ese atasco gigantesco, lleno de insensatos que se atreven a soñar. "Es algo conflictivo, comprometedor y muy, muy excitante". De nuevo, lo dice Sebastian... y Chazelle, claro, a través de un cine que igualmente hace soñar.(EL SEPTIMO ARTE)
              !CANTA!        


    Dirección: 
    Título en V.O.: Sing
    Nacionalidades: USA Año:  Fecha de estreno: 
    Género: Animación
    Color o en B/N: Color
    Guion: 



    ¡CANTA! tiene lugar en un mundo como el nuestro pero poblado por animales. Buster Moon (al que presta su voz el oscarizado Matthew McConaughey) es un elegante koala que regenta un teatro que conoció tiempos mejores. Buster es un optimista nato, lo que está muy bien si no fuera un poco sinvergüenza, que ama a su teatro con pasión y es capaz de cualquier cosa para salvarlo. Sabe que el sueño de su vida está a punto de desaparecer y solo tiene una oportunidad para mantenerlo a flote: producir el concurso de canto más grande del mundo.
    Después de pasar varias etapas, quedan cinco finalistas: un ratón (Seth MacFarlane) cuya voz es tan suave como la forma en que engaña a todos; un tímido elefante adolescente (Tori Kelly) que padece de un grave caso de miedo escénico; una exhausta y sobrecargada madre de 25 cerditos (la oscarizada Reese Witherspoon); un joven gorila mafioso (Taron Egerton) que intenta cortar con su familia de chorizos, y una puercoespín punk-rock (Scarlett Johansson) que intenta deshacerse de su arrogante novio y cantar en solitario. Los cinco llegan al teatro de Buster convencidos de que es su oportunidad para cambiar radicalmente de vida.


    ..... Â¡Canta! apuesta por llegar al público no tanto mediante lo cómico como a través de las emociones, muy variadas, tanto por las magníficas secuencias musicales como por la conclusión de cada historia individual en cuanto a cómo sus sueños, en relación con sus vidas, acaban cumpliéndose una vez que, subidos en el escenario, demuestran su talento. Con un cromatismo marca de Illumination, y con un trabajo en la animación que si bien no muestra evolución alguna sí presenta una técnica impecable, Jennings apuesta por una narración dinámica, sin apenas tiempos muertos, marcando bien cada momento y cada transición narrativa. Hay algo acumulativo en su arranque que poco a poco va dando paso a una dosificación de información, a una clara ordenación de los elementos, algo que pone de relieve el cuidado que se ha puesto en desarrollar a cada personaje. Las voces, en versión original, de Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson o Taron Egerton, entre otros, aportan personalidad a sus personajes más allá de ser simples reclamos o, a quien le corresponde, ser capaces de cantar sin crear disonancias.
    ¡Canta! puede seguir en su desarrollo argumental claramente una fórmula, una plantilla,  pero lo hace con inteligencia, buscando ante todo el entretenimiento puro y duro sin  complejo alguno, apelando a un amplio espectro de público, y cerrando un año muy bueno en el terreno de la animación en el que se puede incluir la película de Jennings.(SENSACINE).

    La película tiene lugar en un mundo como el nuestro poblado por animales. Buster Moon es un elegante koala que regenta un teatro que conoció tiempos mejores. Buster es un optimista nato, lo que está muy bien si no fuera un poco sinvergüenza, que ama a su teatro con pasión y es capaz de cualquier cosa para salvarlo. Sabe que el sueño de su vida está a punto de desaparecer y solo tiene una oportunidad para mantenerlo a flote: producir el concurso de canto más grande del mundo. Después de pasar varias etapas, quedan cinco finalistas: un ratón cuya voz es tan suave como la forma en que engaña a todos; un tímido elefante adolescente que padece de un grave caso de miedo escénico; una exhausta y sobrecargada madre de 25 cerditos; un joven gorila mafioso que intenta cortar con su familia de chorizos, y una puercoespín punk-rock que intenta deshacerse de su arrogante novio y cantar en solitario. Los cinco llegan al teatro de Buster convencidos de que es su oportunidad para cambiar radicalmente de vida.(FOTOGRAMAS).

    Transcurre en un mundo como el nuestro, pero poblado únicamente por animales. Buster Moon (la voz de Matthew McConaughey) es un elegante koala que dirige un teatro que ha conocido tiempos mejores. Buster es un optimista nato, lo que está muy bien si no fuera un poco sinvergüenza. Ama su teatro con pasión y es capaz de cualquier cosa para salvarlo. Sabe que el sueño de su vida está a punto de desaparecer y solo tiene una oportunidad: organizar el concurso de canto más grande del mundo.
    Después de pasar varias etapas, quedan cinco finalistas: Mike (Seth MacFarlane), un ratón cuya voz es tan suave como la forma en la que engaña a todos; Meena (Tori Kelly), una tímida elefanta adolescente que padece de un grave caso de miedo escénico; Rosita (la oscarizada Reese Witherspoon), la exhausta y sobrecargada madre de 25 cerditos; Johnny (Taron Egerton), un joven gorila mafioso que intenta cortar con su familia de delincuentes, y Ash (Scarlett Johansson), una puercoespín punk-rock que quiere deshacerse de su arrogante novio y cantar en solitario. Los cinco llegan al teatro de Buster convencidos de que es su oportunidad para cambiar radicalmente de vida. A medida que Buster guía a los concursantes hacia la gran final, empieza a darse cuenta de que su teatro no es lo único que deberá salvar.(de cine 21).

              ALIADOS